Il Post
RSS share on Twitter share on FaceBook

Israele, gli attivisti cacciati, e il divieto di criticare gli uni e gli altri

15 aprile 2012

In queste ore Israele si sta adoperando per impedire l’arrivo di centinaia di attivisti pro-palestinesi della “flytilla”. Ad alcuni è stato già negato l’imbarco, altri sono stati rimpatriati dall’aeroporto di Tel Aviv, ad alcuni turisti è stato fatta firmare un’impegnativa in cui si giurava di non essere attivisti pro-palestinesi. A molti ancora succederanno cose simili.

È molto probabile che le idee politiche di alcuni di questi attivisti siano sciocche o semplificate, ma questo non assolve il provvedimento – anzi lo aggrava: perché parliamo di un delibera preso sulla base di un reato d’opinione. Queste persone non vengono respinte per la loro acclarata pericolosità: sono individui incensurati che vogliono partecipare a una manifestazione nei Territorî Occupati.

Non mi interessa approfondire qui il punto di vista legale, ci sono tante cose che gli Stati nel mondo hanno diritto di fare e noi non condividiamo, e perciò le contestiamo. Ma vale la pena ricordare che questi attivisti non vogliono mettere piede in Israele, vogliono andare in Palestina e per farlo sono costretti a passare da una frontiera israeliana: che sia Ben Gurion, Allenby (Giordania), o il Sinai (Egitto). Non a caso alcuni mediatori hanno proposto a Israele di caricare gli attivisti su un pullman per Betlemme, accertandosi che non mettessero piede su territorio israeliano. Israele ha rifiutato.

Il governo israeliano ha accompagnato questi provvedimenti con una lettera che dice, sostanzialmente: ci sono governi che fanno molto peggio, perché ve la prendete con noi? Questa lettera è la perfetta definizione di “benaltrismo” – il fatto che altri Stati facciano peggio non legittima eventuali misfatte d’Israele –, ma al tempo stesso dice cose tristemente vere. Non ci sono dubbî che – in moltissime persone – c’è un’enorme sproporzione di attenzione fra le violazioni che compie Israele e quelle, spesso ben più gravi, che perpetrano molti altri Stati al mondo, fra cui quelli citati nella lettera.

Qualcuno dice che ciò succede perché da Israele ci si aspetta di più: Israele è una democrazia, è uno Stato occidentale, etc. Ma in realtà le critiche più feroci vengono spesso da persone che di Israele e dell’Occidente (talvolta perfino della democrazia) hanno opinioni tutt’altro che positive. E questo è il grande equivoco che si trovano a vivere tante persone di sinistra, o anche liberali, incastrati fra i due fronti di ultrà israeliani e palestinesi.

Costretti dalla solita strategia dei primi, a dover sempre accompagnare ogni legittima critica a Israele con un contraltare palestinese, per poi sentire quelle considerazioni contestate sulla base della canaglieria di chissà chi altro. Ma vivendo sempre il sottile malessere del rendersi conto di come gli unici disposti ad ascoltare quelle stesse critiche siano quelli ai quali – di tali violazioni – non interessa davvero nulla quando non c’è sopra il timbro con la Stella di Davide.

  • http://www.distantisaluti.com Giovanni Fontana

    @
    Lorenzo, l’esempio che fai va bene. Ma è proprio quell’esempio a dimostrare il benaltrismo del governo israeliano. Tu puoi certo dire che uno dovrebbe aiutare prima i bambini picchiati rispetto a chi ha la ruota a terra, ma questo non assolve in nessun modo chi buca le ruote delle macchine. Quindi se vedi per strada uno che sta bucando le ruote di una macchina, e al tuo intervento, lui risponde «eh, vabbè, ma c’è chi muore di fame in Africa», tu gli dici proprio: no, caro signore, questo è benaltrismo.

  • alessandromeis

    Fontana: ho il sospetto che tu non leggi quello che gli altri scrivono. “perché dici “facciamo parlare Israele”, e poi fai una gigantesca operazione di cherrypicking per sostenere una tesi che è, sostanzialmente, l’opposto di quello che dice la comunità degli storici al proposito” e infatti per questo io ho scritto: “Però queste sono opinioni e ricerche storiche criticabili, per quanto – chiaramente – dal mio punto di vista validissime”. La comunità degli storici infatti mazzula Morris che ricambia sempre volentieri (Pappé in particolare), che poi a ben vedere si potrebbe sostenere il contrario, non è certo il numero di critiche o dal dove vengono che rendono Morris inattendibile (anzi potrebbero renderlo più attendibile di altri) (più da destra perché in fondo a sinistra si critica sopratutto una visione razzistoide di Morris e alcune cifre sui numeri delle espulsioni etc; mentre da destra è proprio la paura del rendere evidente il peccato originale di Israele) Ma essendo conscio di questo (l’opinabilità di queste ricostruzione storiche) ho fatto parlare per tutti Moshe Dayan, quello intendevo con Israele. Era abbastanza chiaro, mi sembra inutile ribadirlo, ma se proprio serve una spiegazione… “Ho l’impressione che tu abbia preso quelle citazioni da qualche sito o qualche fonte un po’ di parte – lo dico perché immagino tu sia in buona fede”: ? questa non l’ho capita…ce l’ho scritto di chi sono quelle citazioni le ho messe insieme io. Una è Morris che risponde ad un’intervista, l’altra è un pezzo di Zizek che riflette sulle posizioni di Morris e l’ultima è il discorso di Moshe Dayan. Non sono affatto in buona fede (ma che vuol dire essere in buona fede?), questo è quello che penso del conflitto, e sono di parte come ho ribadito. “Ma dire che Israele sia fondato sull’ideologia della pulizia etnica non è solo una balla ideologica, è proprio una sciocchezza..” Questa è la tua versione dei fatti, dillo a Moshe Dayan e Morris e Zizek non a me. E poi non hai letto con attenzione secondo me: il rimprovero di Morris è proprio di non averlo fatto fino in fondo: “cioè che lo Stato d’Israele poteva esistere solo attraverso la pulizia etnica della maggioranza della popolazione che viveva lì prima del ritorno del Popolo di David” di essersi fermati troppo presto. In effetti fermiamoci qui, abbiamo chiare le rispettive posizioni e diventerebbe una guerra senza fine come al solito.

  • lorenzo

    Hai ragione, chiaro.
    Poi la lettera d’Israele è chiaramente sarcastica, e pungente un po’. Sembra quasi che stia prendendo in giro o provocando un certo tipo di attivista stereotipato.
    Israele respingendo i manisfestanti non crede di commettere un reato d’opinione, e lo dice citando il fatto che in israele chiunque può scrivere sui giornali o scendere in piazza criticando il governo o votando per qualcun altro. Per il governo in questo caso c’era in ballo la sicurezza nazionale. A torto o a ragione – probabilmente a torto – però le loro intenzioni non erano sicuramente quelle di vietare ai manifestanti di protestare, figurati che vuoi che gliene freghi…

  • carlom

    fontana è inutile, finché non scriverai che gli israeliani sono i più stronzi dell’universo alessandromeis non sarà soddisfatto. del resto l’ha ammsso anche lui.

  • alessandromeis

    carlom. in base a cosa deduci ciò? non essere in completo accordo con la sua o tua opinione non è una scelta libera? dove pretendo che mi dia ragione o soddisfazione? anzi, è proprio il contrario…

  • Pingback: Israele, gli attivisti cacciati, e il divieto di criticare gli uni e gli altri | Distanti saluti

  • jamesnach

    Diciamoci la verità: agli attivisti Israele sta facendo solo un favore, non facendoli imbarcandoli.

    Riuscissero mettere piedi in “the sole democracy” etc etc… , potrebbero tranquillamente fare una brutta fine:
    http://video.repubblica.it/mondo/israele-soldato-colpisce-al-volto-attivista-ism/92820/91214

    Che gentili…

  • israeleesistedavvero

    11esimo comandamento del galateo imperialista: Non nominare il nome di Israele invano, o almeno non prima di aver fatto la dovuta introduzione su Hitler, sul nazismo, sulla distruzione del tempio di Tito e sul fatto che gli israeliani siano stressati dal fatto che non possono mangiare il salame. Se poi vuoi anche parlare dell’illegalità di israele, della politica liberticida verso i propri stessi cittadini, del razzismo su cui si fonda, beh, allora sei irrimediabilmente un antisemita, e per questo verrai perseguito dalla legge del più forte.
    http://israeleesistedavvero.wordpress.com/2012/04/23/vieni-in-israele/

  • Pingback: Israele e la sinistra | Distanti saluti