Il Post
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Il ragnarök elettorale che ci aspetta

4 ottobre 2010

Crisi in gennaio, voto a marzo. Secondo i retroscenisti il Piano A del premier è questo e il comizio di Milano è stato, a tutti gli effetti, l’apertura della campagna elettorale, come ha detto Daniela Santanché. Ma ve la immaginate una campagna elettorale in questo contesto, in questo «clima»? Altro che ’48. I capisaldi della propaganda del PdL sono già oggi declinati con chiarezza sulla stampa amica del premier: fendenti alla magistratura «che ci ha impedito di governare» e ai finiani «complici delle procure contro la volontà popolare». L’atmosfera da ultima spiaggia, scontro finale, D-Day, sarà promossa con l’escalation emergenziale che già vediamo all’opera, tra le cupe previsioni di Maroni (l’attentato a Belpietro «non sarà l’ultimo») e i lavoretti di dossieraggio alla Lavitola.

Mettiamoci il disperato inseguimento tra Pdl e Lega al Nord – quindi slogan xenofobi e promesse di repulisti etnici – insieme alla caccia al voto cattolico; mettiamoci la mobilitazione intensiva dei media pubblici e privati insieme alla criminalizzazione su larga scala dell’avversario, e più che una sfida elettorale dobbiamo immaginare un ragnarök, la battaglia che nella mitologia nordica segna la rigenerazione del mondo attraverso la sua totale distruzione. «E alla fine ne resterà solo uno»: ecco, questo potrebbe essere lo slogan per il voto di marzo se si lascerà che le cose scivolino secondo gli interessi del premier e della Lega (che tra l’altro, con un suo ministro al Viminale, gestirà materialmente ogni adempimento). Ma siamo sicuri che la democrazia italiana possa permettersi una cosa così, chiunque sia a sopravvivere tra le macerie?

  • odus

    Secondo il Giornale.it di oggi Bocchino sempre oggi 04/10/2010 avrebbe dichiarato: “Esiste già una maggioranza alternativa, tanto alla Camera quanto al Senato, in grado di ritrovarsi sulla modifica della legge elettorale. Se qualcuno cerca un pretesto per andare a votare, lo sappia. Solo dopo si potrà tornare al voto”. l’on. Flavia Perina quando ha scritto il post, aveva sentito il suo credo capogruppo? Perché, se le cose stessero come le rappresenta Bocchino, non c’è nessuna possibilità che si voti a marzo, come prospetta la Perina in base a quanto affermato dalla Santanchè. Quanto all’aspetto del: «E alla fine ne resterà solo uno», La Perina lo scopre solo ora? Non lo sapeva fin dall’ininizio, da prima dell’intervento di aprile di Fini col dito alzato verso Berlusconi al Congresso del Pdl?
    Ed infine, a proposito della domanda finale: “Ma siamo sicuri che la democrazia italiana possa permettersi una cosa così, chiunque sia a sopravvivere tra le macerie?”, la risposta mia è: sì, l’Italia può permettersi questo ed altro semplicemente perché la democrazia postbellica che si realizza in Italia è una democrazia malcongegnata fin dalla sua nascita con la Costituzione del 1948, la legge fondamentale postresistenziale bipartisan che consente solo le cogestioni quale quella che si è avuta fino al 1993 incluso. Con quella legge la democrazia italiana ne ha visto di tutti i colori, governi quadripartiti, pentapartiti, monocolori, di compromesso storico e comunisti come quello presieduto da Carlo Azeglio Ciampi mel 1993. E non potrebbe permettersi una “cosa così” cioè una campagna elettorale dove alla fine ne resterà uno solo? E che sarà mai? Come dice Lino Banfi (relativamente alle parole): “uno è poco e due sono troppi”.

  • http://mister-no.ilcannocchiale.it misterno

    Il dissidio tra Berlusconi e Fini porta alla memoria il lamento di quel villano che aveva preso moglie e poi non poteva mantenerla. Gaspare Gozzi che raccontava la storiella diceva che quello stolido dal dì che s’avea messa la sposa a lato, “l’aver per due scodelle a provvedere l’avea quasi del cervello cavato” , e finisce la novella col dirci la risoluzione di quel pover’uomo, che fu di bastonare la moglie.
    http://mister-no.ilcannocchiale.it/2010/10/04/mantener_moglie.html