Ogni tanto si sente dire che qualcosa o qualcuno è “avanti anni luce” o “indietro anni luce”, come se “anno luce” fosse un rafforzativo di “anno”. Cioè, sembra che molti pensino che “anno luce” sia un modo per misurare intervalli di tempo molto grandi.
In realtà, l’anno luce è una misura di distanza: la distanza che la luce percorre in un anno. Nello stesso modo si può definire il minuto luce (la distanza percorsa dalla luce in un minuto), il secondo luce, e così via. La luce viaggia (nel vuoto) a circa 300 000 chilometri al secondo; quindi, un secondo luce corrisponde a una distanza di circa 300 000 chilometri (questa era facile). Fatti un po’ di conti, si trova che un anno luce corrisponde a circa 9500 miliardi di chilometri.
Siccome la luce impiega sempre un certo tempo a raggiungerci, ciò che vediamo guardandoci intorno sono quindi in realtà i fantasmi di cose passate. Una cosa lontana 300 metri vi appare come era un milionesimo di secondo fa. Bazzecole. Però, se guardate, che so, Moon and Half Dome di Ansel Adams, la Luna è 1.2 secondi più giovane delle montagne (perché la sua luce ha viaggiato per circa 1.2 secondi prima di raggiungere l’obiettivo). Se fotografate un tramonto sul mare, il Sole sullo sfondo è circa 8 minuti più giovane della schiuma sulla spiaggia.
Guardando sempre più lontano, come fanno gli astronomi, si guarda sempre più indietro nel tempo. Per esempio, la stella più vicina al Sole, Alfa Centauri, si trova a circa 4,3 anni luce da noi: quando la sua luce è partita, l’Italia stava per vincere i mondiali del 2006. Se osservate la galassia più vicina alla nostra, Andromeda, la vedete invece com’era 2,5 milioni di anni fa. È la cosa più lontana (e più antica) che possiate guardare a occhio nudo. Se poi guardate una foto come quella che c’era sulle prime pagine di qualche giornale alcuni giorni fa, fatta dal satellite Planck, riuscite a vedere la luce invisibile che arriva addirittura dall’origine dell’universo, quasi 14 miliardi di anni fa.



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