Jean-Claude Juncker

Che cos’è il “piano Juncker”

Investimenti per rilanciare la crescita economica, almeno nelle intenzioni: in tutto 315 miliardi di euro, ma con un capitale iniziale di 21 e solo 13 effettivi. Come funzionerà?

Jean-Claude Juncker

Il nuovo presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha presentato oggi al Parlamento europeo riunito a Strasburgo un piano per rilanciare la crescita economica e produrre investimenti senza produrre nuovo debito pubblico. Si tratta di un piano da 315 miliardi di euro finali ma con un capitale iniziale di 21 miliardi di cui solo 13 effettivi, per ora: è destinato, almeno nelle intenzioni, a colmare il vuoto di investimenti ereditato dagli anni di crisi.

Il piano
Il piano prevede la creazione di un nuovo fondo europeo per gli investimenti strategici (EFSI) e il coinvolgimento della Banca Europea degli Investimenti (BEI), istituzione che da circa 50 anni viene utilizzata dall’Unione per il finanziamento di progetti a lungo termine. EFSI avrà un capitale iniziale di 21 miliardi di euro (per ora solo 13 effettivi): 5 miliardi di euro saranno forniti dalla BEI, gli altri 16 miliardi proverranno dai fondi del bilancio UE. Di questi 16 miliardi, 8 saranno costituiti da risorse già stanziate e che dovranno essere ricollocate. Con questi sarà garantita l’erogazione successiva di altri 8, che per ora non ci sono.

La BEI utilizzerà questi 21 miliardi per emettere obbligazioni e raccogliere fondi sul mercato per un totale di 60 miliardi, con cui iniziare i finanziamenti dei progetti. Da qui in poi si prevede un effetto moltiplicatore e l’arrivo di nuovi investimenti “esterni”. Insomma con questi 21 miliardi iniziali, posti a garanzia, l’obiettivo è generare tra il 2015 e il 2017 prestiti e poi investimenti per almeno 315 miliardi di euro, grazie a un effetto leva.

Schermata 2014-11-26 alle 11.02.40

Il punto per cui il piano dovrebbe avere successo, secondo la Commissione, è che il fondo stesso assume la parte di rischio più importante, facendosi cioè carico della garanzia e accettando di essere pagato dopo gli altri creditori. Questo faciliterebbe la partecipazione degli investitori privati, che parteciperebbero alla parte meno rischiosa dell’investimento. I singoli stati potranno comunque contribuire con risorse proprie.

Quali progetti saranno finanziati?
Gli Stati membri dell’UE hanno inviato la loro “lista dei desideri” proprio in questi giorni (tranne la Germania e i Paesi Bassi, che finora si sono astenuti). A oggi ci sono 1800 progetti ma non tutti saranno finanziati. Le aree prioritarie saranno trasporti, energia, ricerca e formazione. Saranno considerati prioritari anche progetti che non hanno trovato altri finanziamenti convenzionali ma il cui modello di business ha senso perché presenta una “dimensione europea”. Dei 315 miliardi finali, 240 saranno destinati a progetti strategici, 75 a piccole e medie imprese.

La Commissione, nel presentare il piano, ha insistito per «depoliticizzare» la scelta dei progetti. Non ci saranno insomma quote prestabilite assegnate a ciascun paese ma saranno selezionati solo i migliori progetti. La BEI farà a sua volta una valutazione caso per caso, per misurare il grado di rischio; un gruppo indipendente di esperti – «non composto da politici o tecnocrati» – prenderà la decisione finale.

Perché tutto questo?
La ragione è relativamente semplice: molti Stati europei, se non tutti, non hanno mezzi per quei nuovi investimenti e finanziamenti che sono considerati cruciali per far ripartire definitivamente l’economia europea. Cercare di attrarre capitali in queste condizioni non sarebbe semplice e richiederebbe, comunque, troppo tempo. Secondo Juncker questo piano potrebbe far stanziare i primi finanziamenti a metà del 2015.

Juncker dovrà comunque “vendere” a sua volta il piano agli investitori, ai deputati europei, agli Stati membri, convincendo (soprattutto i primi) che EFSI è redditizio e più conveniente rispetto all’acquisto, per esempio, di titoli di stato sui mercati. Il presidente della Commissione dovrà anche trovare un accordo con il Parlamento europeo e con gli stati membri: per mettere infatti i soldi del bilancio dell’UE come garanzia per il fondo, scrive Le Monde, alcune norme comunitarie dovranno essere modificate. La proposta dovrà essere fatta al Consiglio europeo e al Parlamento e dovrà ottenere una maggioranza dei due terzi.

Mostra commenti ( )