Ieri sera il presidente del Consiglio Mario Monti è stato ospite di Canale 5, prima durante l’edizione serale del Tg5 e poi durante il talk show Matrix. Monti ha parlato delle condizioni economiche del paese, dei suoi progetti per il futuro e dello stato di salute del governo – senza novità rispetto a quando ha affrontato questi temi in altre trasmissioni televisive – e poi, parlando della riforma del mercato del lavoro, ha detto che “i giovani devono abituarsi a non avere un posto fisso per tutta la vita – è più bello cambiare, avere delle sfide – purché siano in condizioni accettabili”.
foto: Roberto Monaldo / LaPresse




Perché a tutti piace il gioco “pro-contro” e nessuno nota, facendo relativa domanda “quali saranno le nuove tutele per i senza-posto-fisso?”
Tutti fanno un immediato confronto allo stato attuale del posto-fisso versus il non-posto-fisso che per lo stesso Monti finisce a favore del posto fisso.
Forse potrebbe esserci un maggiore sforzo a favore di una nuova sintesi, al di là della contrapposizione sterile delle evidenze?
Riflettendo meglio sulla questione posto fisso posto non fisso, credo che si possa brutalmente sintetizzare che chi vuole il posto fisso lavora per vivere e chi non lo vuole ma desidera invece mettersi sempre in discussione e alla prova vive per lavorare. Cambia la scala di valori della porpria vita. A me il lavoro serve per poter sopravvivere e seguire le mie passioni al difuori del tempo legato alla mia occupazione condividendole con le persone che mi circondano. Certo, potendo scegliere.
Io non capisco in che direzione dovrebbe andare la competitività. Dobbiamo abbattere il costo del lavoro per far concorrenza alla Cina o dobbiamo creare capitale umano in grado di innovare? Non capisco quale sia l’idea che ha in testa.
Non dico Vinci, al quale può passare sotto il naso qualsiasi parola sulla quale chiunque altro imposterebbe il resto della trasmissione, che lui comunque va avanti a valigia alla domanda successiva in scaletta, ma il discorso che Monti ha fatto sulle ferrovie e condizioni imposte a eventuali operatori esteri non ha toccato nessuno di quelli alla ricerca di dimostrazioni di quanto sia in realtà poco liberista?
Io credevo di trovarlo su tutti i giornali stamattina, a partire dalla Padania, mentre invece tutto il paese è qui a inseguirsi sulla parola “monotono” (che sapeva benissimo di poter calare a Matrix ché tanto davanti aveva un pelouche) come ieri si commentava lo specchietto per le allodole di un cavaliere qualsiasi.
Un po’ di dati:
La risposta del tasso di disoccupazione al tasso di crescita del PIL dal 1981 al 2007 è stata dell’ 11% in Italia, del 29% in Germania, del 41% in USA e Francia, del 50% in UK e del 72% in Danimarca.
L’indennità di disoccupazione in percentuale al reddito percepito precedentemente, per quanto riguarda un lavoratore del settore manufatturiero con reddito pari a quello medio del settore e con moglie e due figli a carico, è inizialmente del 60% in Italia, del 78% in Germania, del 53% in USA, del 74% in Francia, del 46% in UK e del 76% in Danimarca. Tuttavia se andiamo a considerare l’indennità di disoccupazione nel lungo periodo il risultato cambia di molto: 0% [sic] in Italia, 68% in Germania, 41% in USA, 70% in Francia, 73% in UK e 78% in Danimarca.
In altri termini: l’Italia è – tra i paesi esaminati – quello dove è più difficile perdere il lavoro, ma se in qualche modo lo perdi, o non ce l’hai, sono veramente cavoli tuoi.
Vi piace come sistema?
Caro Monti, lo spieghi alle banche quando è ora di concedere prestiti e mutui che il futuro non è più il posto fisso.
E poi, caro Monti, il posto fisso non è una condanna alla galera a vita. Se un lavoratore a tempo indeterminato si annoia, si trova male, non si sente realizzato, o chissà che altro, può licenziarsi quando vuole e cambiare lavoro.
Il nordest è pieno di operai e impiegati che dopo anni da dipendenti in varie aziende si sono licenziati per cominciare un’attività in proprio.
@emmeallaseconda
in effetti dovevo scrivere “quella” monotonia, quella che intendeva monti, cioè la continuità nel lavoro. se invece il lavoro è davvero monotono, allora probabilmente è mobbing.
Io ho rinunciato al “posto fisso” quando avevo 25 anni, nonostante tutto non mi pento benchè da qualche anno le cose vadano male e considerata la mia età sono tagliato fuori da tutto.
Diciamo che se in cambio della “certezza del posto di lavoro” venisse offerta una “certezza di lavoro” sarebbe un bel passo avanti.