Il Post
— Politica

Mario Monti a Matrix

I video delle dichiarazioni del presidente del Consiglio sul mercato del lavoro e l'economia, compresa quella sulla "monotonia" del posto fisso

2 febbraio 2012

Ieri sera il presidente del Consiglio Mario Monti è stato ospite di Canale 5, prima durante l’edizione serale del Tg5 e poi durante il talk show Matrix. Monti ha parlato delle condizioni economiche del paese, dei suoi progetti per il futuro e dello stato di salute del governo – senza novità rispetto a quando ha affrontato questi temi in altre trasmissioni televisive – e poi, parlando della riforma del mercato del lavoro, ha detto che “i giovani devono abituarsi a non avere un posto fisso per tutta la vita – è più bello cambiare, avere delle sfide – purché siano in condizioni accettabili”.

foto: Roberto Monaldo / LaPresse

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  • lazarus

    Passerà un giorno, un solo giorno, senza che Monti compaia in TV e come un Cristo pantocratore sceso su questo paese ad annunciare un mistero glorioso che non saremo mai in grado di capire ci insegna che “obbedir tacendo” è bello e utile (a lui e a quelli che lui rappresenta).

  • http://www.sasakifujika.net Simone Tolomelli

    Ma bacia per terra che c’è. Veri quando lo cacciano in cheercats ti ritrovi. Di nuovo.

  • winniepooh

    Ma quella su giovani e posto fisso non l’aveva detta anche Berlusconi tanti anni fa, forse in modo meno sobrio di nonno Mario?

  • emmeallaseconda

    Si vabbè. Da come l’avevan raccontata alla radio sembrava chissà che.
    E’ all’interno di un discorso, sensato per altro, e non è detta né ridendo né con aria di sufficienza o superiorità. E oltretutto, è verissimo. Io non vorrei mai avere il posto fisso a vita. Che monotonia.
    *
    Ps Si lo so che oggi molti giovani non hanno lavoro e quindi già un posto qualsiasi lo vedono col binocolo ecc. ecc. Ma il posto fisso resta una monotonia.

  • albertog

    Il posto fisso, chi ce lo ha già, non glielo tolgono. Chi non ce l’ha, già oggi non ha speranza di averlo. Non capisco quindi di cosa si parli. Monotonia? In economia la monotonia è la base del benessere. E’ l’equilibrio che auspicava Einaudi. Si vede che Monti non è liberale.

  • emmeallaseconda

    Non sono un economista, ma la monotonia e l’equilibrio non mi sembrano la stessa cosa. Ne’ tantomeno mi sembra che monotonia e competitività/produttività si sposino bene.

  • camilla8

    La cosa in realtà non è che i giovani devono abituarsi a non avere il posto fisso perché monotono, i giovani devono abituarsi a non averlo proprio il posto, punto.

  • jimmyfc

    Seriamente quanti lavoratori ci sono che una volta raggiunto il posto fisso trovano modi di non lavorare e essere improduttivi (tipo gente che tutto il giorno corregge le mail togliendo i doppi spazi). Il posto fisso può non motivare a lavorare per il meglio, e magari il giovane che sta cercando non riesce a entrare nel mondo del lavoro perché i posti stanno occupati da questi.
    Naturalmente quello che dice Monti può andare bene in un sistema dove si è spendibili sul mercato del lavoro anche a quarant’anni, sennò diventa un precariato allungato

  • jackg

    Ah, e questo sarebbe il “messaggio shock” di cui si titola oggi? Lo shock lo lasciamo agli over 50, “i giovani” sanno benissimo tutto ciò. E infatti il punto non è l’indeterminato, che possiamo anche classificare tra i valori novecenteschi, il punto è che il determinato non sia pagato a livello animale ma con una dignità.
    Se Supermario contribuirà a garantirmi questo, io gli vorrò bene. Non voglio né il posto fisso per 40 anni e, a dirla tutta, nemmeno garanzie sulla pensione. Voglio adesso essere trattato come un umano, un cittadino, un lavoratore.

  • sire

    @jimmyfc, forse nel pubblico. nel privato, anche se hai un contratto a tempo indeterminato, vai tranquillo che un modo per mandarti a casa se non lavori prima o poi lo trovano.

  • tonio

    Secondo voi accettare l’idea di rinunciare al posto fisso in periodo di recessione, significa: 1- essere soggetti al licenziamento facile; 2- avere un posto da precario fisso; 3- una nuova definizione del termine disoccupato?

  • http://www.sasakifujika.net Simone Tolomelli

    È il risultato di non avere accettato il cambiamento quando sarebbe stato possibile gestirlo con meno schizofrenia, adesso è tardi.

  • http://nononoeno.wordpress.com/ akiro

    Monotonia? Competitività?
    Ma siamo al mondo per produrre, consumare e bruciare o siamo qui per scopi ben più alti?
    Perchè poi dovrebbe essere monotono cambiare lavoro?
    Io da consulente, sinceramente, mi rompo a dover cambiare in 10 anni almeno 10 posti di lavoro: cambi colleghi, mansione, clienti, devi riprendere sempre tutto da capo e passi le giornate in metropolitana/treno.

    Qualcuno troverà questi stimoli interessanti, altri no. Ma partire dal presupposto che tutti debbano diventare ossessionati dal proprio lavoro…
    Che poi la cosa serve solo per arricchire i soliti ben noti.

  • pendolare

    Come si riconosce un grande statista? Forse che non commette errori? Certo che ne fa. Anzi, un grande statista proprio da questo si vede, che più coglionate fa e più resta in sella. (cit.)

  • Ryoga

    La maggior parte di chi ha un posto fisso, magari nel pubblico, si lamenta tanto quanto chi va avanti ad interinali.
    Vuoi perche’ non e’ pagato abbastanza, vuoi perche’ la sua professionalita’ non e’ riconosciuta, vuoi perche’ il lavoro non e’ stimolante, vuoi perche’ si e’ rotto le palle e vuole andare in pensione, vuoi perche’ e’ offeso dalle dichiarazioni del Brunetta di turno.
    Alla faccia di chi sogna di essere nella loro condizione.

    Detto questo, credo che il messaggio sia che una societa’ ossessionata dalla ricerca del posto fisso a vita e per sua natura poco dinamica e flessibile e per questo destinata a perdere competitivita’ e ricchezza.

  • http://picappacappa.blogspot.com/ kappa

    Sottoscrivo Tolomelli:
    prima di lui c’è stato il NULLA e dopo di lui, da lontano, intravedo il NULLA. Non vedo perchè non dovrebbe atteggiarsi.

    Dopodichè, as usual, le parole sono state strumentalizzate dai media:
    Monti intendeva dire che dovremmo scrollarci di dosso la mentalità dei nostri padri per cui entri in un’azienda a 25 anni e ne esci a 65. Che ci piaccia o no, non è più cosi. Possiamo scegliere di rimanere attaccati come le cozze allo scoglio: ma prima o poi verrà un’onda che ci porterà via. Oppure possiamo decidere di sfruttare le mareggiate e saltare su diversi scogli.

  • ivanfranceschi

    Credo che la stabilità del posto di lavoro sia persa a causa dell’evoluzione di un ciclo storico ed economico, non vedo quale fra i suoi superpoteri Montimario possa utilizzare per sconfiggere una cosa che è nelle cose, piaccia o meno.
    Piuttosto, non ci venga a qualificare una verità con le categorie del noioso/divertente, monotono/stimolante. Siam gente semplice, ma qualche concetto più complesso lo sappiamo affrontare: basta che ce lo dice piano piano, scandendo bene le parole

  • brago

    Io preferei il posto fisso ma capisco anche quelli che ne sono contrari.L’ideale sarebbe avere un sistema che permetta di poter scegliere. Utopia! In più ritengo che oggi si spacci per mobilità semplicemente una situazione di estrema precarità dell’occupazione. Si può parlare di mobilità solo se si ha un livello di disoccupazione molto basso, se lascio un lavoro devo poterne intraprenderne un altro in breve tempo.

  • illo

    Da uno che ha lavorato tutta la vita, e continua tuttora, come consulente e lobbista di multinazionali e il minimo che ci possa aspettare una pensiero del genere.

    Quello intollerabile invece sono queste continue dimostrazioni di sprezzo e dileggio dei problemi dei cittadini, di volta in volta definiti, bamboccioni, sfigati, ora illusi perditempo in cerca del posto-fisso.

  • illo

    E’ comunque, ormai rileggendo certi commenti è palese ormai che siamo arrivati alla neo-lingua di 1984:
    La guerra è pace, L’ignoranza è forza, .. Il lavoro è monotono, e domani leggeremo La disoccupazione è libertà.

    Bravi andate avanti così.

  • Gaber

    Perché a tutti piace il gioco “pro-contro” e nessuno nota, facendo relativa domanda “quali saranno le nuove tutele per i senza-posto-fisso?”

    Tutti fanno un immediato confronto allo stato attuale del posto-fisso versus il non-posto-fisso che per lo stesso Monti finisce a favore del posto fisso.

    Forse potrebbe esserci un maggiore sforzo a favore di una nuova sintesi, al di là della contrapposizione sterile delle evidenze?

  • brago

    Riflettendo meglio sulla questione posto fisso posto non fisso, credo che si possa brutalmente sintetizzare che chi vuole il posto fisso lavora per vivere e chi non lo vuole ma desidera invece mettersi sempre in discussione e alla prova vive per lavorare. Cambia la scala di valori della porpria vita. A me il lavoro serve per poter sopravvivere e seguire le mie passioni al difuori del tempo legato alla mia occupazione condividendole con le persone che mi circondano. Certo, potendo scegliere.

  • filoteo

    Io non capisco in che direzione dovrebbe andare la competitività. Dobbiamo abbattere il costo del lavoro per far concorrenza alla Cina o dobbiamo creare capitale umano in grado di innovare? Non capisco quale sia l’idea che ha in testa.

  • http://ilmiomanifesto.blogspot.com broono

    Non dico Vinci, al quale può passare sotto il naso qualsiasi parola sulla quale chiunque altro imposterebbe il resto della trasmissione, che lui comunque va avanti a valigia alla domanda successiva in scaletta, ma il discorso che Monti ha fatto sulle ferrovie e condizioni imposte a eventuali operatori esteri non ha toccato nessuno di quelli alla ricerca di dimostrazioni di quanto sia in realtà poco liberista?
    Io credevo di trovarlo su tutti i giornali stamattina, a partire dalla Padania, mentre invece tutto il paese è qui a inseguirsi sulla parola “monotono” (che sapeva benissimo di poter calare a Matrix ché tanto davanti aveva un pelouche) come ieri si commentava lo specchietto per le allodole di un cavaliere qualsiasi.

  • tobuto

    Un po’ di dati:
    La risposta del tasso di disoccupazione al tasso di crescita del PIL dal 1981 al 2007 è stata dell’ 11% in Italia, del 29% in Germania, del 41% in USA e Francia, del 50% in UK e del 72% in Danimarca.
    L’indennità di disoccupazione in percentuale al reddito percepito precedentemente, per quanto riguarda un lavoratore del settore manufatturiero con reddito pari a quello medio del settore e con moglie e due figli a carico, è inizialmente del 60% in Italia, del 78% in Germania, del 53% in USA, del 74% in Francia, del 46% in UK e del 76% in Danimarca. Tuttavia se andiamo a considerare l’indennità di disoccupazione nel lungo periodo il risultato cambia di molto: 0% [sic] in Italia, 68% in Germania, 41% in USA, 70% in Francia, 73% in UK e 78% in Danimarca.
    In altri termini: l’Italia è – tra i paesi esaminati – quello dove è più difficile perdere il lavoro, ma se in qualche modo lo perdi, o non ce l’hai, sono veramente cavoli tuoi.
    Vi piace come sistema?

  • http://bakuizm.wordpress.com/ Stefano Bakara

    Caro Monti, lo spieghi alle banche quando è ora di concedere prestiti e mutui che il futuro non è più il posto fisso.
    E poi, caro Monti, il posto fisso non è una condanna alla galera a vita. Se un lavoratore a tempo indeterminato si annoia, si trova male, non si sente realizzato, o chissà che altro, può licenziarsi quando vuole e cambiare lavoro.
    Il nordest è pieno di operai e impiegati che dopo anni da dipendenti in varie aziende si sono licenziati per cominciare un’attività in proprio.

  • albertog

    @emmeallaseconda
    in effetti dovevo scrivere “quella” monotonia, quella che intendeva monti, cioè la continuità nel lavoro. se invece il lavoro è davvero monotono, allora probabilmente è mobbing.

  • franco1

    Io ho rinunciato al “posto fisso” quando avevo 25 anni, nonostante tutto non mi pento benchè da qualche anno le cose vadano male e considerata la mia età sono tagliato fuori da tutto.
    Diciamo che se in cambio della “certezza del posto di lavoro” venisse offerta una “certezza di lavoro” sarebbe un bel passo avanti.