Tutte le aperture delle prime pagine di oggi sono dedicate alla strage norvegese, con qualche eccezione nei quotidiani “d’opinione” e la spettacolare precipitazione dei giornali di centrodestra nell’attribuire vogliosamente gli attentati al terrorismo islamista.
Aggiornamento: il Giornale ha ribattuto la prima pagina.
— Media
Le prime pagine di oggi
La strage di Utøya è la notizia del giorno, ma i giornali vicini al centrodestra prendono una cantonata
23 luglio 2011
12 Commenti
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Che schifo i giornali di CD ed in generale la gente che li legge e che vota queste m….
L’assassino ha il profilo tipico dell’elettore CD-leghista…
Anche La Stampa (che si solito ha un profilo molto più affidabile) si è lanciata decisa verso la cantonata (tre/quattro analisi sull’attacco islamico all’occidente).
fa schifo la malafede dei giornali CD. non ci stupisce ma fa schifo.
già verso le 20:00 ieri sera c’erano le voci sulla matrice interna. hanno proprio voluto nutrire le loro scimmie.
A mente fredda, tra qualche giorno, dovrebbe iniziare nella stampa italiana una riflessione su quello che si è scatenato all’arrivo delle prime notizie dalla Norvegia. La pletora di giornalisti specializzati in terrorismo islamico non ha atteso neanche le prime dichiarazioni della polizia. Dal 2001 i giornali italiani sono ostaggi del terrorismo.
Il direttore di Libero e quello del Giornale si dovrebbero dimettere oggi stesso per i titoli oggettivamente falsi e tendenziosi di oggi sulla strage norvegese. Tanto più che già ieri sera alle 23.00 il Tg3 dava ampiamente notizia del fatto che l’attentatore era stato preso ed era un estremista di destra norvegese e non un jihadista.
Eh certo, l’Unità, questo noto giornale di destra, titola “Terrore in Europa” e parla di rivendicazione jihadista. Voi di sinistra un po’ di autocritica per la vostra dose di prosciutto sugli occhi no?
Libero e il Giornale hanno istigato i lettori, come al solito.
Ma Guido Olimpio sul Corriere si è subito lanciato in analisi ardite (la Norvegia da tempo nel mirino, ecc).
Di questa roba ora non c’è più’ traccia
@lornova. premetto che mi sembri un troll e non dovrei nutrirti. in ogni modo, se non sei un troll vuol dire che sei in buona fede. e se sei in buona fede e non vedi la differenze tra i titoli del Giornale, Libero e l’Unità sei un degno lettore dei primi due. Ti spiego la differenza: Libero dice il buonismo con l’islam non paga (indica gli islamicicome colpevoli). Il Giornale titola tipo sono sempre loro che ci attaccano (loro gli islamici). Nessun dubbio su questo per il giornale. Gli resta il dubbio che sia stata al Qaeda o il venditore di kebab o il professore di lingue arabe a Oslo, o un tassista magrebino etc etc. L’Unità fa la cronaca: Terrore e rivendicazione. Dire che c’è ce stata una rivendicazione non vuol dire che la si prende per vera. Probabilmente tu sì. Rivendico che ho fatto sesso con Daria Bignardi. Ci credi? Eppure lo rivendico qui sul Post. (So è tempo perso)
Parlando di correttezza dell’informazione – tema che ricorre spesso al Post – mi pongo sottovoce una domanda, senza scopo polemico: come fanno giornalisti di destra intelligenti e preparati come Facci e Porro a continuare a scrivere su Libero e Il Giornale? Non gli viene un moto di repulsione a vedere la loro firma in compagnia di titoli falsi e beceri come quelli delle prima pagine di oggi?
PS: Ok, Il Giornale ha rititolato, ma non mi pare dirimente.
@unespressoprego ogni volta che vedo Porro mi ritorna in mente sempre quell’intercettazione sul dossier Marcegaglia che quando gliela ricordano in televisione finge di arrabiarsi molto.
http://tv.repubblica.it/dossier/caso-marcegaglia-giornale-dossier/caso-marcegaglia-gli-audio-arpisella-porro/54417/53596
E il foglio?
@UNESPRESSOPREGO
Parecchio tempo fa, un paio d’anni, scrissi una mail privata a Porro (all’epoca alcuni suoi articoli non mi dispiacevano) chiedendogli perchè condividesse una linea editoriale spesso condita di falsità, indecenza e censura de Il Giornale (all’epoca direttore era Mario Giordano, per intenderci) e dalla sua risposta, un poco vaga, mi lasciava l’interrogativo che invece i suoi colleghi fossero di altra pasta che quella di articoli “memorabili”. E sulla censura (dei commenti) non ne sapeva niente.
Un grosso – ma! – fu la mia impressione.
Oggi è vice direttore.
La pagnotta a casa, l’onestà da qualche altra parte