Convegno in assolombarda 'La crisi economica globale e la presid

La trentaquattresima

Chi è Chiara Moroni, che ieri ha difeso il garantismo dagli abusi in parlamento prima di lasciare il PdL ed entrare nel gruppo di Futuro e Libertà

"Non posso tollerare che la battaglia garantista venga confusa con il giustificazionismo o peggio ancora con l'impunità"

Convegno in assolombarda 'La crisi economica globale e la presid

Chiara Moroni è in un regime anagrafico anomalo per il parlamento italiano: considerata l’elevata età media della politica, è decisamente giovane, compie 36 anni tra poco. Ma non si può considerare una deputata “nuova” o inesperta: è stata eletta la prima volta nel 2001, nove anni fa. Per il grande pubblico e la stragrande maggioranza degli elettori non è però un viso noto, e non appartiene a quella piccola porzione di parlamentari che si vedono frequentemente in televisione. Il suo intervento appassionato e deciso oggi, durante il dibattito alla Camera sulla mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario Giacomo Caliendo, ha quindi colpito e sorpreso molti degli spettatori della diretta televisiva.

La storia di un pezzo della vita di Chiara Moroni e del suo ingresso in politica l’ha riassunta lei stessa nel suo intervento. Intervento politicamente molto rilevante, giunto in chiusura del dibattito, e forse il momento più efficace e inatteso del dibattito, malgrado l’intensità battagliera mostrata poco prima da Dario Franceschini.
Moroni fu candidata nell’allora “Nuovo PSI” dopo essere entrata in politica per seguire il percorso di suo padre, Sergio Moroni, deputato socialista bresciano che si uccise nel 1992 a 45 anni dopo aver ricevuto due avvisi di garanzia per le inchieste della cosiddetta Tangentopoli. In una delle lettere che lasciò Moroni scrisse:

Ricordo ancora con passione tante battaglie politiche e ideali, ma ho commesso un errore accettando il “sistema”, ritenendo che ricevere contributi e sostegni per il partito si giustificasse in un contesto dove questo era prassi comune, ne mi è mai accaduto di chiedere e tanto meno pretendere. Mai e poi mai ho pattuito tangenti, né ho operato direttamente o indirettamente perché procedure amministrative seguissero percorsi impropri e scorretti che risulteranno in contraddizione con l’interesse collettivo. Eppure oggi vengo coinvolto nel cosiddetto scandalo “tangenti”, accomunato nella definizione di “ladro” oggi così diffusa. Non lo accetto, nella serena coscienza di non aver mai personalmente approfittato di una lira. Ma quando la parola è flebile, non resta che il gesto. Mi auguro solo che questo possa contribuire a una riflessione più seria e giusta, a scelte e decisioni di una democrazia matura che deve tutelarsi. Mi auguro soprattutto che possa servire a evitare che altri nelle mie stesse condizioni abbiano a patire le sofferenze morali che ho vissuto in queste settimane, a evitare processi sommari (in piazza o in televisione) che trasformano un’informazione di garanzia in una preventiva sentenza di condanna.

Chiara Moroni venne eletta nel 2001 nelle liste della Casa delle Libertà, la più giovane parlamentare della legislatura. Attaccata a più riprese da alcuni parlamentari leghisti per la sua genealogia, rispose una volta così, rivendicandola e rivendicando la sua testimonianza:

Io so benissimo perché sto in questo Parlamento: per ricordare ogni giorno il gesto di mio padre, che ha ritenuto di dover difendere la sua innocenza suicidandosi. Io sono orgogliosa e fiera di stare qui perché sono la figlia di Sergio Moroni, di stare qui per tenere in vita la sua memoria e il significato politico del suo messaggio. Mentre loro sventolavano i cappi in Parlamento qualcuno moriva per sostenere le sue idee socialiste. E io oggi qui continuo a rappresentarle, orgogliosamente, dopo aver fatto doverosamente i conti con gli errori. Lo considero un tributo alla memoria di mio padre. Lo faccio soprattutto per ricordare quel suo gesto politico, cosa successe, cosa si poteva evitare, quali furono gli errori. So che siedo in Parlamento per questo, anche se ogni giorno cerco di dare sostanza politica al mio essere qui

Nel 2006 è stata rieletta con Forza Italia, e di nuovo nel 2008 col Popolo delle Libertà. Ieri nel suo intervento ha mantenuto la sua fedeltà alle battaglie garantiste ma prendendo le distanze dalle strumentalizzazioni prevalenti nel suo partito: ha affermato che il suo garantismo non le permetteva di chiedere le dimissioni del sottosegretario Caliendo ma che

Non posso tollerare che la battaglia garantista venga confusa con il giustificazionismo o peggio ancora con l’impunità.

La questione Caliendo, ha spiegato Moroni smentendo gli interventi dei suoi colleghi di partito, “non è un problema di scontro tra garantismo e giustizialismo”.

È un problema di opportunità politica. Di compatibilità tra il suo incarico istituzionale e i suoi comportamenti. È un problema di responsabilità e di etica personale e pubblica: ne deve rispondere all’opinione pubblica prima ancora che all’autorità giudiziaria.

E chiedendo “un passo indietro” al sottosegretario Caliendo, Moroni ha concluso il suo intervento, che in meno di due minuti ha messo in un’altra luce gli argomenti del suo ex compagno di partito del PSI Fabrizio Cicchitto, che l’aveva preceduta. Poche ore dopo, in serata, si è saputo che domani Chiara Moroni entrerà nel gruppo di Futuro e Libertà, abbandonando dopo quattro anni il partito di Silvio Berlusconi.

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