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Cose che vorrete sapere dopo aver visto “Gravity”

Davvero ci si può spostare da un'orbita all'altra con i jet pack? In assenza di gravità le lacrime galleggiano? E c'è una cosa che non torna nella scena del cavo

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Gravity, il film di Alfonso Cuarón con Sandra Bullock e George Clooney, è stato uno dei successi cinematografici più grandi del 2013 ed è stato il film più premiato agli Oscar del 2014 con sette riconoscimenti, compresi quelli per la regia e gli effetti speciali. A distanza di due anni, il film viene trasmesso oggi in prima visione in chiaro su Canale 5: è una buona occasione per rivederlo o per scoprirlo per chi non avesse fatto in tempo a vederlo al cinema. Il film ha ricevuto critiche molto positive per i suoi effetti speciali spettacolari e i panorami della Terra osservata dall’orbita, utilizzando immagini della NASA e di altri enti spaziali, mentre ha sollevato qualche perplessità tra astrofisici e appassionati di Spazio per alcune licenze scientifiche che si è preso, come quelle che seguono (da qui in poi ci sono moltissimi spoiler, avvisati).

La trama in breve
La trama di Gravity è piuttosto lineare e segue per tutto il film le vicende della dottoressa Ryan Stone (Sandra Bullock), un ingegnere biomedico alla sua prima missione in orbita e al lavoro con il collega Matt Kowalsky (George Clooney) intorno al telescopio spaziale Hubble, che ha bisogno di alcuni lavori di manutenzione. Dalla Terra viene segnalato che un missile russo ha distrutto un vecchio satellite, portando a una sorta di effetto domino, con la distruzione di altri satelliti i cui detriti si stanno avvicinando molto veloci a Hubble. I due astronauti cercano di tornare nello Shuttle che li ha trasportati in orbita, ma non ce la fanno e vengono investiti dai detriti, che distruggono l’astronave e causano la morte degli altri astronauti a bordo. Stone e Kowalsky raggiungono a fatica la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), che ha subìto seri danni, e in seguito Kowalsky si sacrifica per consentire alla collega di sopravvivere. Stone parte dalla ISS con una Soyuz russa e raggiunge una stazione spaziale cinese, da lì organizza il suo rientro sulla Terra tra altre difficoltà e colpi di scena.

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Gravità
Dal punto di vista scientifico il problema più grande del film è proprio legato alla gravità, che è poi ciò che dà il nome al film. In Gravity i protagonisti si spostano utilizzando i razzi sui loro jet pack in modo sostanzialmente lineare, dando l’idea che ci si possa spostare da un’orbita all’altra (quindi variare la propria distanza verticale dalla Terra) con relativa facilità. Come aveva spiegato l’astronomo Phil Plait su Slate, le cose funzionano diversamente e sono molto più complicate:

Gli oggetti in orbita intorno alla Terra si muovono ad alta velocità, molti chilometri al secondo, per restare nella loro orbita. Se vuoi andare da A a B non puoi solo trovarti nel posto giusto al momento giusto; devi anche avere stesse velocità dei due punti. Se i due oggetti si trovano in orbite diverse, questo rende tutto più difficile. La velocità orbitale dipende dall’altitudine, quindi gli oggetti a differenti altezze si muovono a velocità ampiamente diverse tra loro, aggiungendo centinaia se non migliaia di chilometri all’ora. Le orbite possono essere anche inclinate tra l’una e l’altra, rendendo ancora più difficile trovare la giusta direzione. Le forme stesse delle orbite possono essere diverse, complicando ulteriormente le possibilità di un corretto incontro.

Velocità e jet pack
Il telescopio spaziale Hubble, che negli ultimi 25 anni ci ha permesso di vedere meglio lo Spazio senza le distorsioni dell’atmosfera terrestre, ha un’orbita superiore rispetto a quella della ISS di almeno 200 chilometri: ne consegue che la sua velocità è di circa 100 metri al secondo più lenta rispetto a quella della Stazione. È abbastanza improbabile che un jet pack permetta di raggiungere velocità di manovra compatibili con un avvicinamento dal telescopio alla ISS. La NASA ha in effetti sperimentato nello spazio un jet pack, ma non con l’autonomia e le capacità di quelli utilizzati nel film.

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Orbite diverse
L’orbita di Hubble è inclinata di meno di 30 gradi rispetto all’equatore terrestre, mentre quella della ISS è intorno ai 52 gradi. Questo significa che vanno in direzioni diverse (divergenti e poi convergenti), cosa che complica ulteriormente la possibilità di saltare da una all’altra a una velocità intorno ai 400 chilometri orari con un jet pack. E non sarebbe praticabile nemmeno il salto dalla ISS alla stazione spaziale cinese utilizzando una Soyuz, come fa Stone per cercare di mettersi in salvo: l’orbita della ISS è inclinata diversamente rispetto alla base cinese e non basterebbero i retrorazzi della Soyuz – che esistono davvero e servono per attutire il colpo con il suolo al suo rientro sulla Terra – per farcela.

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Cavo
Una delle scene più emozionanti del film è quella in cui Stone e Kowalsky sono collegati da un cavo e cercano di trovare un appiglio per agganciarsi alla ISS e fermarsi, dopo essersi spostati a grande velocità dal punto in cui si trovavano vicino ad Hubble. Dopo svariati tentativi, una gamba di Stone si impiglia in un filo dei paracadute della Soyuz, che si sono aperti in seguito al forte impatto dei detriti dei satelliti con la ISS, cui la capsula spaziale russa è collegata (viene usata per trasportare gli astronauti dalla Terra alla Stazione e viceversa, per questo resta attraccata fino a quando non serve a un equipaggio per tornare sul pianeta). È una presa molto precaria anche perché all’altra estremità c’è Kowalsky con il cavo che lo collega a Stone. Per permettere a Stone di salvarsi, Kowalsky scollega il cavo e viaggia alla deriva nello Spazio.

È una scena molto bella, ma scientificamente non regge. Quando la gamba di Stone si incastra, si vede chiaramente che i due astronauti hanno smesso di muoversi (in termini relativi). La loro velocità relativa è quindi pari a zero: non stanno andando da nessuna parte. Sulla Terra se uno scalatore perde la presa può trascinare verso il basso anche il suo compagno che si trova più in alto, proprio per via della forza di gravità, ma in orbita le cose vanno diversamente: Stone avrebbe potuto salvare Kowalsky semplicemente tirando verso di sé il cavo che la collega al suo collega.

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L’astronomo e blogger del Post, Amedeo Balbi, l’ha spiegata con efficacia:

Ora la cosa grossa. Ma gigantesca, proprio. Da quel momento in poi non riuscirete a pensare ad altro per il resto del film. Eccola. Se siete legati con un cavo a un’altra persona, la differenza di velocità tra voi e l’altra persona è 0. Zero, come Renatone. Capito? Siete immobili uno rispetto all’altra. Se sganciate il cavo, restate dove siete. A meno che non siate così stupidi da darvi una spinta.

Lacrime
Dopo averne affrontate di ogni tipo e avere perso Kowalsky, Stone nella Soyuz ha comprensibilmente un crollo e si mette a piangere. Le sue lacrime, in parziale assenza di gravità, iniziano a galleggiare nell’abitacolo della capsula creando un effetto molto suggestivo. Anche in questo caso è una licenza per rendere più coinvolgente ed emozionante il film: nello Spazio le lacrime restano incollate alla faccia per via della tensione superficiale.

Tuta sbagliata
Quando esce dalla Soyuz per entrare nella stazione spaziale cinese, Stone indossa una Sokol, la tuta spaziale che viene utilizzata all’interno della capsula spaziale russa e che non può però essere usata per attività extraveicolari, cioè all’esterno dei veicoli spaziali. Con quel tipo di tuta nessun astronauta potrebbe sopravvivere all’esterno.

Strumenti e interfacce
Gravity ha comunque molti pregi, compreso avere ricostruito meticolosamente e con grande dettaglio tutte le strumentazioni e i sistemi di comando utilizzati dagli astronauti. Hubble è riprodotto quasi alla perfezione, così come la Stazione Spaziale Internazionale e la plancia piena di tasti della Soyuz che – sì – ancora oggi ha quell’aspetto alquanto retrò (ma funzionale).

Personalità e psicologia
Certo, Kowalsky è alla sua ultima missione spaziale ed è un veterano dei viaggi in orbita, ma per tutto il film si comporta da spaccone e fa diverse scelte irresponsabili per la sua sicurezza e di chi gli sta intorno. Nessun astronauta, nemmeno quelli delle missioni Apollo (che a volte erano un filo sopra le righe), si comporterebbe mai così. Gli enti spaziali assumono gli astronauti dopo selezioni molto severe e attente che, tra le altre cose, tengono conto del carattere e della psicologia dei candidati. Inoltre, in anni di addestramento, gli astronauti imparano a comportarsi responsabilmente e a mettere la sicurezza – loro e dei loro colleghi – al primo posto su tutto.

La scena iniziale in cui Stone e Kowalsky praticamente fanno conoscenza mentre riparano Hubble è abbastanza inverosimile. Soprattutto se coinvolti nelle stesse missioni, gli astronauti approfondiscono la loro conoscenza durante l’addestramento e non stanno a parlare dei fatti loro mentre effettuano attività extraveicolari. È chiaramente una scelta per raccontare al pubblico qualcosa dei due personaggi, prima che inizi la loro serie di spettacolari disavventure.

È un film
La lista di cose che dal punto di vista della scienza non tornano molto, o per niente, in Gravity potrebbe proseguire molto a lungo, ma bisogna essere onesti e ricordarsi che si tratta di un film, non di un documentario su come si vive e ci si sposta nello Spazio. Gli stessi responsabili scientifici del film hanno ammesso che ci sono molte incongruenze con la realtà, e che sono state concordate con gli sceneggiatori per rendere la storia più coinvolgente e appassionante. A prescindere da tutto questo, Gravity ha avuto il pregio di rendere visibile – e in modo spettacolare – le difficoltà e le sfide che affrontano ogni giorno gli astronauti e le agenzie spaziali per esplorare lo Spazio, là fuori.

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