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  • giovedì 24 dicembre 2015

In Islanda i libri sono il miglior regalo di Natale

La tradizione è scambiarseli alla vigilia e poi trascorrere la notte leggendo

Una famiglia legge davanti all'albero di Natale, negli anni Cinquanta. (George Marks/Retrofile/Getty Images)

Per alcuni di noi un libro è il tipico regalo impersonale e fatto all’ultimo momento, ripiegando sul primo best seller che ci si ritrova per le mani in libreria: nel migliore dei casi verrà iniziato e abbandonato, nel peggiore dimenticato, buttato o riciclato. Per questo al Post abbiamo preparato alcuni consigli sui libri da regalare, per chi già ama farlo e per chi non ha la minima idea: potete scegliere tra i migliori libri di moda, quelli per bambini, quelli per chi va a correre o cammina molto, quelli d’attualità per capire un po’ di cose sull’Islam, quelli da colorare per adulti (la grande moda del momento) e quelli per chi passerà le feste in viaggio, tra Parigi, Londra e San Marino.

C’è però un paese in cui un libro non è considerato un ripiego ma il regalo più atteso è gradito: è l’Islanda, dove – spiega a NPR Kristjan B. Jonasson, presidente dell’Associazione degli editori islandesi – «la tradizione di regalare i libri è profondamente radicata nel modo in cui le famiglie vivono il Natale. Di solito ci scambiamo i regali la sera del 24 dicembre e poi passiamo la notte a leggere. Per molti aspetti, quest’usanza è la spina dorsale dell’editoria in Islanda». La maggior parte dei libri viene infatti pubblicata e venduta tra settembre e la fine di novembre in vista delle feste, tanto che esiste persino una parola per indicare il fenomeno: Jolabokaflod, qualcosa come “l’inondazione dei libri per Natale”. La giornalista Hildur Knútsdóttir racconta sulla rivista islandese Reykjavik Grapevine che l’usanza risale alla Seconda guerra mondiale, quando le restrizioni in vigore limitavano l’importazione di molti beni dall’estero ma non delle carta, «e per questo i libri diventarono il regalo di Natale per eccellenza. Da allora gli islandesi hanno rispettato la tradizione».

A settembre gli editori distribuiscono gratis in tutte le case islandesi il Bokatidindi, un catalogo con tutte le nuove pubblicazioni. Il catalogo viene accuratamente studiato dagli islandesi che scelgono quali libri regalare e quali chiedere per le feste: si tratta soprattutto di romanzi e biografie, ma ovviamente non mancano sorprese come il successo di due anni fa della storia illustrata dei trattori in Islanda. In numeri assoluti, il mercato editoriale islandese è piuttosto piccolo, ma è molto sviluppato se si tiene conto del pubblico a cui è rivolto: gli islandesi sono circa 329 mila e ogni anno vengono pubblicati circa cinque libri ogni mille abitanti. Il catalogo di quest’anno comprende per esempio 842 nuovi volumi; in Italia sono stati 61mila nel 2014, per circa 60 milioni di abitanti. Sempre per dare un’idea, nel 2009 la biblioteca pubblica della capitale Reykjavík ha prestato 1,2 milioni di libri, per un totale di 200 mila abitanti.

Baldur Bjarnason, un ricercatore che si occupa dell’industria editoriale islandese, spiega che tutti gli islandesi comprano svariati libri all’anno; in Regno Unito e Stati Uniti i libri sono letti e comprati da una minoranza, mentre gran parte delle persone si limita a un libro all’anno. Bjarnason sottolinea che «i libri in Islanda sono un regalo importante, per questo sono sempre di carta. Qui non si regalano e-book». Secondo Bryndís Loftsdottir, che decide quali libri pubblicare per la catena Penninn-Eymundsson, fino a 15 anni fa si verificava un fenomeno simile per i tascabili: erano molto rari visto che gli islandesi non considerano i libri qualcosa da acquistare a buon mercato. Ultimamente se ne trovano di più grazie al successo di gialli e thriller scandinavi, venduti più spesso in questo formato.

Jonasson spiega che pubblicare tutti i libri nello stesso periodo è un comunque un rischio, finanziariamente parlando: per questo sempre più case editrici pubblicano qualcosa anche in primavera ed estate. «Pubblicare un romanzo di successo fuori dalla stagione natalizia – ricorda Bjarnason – è molto raro, a meno che abbia una sua storia a parte, come la saga di Harry Potter o quella di Twilight». In casi simili gli editori pubblicano i romanzi tradotti appena sono disponibili e i lettori li comprano sempre immediatamente.

L’interesse degli islandesi per i libri non si ferma alla lettura: Jonasson spiega che «c’è una sorta di mito che le persone amano raccontarsi qua: ogni islandese sogna di scrivere un libro. E circa il 50 per cento di loro alla fine lo fa. Prima di morire cercano in un modo o nell’altro di scriverlo». Anche la BBC scrive che l’Islanda «ha in percentuale più scrittori e libri pubblicati e letti di ogni altro paese al mondo. Un islandese su dieci pubblica un libro». Forse perché, come dice il romanziere Sölvi Björn Sigurðsson, «siamo una nazione di cantastorie. Quando faceva freddo e buio non c’era altro da fare. Grazie alle poesie e alle saghe medievali siamo sempre stati circondati da storie. E dopo l’indipendenza dalla Danimarca, la letteratura ci ha aiutati a definire la nostra identità»·

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