Tre esempi da non seguire

Tre esempi da non seguire

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

Argentina, Ecuador e Islanda: perché sbaglia chi dice che dovremmo fare come questi tre paesi per risolvere la crisi, spiegato semplice

Giovedì, all’università Bicocca di Milano, ha tenuto un discorso Rafael Correa, presidente dell’Ecuador, un paese che nel 2008 ha fatto default, o più tecnicamente ha ristrutturato il suo debito. Il discorso di Correa è stato ripreso diverse volte negli ultimi giorni. Secondo molti, come l’Argentina e l’Islanda, l’Ecuador ci insegnerebbe che il modo migliore per uscire dalla crisi del debito è anche il più semplice: non pagarlo.

Si tratta di una lezione profondamente discutibile: Argentina, Islanda ed Ecuador sono paesi molto diversi l’uno dall’altro e molto diversi dal nostro. Le soluzioni che hanno adottato sono diverse: alcune fin’ora hanno funzionato, ma sarebbero inapplicabili nel nostro paese. Altre si sono rivelate disastrose anche per chi per primo le ha introdotte. Vediamo cos’è accaduto in ciascuno di questi paesi e perché prendere ispirazione dalle loro ricette economiche non sembra di buon senso.

Ecuador
«Se il debito è illegittimo non si paga», ha detto giovedì a Milano il presidente Correa, riassumendo in poche parole la sua decisione nel 2008 di ristrutturare il debito pubblico del suo paese. Il default dell’Ecuador, infatti, è stato un caso particolare: le casse del governo avevano denaro più che sufficiente a ripagare gli interessi sul debito. La scelta di non ripagarlo fu politica: una commissione governativa stabilì nel 2008 che 3,5 miliardi di dollari di bond erano stati emessi in maniera irregolare. Correa aveva sostenuto questa tesi durante la campagna elettorale per la sua prima rielezione nel 2007 e tra il dicembre del 2008 e il marzo 2009 la mise in pratica.

Contrariamente a quanto si pensò all’epoca, non fu un’operazione così traumatica. In genere, quando un paese decide di non ripagare un debito senza mettersi d’accordo con i creditori, questi ultimi si mettono a caccia delle proprietà del paese all’estero. Intentano cause in giro per il mondo e spesso ottengono il sequestro di capitali, navi o altri asset come risarcimento per la loro perdita. All’Ecuador questo è accaduto in maniera molto limitata, perché a pochi mesi dal default il governo di Correa ricomprò dai suoi creditori il 91% dei titoli di stato su cui aveva fatto default a un terzo del loro valore originale.

Non solo questa operazione, il cosiddetto buyback, andò molto bene, ma nel 2011 l’Ecuador è cresciuto quasi del 7,8% e per quest’anno è prevista una crescita intorno al 4%. Fitch, una delle tre grandi agenzie di rating che, secondo molti, dovrebbero essere le nemiche giurate dei paesi che adottano politiche economiche poco ortodosse, ha cambiato le prospettive sul rating del paese da stabili a positive – l’Ecuador è comunque ancora a 6 livelli dall’investment grade, il rating minimo per essere considerati affidabili.

Per capire come tutto questo sia stato possibile e perché l’esempio dell’Ecuador non sia un esempio che si può imitare, bisogna dare un’occhiata al paese un po’ più ravvicinata. L’Ecuador ha circa 15 milioni di abitanti e una popolazione molto giovane. Il suo Prodotto interno lordo è di 127 miliardi di dollari, meno della metà del PIL della Grecia e meno di un decimo di quello italiano. Oggi il suo debito pubblico è di circa 25 miliardi di dollari (un centesimo del debito pubblico italiano) e nel 2008 fece default soltanto su 3,5 miliardi di debito.

Ma c’è un fatto ancora più importante che distingue l’Ecuador non solo dall’Argentina e dall’Islanda, ma anche dall’Italia: circa metà della sua economia è basata sulle esportazioni di petrolio. Esportare petrolio è ancora più importante di quello che si può pensare: il primo problema di un paese che fa default è che avrà difficoltà a trovare paesi disposti ad acquistare nuovi titoli di stato. Non avere denaro in prestito significa avere meno denaro da investire in infrastrutture, stipendi, riforme, pensioni e tutto il resto della spesa pubblica.

L’Ecuador però aveva il petrolio e all’indomani del default la Cina si fece avanti, offrendo immediatamente al paese un prestito da un miliardo di dollari in cambio di accordi petroliferi. Il tasso di interesse chiesto dai cinesi, 7,5%, era tre volte più alto di quello dei prestiti offerti dal FMI, ma ottenere denaro a un tasso molto alto era certamente una situazione migliore che non avere denaro affatto. In questi ultimi anni il debito pubblico dell’Ecuador nei confronti della Cina è arrivato a 7,3 miliardi di dollari.

Islanda
L’Islanda è stata spesso indicata come un modello da seguire non solo per aver votato e scritto una nuova costituzione con l’aiuto di internet, ma anche perché è molto diffusa la leggenda che l’Islanda abbia deciso di non ripagare il suo debito pubblico. Oggi la crisi in Islanda sembra essere passata e l’economia è tornata a crescere. Se a questo si unisce che i politici ritenuti responsabili della crisi sono finiti sotto processo, l’Islanda appare come il miglior esempio da seguire per l’Italia.

Le cose però non stanno esattamente così. Il primo motivo è che è piuttosto difficile immaginare due paesi più distanti tra loro: l’Italia con più di 60 milioni di abitanti e l’Islanda, invece, con una popolazione più o meno pari a quella di Verona, circa 300 mila abitanti. Con un termine tecnico, l’Islanda è un paese non “sistemico”, che può compiere scelte anche molto azzardate senza che queste abbiano gravi conseguenze di portata planetaria. Ma non c’è solo questo: anche la ricostruzione della crisi in Islanda che viene diffusa più spesso è profondamente scorretta.

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  • Aleks Lopez

    il capitale non deve governare le persone ,,Le persone devono governare il capitale , una volta che la Grecia non potrà piu pagare i debitori vedremo cosa ne pensate

  • giu

    Un esempio da non seguire neppure in punto di morte: prendere denaro a prestito dalla privata banca centrale spa (www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/…/Partecipanti.pdf) che stampa il denaro a costo 0 e te lo addebita per il valore nominale, senza nessuna garanzia, e poi te lo richiede indietro con gli interessi, solo che il valore degli interessi non viene stampato, né in banconote ne emesso in altro modo, perciò già in partenza, già un piccolissimo debito è da subito impossibile da ripagare, se non svendendo i beni o le aziende pubbliche, i patrimoni di una nazione, a multinazionali finanziarie collegate col cartello bancario internazionale. Secondo esempio da non seguire: lasciare che le banche commerciali (controllate da bankitalia, a sua volta controllata dalle banche commerciali, ;) vedi link sopra) prestino denaro con una riserva del 2%, quindi per 50 volte il valore dei depositi, incassando interessi altissimi!
    Finché la moneta verrà considerata una merce e concessa in monopolio alle banche centrali, i gruppi finanziari attorno a queste continueranno a comandare i paesi moderni, decidendo a tavolino crisi finanziarie, anemie monetarie, rivolte popolari, politici compiacenti, assassinii esemplari, finti attacchi terroristici, nuove malattie… in modo da aumentare sempre più il loro potere sulla gente.
    Ma quando finalmente si capirà che la moneta è nient’altro che uno strumento di misura, e il controllo di essa sarà in mano allo stato,giusto e superpartes, questa potrà essere usata per tutto ciò che si può e c’è bisogno di fare in una nazione! “Dire che uno stato non può costruire un ospedale per mancanza di denaro, è come dire che un ingegnere non può costruire una strada per mancanza di chilometri” cit.

    • adriac

      Mi sembra che il modo di operare da lei suggerito sia quello che ha regolato il rublo nell’ex URSS…. Sappiamo tutti come è andata a finire!

      • Asfalto

        Certo, ma non tutti abbiamo capito i motivi, per cui ci siamo (Vi siete) convinti che il capitalismo + questa finta democrazia liberista (che non è democrazia ma plutarchia oligarchica con una classe nobilare e il resto del mondo a disposizione in semischiavitù, ma essendo appunto dall’altra parte del mondo non li percepiamo come tali e ci sentiamo dei fighi eticamente superiori ad uno schiavista nella Louisiana di 100 anni fa) sia la miglior forma di governo che abbiamo.
        O la meno peggio.

        La realtà è ben Affleck, ma tu hai già deciso che comunismo e socialismo sono il male assoluto, quindi goditi l’illusione capitalista, finchè dura per noi :)

        Perchè la Cina vincerà, loro hanno capito che al capitalismo la democrazia è solo di ostacolo, quindi sarete contenti voi cazzoni di vivere in un nuovo regime del genere, perchè non ve ne renderete conto e sarete grati di poter avere il lusso di andare a lavorare e prendere la mancia e la tredicesima a Natale.

        Perchè per qualche motivo atavico a voi “ridistribuzione equa della ricchezza” suona sempre e solo come dare i soldi ad un hippie per comprarsi il fumo.

        questo è il livello

        • Sandrokam

          dalla tua risposta deduco che “redistribuzione equa della ricchezza” è esattamente dare soldi ad hippies per comprarsi il fumo. Vai a casa va.

    • Stefano Bussi

      Io lo dico da sempre… se l’alcool non si regge, è meglio non berlo.

    • Gianni Comoretto

      Il vecchio paradosso del banchiere inun’isola deserta. Che è una clamorosa bufala.
      http://giannicomoretto.blogspot.it/2013/07/interessi-e-moneta.html

    • Gianni Comoretto

      Il vecchio paradosso del banchiere inun’isola deserta. Che è una clamorosa bufala.
      http://giannicomoretto.blogspot.it/2013/07/interessi-e-moneta.html

  • Lorenzo Santenocito

    3 esempi da seguire invece: basta con questi banchieri privati che massimizzano il loro profitto a danno di interi popoli e che guadagnano montagne di soldi dalle crisi provocate proprio da loro!!!! Abbasso lo schiavismo e viva la liberta’!!!

  • Institor reloaded

    “Dal default del 2001 -che a differenza di quello dell’Ecuador fu causato dal fatto che in cassa non c’erano più soldi- l’Argentina è considerata un paese inaffidabile e quindi non può ricorrere al mercato per finanziare la sua spesa pubblica.” Sono preoccupato. Questa deriva verso l’ultradestra de “il post” non la capisco. Anche il mio gatto sa che il problema dell’Argentina era il cambio fisso col dollaro che era diventato, più che irrealistico, fantascientifico. A causa di questo cambio diventato assurdo l’Argentina non era più in grado di vendere fuori dai confini neanche mezza bistecca. Comunque, insisto, una deriva preoccupante.

    • Derisann

      “Deriva verso l’ultradestra”? La matematica non è né di destra, né di sinistra: se spendi più di quello che guadagni finirai per avere problemi, punto. A me preoccupano quelli che si lamentano per il vincolo del pareggio di bilancio, invece, significa che c’è gente come Fassina pronta ad aumentare ancora il debito pubblico italiano per il proprio tornaconto elettorale. Grazie ma no, grazie, vediamo di introdurre qualche elemento di semplice buon senso nella gestione della cosa pubblica.

      • jimihe

        Peccato che tutta la storia della moneta e del capitalismo sia una storia di debito, e cioè di spendere più di quanto si ha in tasca…quindi si potrebbe ragionevolmente dire proprio l’opposto, cioè: “inizi e continui molto male se non spendi più di quanto hai a disposizione”… tutti i paesi sviluppati sono clamorosamente indebitati (compresi Stati Uniti e Germania) perché è così che funziona e non perché tutti i politici sono cattivi o ladri. punto.

        • Gianni Comoretto

          Il problema è che puoi farlo se hai risorse infinite a disposizione. Allora vendi la crescita futura per pagare il “di più ora”. Ma il mondo è finito. Non si può pensare di crescere a ritmi del 3% o più per secoli. Lo abbiamo fatto finora, ma non ci si riesce più, stiamo finendo tutte le risorse usabili. E il sistema di Ponzi viene al pettine.

  • http://www.apzmedia.com/ Pablo Apiolazza

    Caro Davide, per ogni spiegazione data sull’argentina (e sempre presa su fonti come il financial times, e sicuramente la stampa argentina) ce ne un’altra contrastabile e valida per spiegarle.

    Non e casuale la tendenza globale a smascherare l’interessi de chi provede e controla l’informazione. Nel caso de l’Argentina, il monopolio mediatico piu dannoso della sua storia, e lo stesso che ha sempre poggiato i governi che hanno indebbitato e impoverito di piu a quella nazione.

    Peccato che tu solo pubblichi il loro sguardo senza avere in conto i risultati di quelle politiche. Ci sono due modelli: quello di pagare il debito per crescere, e quel’altro di crescere per pagare il debito.

    L’Argentina negli ultimi 10 anni ha preso questa seconda strada tentando di livellare la diseguale matrice sociale, stimolare l’attivita industriale, e sviluppando il federalismo (tutti fattori che non metti in conto).

    Neanche metti in conto che con questo modello e stato il governo che piu debito ha pagato, anche debito per tanti tecnici chiamato “odioso” visto che e stato preso da dittature in nome dello stato e mai spese in beneficio del popolo.

    Credo che l’Italia e il mondo ha un problema tanto peggio della cattiva politica ed e la disinformazione generalizata. La globalizazzione ha fatto del giornalismo un comodity, e la replicazione d’informazione senza conferma empirica porta ad uno sguardo incompiuto, parziale e che in definitiva diventa un’altro esempio “da non seguire”.

    Un saluto

  • http://www.facebook.com/federica.raffin Federica Raffin

    sono profondamente in disaccordo con questo post. è ora di smetterla di pensare che una politica dell’ austerità, finalizzata unicamente al pagamento del debito pubblico, possa essere la soluzione a questa crisi. basta con questo messaggio che bombarda l’ opinione pubblica che i sacrifici dei cittadini debbano servire a pagare un debito causato dalle speculazioni finanziarie. i soldi dei cittadini devono tornare alle città, ai servizi pubblici, ai sussidi, alle scuole, alla ricerca, alla cultura… i sacrifici chiesti ai cittadini devono servire a fare riforme strutturali non a pagare il debito. devono servire a riformare il nostro paese e a recuperare la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. sì, credo che il pagamento del debito debba essere regolato, e se necessario NON pagato.

    • adriac

      Purtroppo il debito pubblico è stato generato, utilizzando uno “schema Ponzi”, per la maggior parte per pagare spesa corrente, stipendi pubblici inutili, pensioni non accumulate, comprare il consenso sociale in modo massiccio, ecc. Se invece si fossero realizzate opere produttive ed infrastrutture non avremmo difficoltà a ripagarlo.

      • Simone Garilli

        Ma è falso! Perché dichiarare falsità di questo tipo? Il debito pubblico italiano esplode dal 1981, anno del divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro e anno in cui esplodono gli interessi sui titoli di Stato. Abbiamo avuto dagli anni ’80 interessi sul debito doppi o tripli rispetto alla media europea, non certo per la spesa pubblica corrente che era perfettamente nella media e ovviamente minore rispetto al Pil dei Paesi virtuosi come Danimarca, Finlandia e Norvegia. Basta divulgare falsità sulla presunta inferiorità italiana, sulle sue colpe primigenie da espiare legandosi a burocrati non eletti espressione della finanza.

        Studiare!

        http://keynesblog.com/2012/08/31/le-vere-cause-del-debito-pubblico-italiano/

        • adriac

          Caro amico, la diatriba è lunga e molto controversa. Specie per
          chi confonde causa con effetto e si adagia sulle “ideologie” Keynesiane.

          Gli anni in cui la spesa per interessi raggiunse il 11,4% del
          PIL furono gli anni seguenti a quelli in cui l’inflazione in Italia aveva
          raggiunto e superato il 20% (il 19,2% nel 1974 e il 21,2% nel 1980).

          Provenendo da un periodo (dal 1973 al 1985) in cui i tassi d’interesse
          sul debito pubblico erano stati inferiori al tasso d’inflazione-svalutazione
          della Lira (causando un costo, invece che un utile, a chi prestava soldi allo
          Stato) gli investitori internazionali e nazionali chiesero un premio che li
          compensasse di questo rischio (altrimenti no prestiti), pertanto i tassi di interesse crebbero a dismisura (raggiungendo mediamente
          il 2% – 4% al netto dell’inflazione).

          La scelta d’indebitarsi a quei tassi non fu pertanto arbitraria
          ma necessaria, dovuta a che negli anni del centro-sinistra, sino al 1992, i
          saldi primari dell’Italia furono enormemente negativi (-153.345 Euro dal 1971
          al 1992; e allora in Lire erano soldoni!) e dovettero essere in qualche modo finanziati.

          Questi saldi primari negativi furono causati alle dissennate
          scelte politiche del periodo: spesa corrente fuori controllo per prestazioni
          gratuite ai cittadini ma a carico della Stato, sistema pensionistico
          retributivo che non teneva conto degli importi versati, acquisto di voti
          tramite compiacenti assunzioni per funzioni inutili e pletoriche, acquisto di
          voti con finanziamenti a fondo perduto per iniziative improbabili e
          improduttive, ecc. ecc.

          Diverso sarebbe stato se gli stessi saldi primari negativi
          fossero stati generati da spese per infrastrutture, istruzione, ricerca, riforme,
          ecc. che successivamente avrebbero prodotto utili e benefici al Paese.

          L’aumento del debito per interessi elevati è stato quindi
          una conseguenza obbligata, che si è sommata alla causa, generando una spirale
          involutiva, sinché, troppo tardi, si è cercato di porvi rimedio intervenendo parzialmente
          sul motivo originario.

          In buona sostanza si è venuto a creare uno schema Ponzi in
          cui i benefici sono a vantaggio di chi per primo vi è acceduto mentre i costi,
          diretti e conseguenti, sono a carico di chi è successivamente integrato nel
          sistema (nel caso: le generazioni future).

          Qualora l’indottrinamento non nasconda la verità dei fatti, l’istruzione
          è fondamentale. L’uso che se ne fa deve però essere rigoroso e logico, altrimenti
          si creano mostri e menzogne.

          • Simone Garilli

            Tutto giusto, ma…..se la Banca d’Italia avesse potuto calmierare i tassi acquistando i titoli invenduti non avremmo potuto finanziarci a tassi più bassi e dipendere in misura minore dai finanziamenti dei mercati? Non mi pare peraltro che l’Italia fosse l’unica vittima dell’inflazione in quegli anni, ma è stata una delle prime a far ‘divorziare’ Banca nazionale e Tesoro..

        • adriac

          Caro amico, la diatriba è lunga e molto controversa. Specie per
          chi confonde causa con effetto e si adagia sulle “ideologie” Keynesiane.

          Gli anni in cui la spesa per interessi raggiunse il 11,4% del
          PIL furono gli anni seguenti a quelli in cui l’inflazione in Italia aveva
          raggiunto e superato il 20% (il 19,2% nel 1974 e il 21,2% nel 1980).

          Provenendo da un periodo (dal 1973 al 1985) in cui i tassi d’interesse
          sul debito pubblico erano stati inferiori al tasso d’inflazione-svalutazione
          della Lira (causando un costo, invece che un utile, a chi prestava soldi allo
          Stato) gli investitori internazionali e nazionali chiesero un premio che li
          compensasse di questo rischio (altrimenti no prestiti), pertanto i tassi di interesse crebbero a dismisura (raggiungendo mediamente
          il 2% – 4% al netto dell’inflazione).

          La scelta d’indebitarsi a quei tassi non fu pertanto arbitraria
          ma necessaria, dovuta a che negli anni del centro-sinistra, sino al 1992, i
          saldi primari dell’Italia furono enormemente negativi (-153.345 Euro dal 1971
          al 1992; e allora in Lire erano soldoni!) e dovettero essere in qualche modo finanziati.

          Questi saldi primari negativi furono causati alle dissennate
          scelte politiche del periodo: spesa corrente fuori controllo per prestazioni
          gratuite ai cittadini ma a carico della Stato, sistema pensionistico
          retributivo che non teneva conto degli importi versati, acquisto di voti
          tramite compiacenti assunzioni per funzioni inutili e pletoriche, acquisto di
          voti con finanziamenti a fondo perduto per iniziative improbabili e
          improduttive, ecc. ecc.

          Diverso sarebbe stato se gli stessi saldi primari negativi
          fossero stati generati da spese per infrastrutture, istruzione, ricerca, riforme,
          ecc. che successivamente avrebbero prodotto utili e benefici al Paese.

          L’aumento del debito per interessi elevati è stato quindi
          una conseguenza obbligata, che si è sommata alla causa, generando una spirale
          involutiva, sinché, troppo tardi, si è cercato di porvi rimedio intervenendo parzialmente
          sul motivo originario.

          In buona sostanza si è venuto a creare uno schema Ponzi in
          cui i benefici sono a vantaggio di chi per primo vi è acceduto mentre i costi,
          diretti e conseguenti, sono a carico di chi è successivamente integrato nel
          sistema (nel caso: le generazioni future).

          Qualora l’indottrinamento non nasconda la verità dei fatti, l’istruzione
          è fondamentale. L’uso che se ne fa deve però essere rigoroso e logico, altrimenti
          si creano mostri e menzogne.

        • adriac

          Correggo: saldi primari dell’Italia furono enormemente negativi (-153.345.000 Euro dal 1971 al 1992; e allora in Lire erano soldoni!)

      • Simone Garilli

        Ma è falso! Perché dichiarare falsità di questo tipo? Il debito pubblico italiano esplode dal 1981, anno del divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro e anno in cui esplodono gli interessi sui titoli di Stato. Abbiamo avuto dagli anni ’80 interessi sul debito doppi o tripli rispetto alla media europea, non certo per la spesa pubblica corrente che era perfettamente nella media e ovviamente minore rispetto al Pil dei Paesi virtuosi come Danimarca, Finlandia e Norvegia. Basta divulgare falsità sulla presunta inferiorità italiana, sulle sue colpe primigenie da espiare legandosi a burocrati non eletti espressione della finanza.

        Studiare!

        http://keynesblog.com/2012/08/31/le-vere-cause-del-debito-pubblico-italiano/

    • Sandrokam

      Io invece penso che un popolo responsabile paga i suoi debiti.
      Mio padre mi ha insegnato a pagare i miei debiti e io lo insegnerò ai miei figli.
      Solo con questo insegnamento potrò esigere i miei crediti.
      La proprietà privata va rispettata, i debiti vanno pagati perchè molto spesso chi li ha comprati l’ha fatto col sacrificio, l’ha fatto sapendo che un giorno quei soldi gli sarebbero ritornati e ci avrebbe potuto pagare l’università dei suoi figli.
      Quindi cara Federica, i debiti si pagano: Sempre.
      Sai qual’è un modo per evitare di ritrovarsi stretti nella morsa dell’austerità?
      Amministrare bene i propri averei. Cioè quello che lo stato italiano non fa perchè deve assumere migliaia di forestali in Calabria che giochino urgentemente a carte mentre sono stipendiati dai contribuenti o perchè deve assumere migliaia di siciliani che si grattino subito la pancia mentre fingono di lavorare.
      E queste qualcuno ha anche il coraggio di chiamarle politiche keynesiane.
      No!
      BASTA.
      I debiti si pagano e crediti si esigono, è così che si rispetta la proprietà privata ed è così che si rispetta il lavoro.

  • daniele savi

    … nessuno cita l’Ungheria: “misteri della fede”.
    buonadomenica

  • Fabio Reghellin

    Vorrei segnalare che “icesave” non era un fondo pensione, ma un conto di risparmio accessibile a tutti come il “contoarancio”.

  • FrancescoDondi

    …e questo cosa c’entra con l’articolo?

  • Gianni Comoretto

    Lo Stato fornisce servizi alla collettività. Qualcuno deve pagare per quei servizi. Se non hai un pareggio di bilancio, significa che qualcuno paga (comprando titoli) in cambio di un’opzione sul nostro lavoro futuro, sulle nostre vite. Puoi non pagare quest’opzione, ma:
    - non puoi distinguere tra chi conta su quell’opzione per campare, ha pagato per metter via soldi per la vecchiaia ecc. e chi ci ha investito il suo surplus.
    - non puoi disporre di questo margine in futuro (come in Argentina)

    Non ha senso dire che basta stampare soldi per tornare in pareggio. Stampare soldi significa prenderli da chi ne ha, anche pochi (o dagli stipendi di tutti) con l’inflazione. I ricchi trasferiscono le loro ricchezze all’estero, e i poveri pagano. Tieni presente che il debito pubblico italiano è oltre 10 volte il totale dei soldi che circolano.

  • Rosu

    infatti non era un commento all’articolo, ma una risposta ad un altro commento….non so perchè sia stato impaginato così