Il Post
— rassegna

«Le accetto, le critiche»

Michele Serra risponde alle contestazioni ricevute dalla sua rubrica di ieri dedicata a Twitter

17 marzo 2012

Ieri Michele Serra aveva dedicato la sua rubrica quotidiana su repubblica a una sua impressione su Twitter, e le sue parole erano state molto dibattute e contestate per tutta la giornata, su Twitter naturalmente ma anche in altri luoghi della rete. Ieri sera Repubblica.it lo ha sentito al telefono e stamattina in prima pagina su Repubblica lui stesso torna sulla questione e sulle critiche.

L’altro giorno ho scritto un corsivo contro il sensazionalismo urlato della stampa italiana. Pochi commenti, quasi tutti favorevoli. Il giorno successivo (ieri) ho scritto un corsivo contro il cicaleccio sincopato di Twitter. Moltissimi commenti, quasi tutti ostili. Prima di replicare alle critiche, è interessante rilevare questo: attaccare il linguaggio dei giornali equivale, oggi, a sfondare una porta aperta.
Non provoca reazioni corporative, nonostante quella dei giornalisti sia certamente una corporazione, forse perfino una casta. Al contrario, esprimere dubbi su Twitter suscita una reazione veemente e compatta dei suoi utenti. Soprattutto su Twitter, ovviamente. Come se in discussione non fosse un medium, ma una comunità di persone. La sua identità collettiva. Circostanza che solleva dubbi su uno dei principali argomenti dei difensori di Twitter: è solo un medium, non conta in sé, conta l’uso che se ne fa. Anche la carta stampata è solo un medium: infatti parlarne male è esercizio corrente, e condiviso perfino da chi di quel medium fa un uso quotidiano e addirittura professionale. Il cosiddetto “popolo del web” ha invece di sé un alto concetto. Se mi posso permettere: leggermente troppo alto. Quasi snob, mi verrebbe da dire per vendicarmi dell’accusa che spesso viene rivolta a chi critica le abitudini di massa…

(continua a leggere su Repubblica.it)

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  • facci

    Non mi ricordo che cosa volevo scrivere, ma credo che contenesse la parola ‘io’.

  • http://www.chiello.net angeloch

    Non ho letto l’intero pezzo su Repubblica e non ho seguito tutta la vicenda. Mi sono limitato a leggere questa pagina.
    “Il cosiddetto “popolo del web” ha invece di sé un alto concetto. Se mi posso permettere: leggermente troppo alto. Quasi snob, …”
    Quindi noi che usiamo internet, secondo Serra, siamo quasi snob e lui che scrive questo pezzo http://www.ilpost.it/2012/01/16/ognuno-ha-la-sua-crociera/ non lo è.
    Forse Serra dovrebbe ritarare il suo concetto di snob.. ma glielo dice uno snob.

  • sascha

    Ci sono due generi di snobismo, quello d’elite, che potremmo definire verticale (il gusto come segno di superiorità sociale) e quello di branco, orizzontale (i gusti come bandiere di gruppi che si disprezzano a vicenda). Internet ha introdotto un terzo tipo, quello di massa, in cui una maggioranza enorme e fiera della propria ignoranza (‘non ho letto… non ho seguito… mi sono limitato… se mi posso permettere…’) disprezza quei pochi che non si adeguano ai suoi gusti ‘virali’ e li accusa di snobismo, con cui intende il crimine di avere proprie idee e gusti, individuali e non in crowdsourcing…

  • chelidon

    bell’articolo, bellissima conclusione:
    “Per comunicare basta scrivere “io esisto”. Per scrivere, spesso è necessario dimenticarlo.”
    To’, potrebbe andare su Twitter.

  • http://Aciribiceci.com mafillio