Almeno 19 persone sono morte ieri sera nel crollo di un vecchio edificio di cinque piani a Beirut, capitale del Libano. La maggior parte delle vittime erano lavoratori stranieri. Il bilancio non è ancora definitivo e i soccorritori hanno scavato anche oggi tutto il giorno e sotto la pioggia con le gru e a mani nude per cercare di salvare chi è rimasto intrappolato nelle macerie. «Riteniamo che ci siano ancora 16 persone» ha detto il responsabile della Protezione civile Raymond Khattar.
Dopo il crollo il presidente libanese Michel Suleiman e il ministro degli Interni sono andati sul luogo del disastro, ma sono stati accolti dalle proteste dei cittadini del quartiere che chiedevano di trovare i responsabili e di ricordarsi di loro non solo durante la campagna elettorale.
A Beirut molti edifici, anche di più piani, sono stati costruiti senza i necessari permessi e le adeguate norme di sicurezza. Non si conoscono ancora le cause del crollo improvviso della palazzina, ma si suppone che l’edificio, vecchio di sessant’anni e in cattive condizioni, abbia risentito delle forti piogge di questi giorni.














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