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Comprare il debito italiano serve a qualcosa?

L'appello patriottico a comprare i BOT è inutile e perfino dannoso, spiega Franco Debenedetti sul Foglio

9 novembre 2011

Venerdì scorso il libero professionista toscano Giuliano Melani aveva comprato una pagina del Corriere della Sera per proporre acquisti di massa dei titoli italiani allo scopo di ridurre lo spread: comprarci il debito italiano come patriottica assunzione di responsabilità. La proposta ha avuto qualche risonanza: Aldo Cazzullo ne ha scritto in prima pagina sempre sul Corriere, alcuni politici hanno seguito l’esempio di Melani, molte banche si sono dette disponibili ad azzerare le commissioni per incentivare l’acquisto dei BOT (tra queste Intesa Sanpaolo, per bocca di Corrado Passera). Oggi sul Foglio Franco Debenedetti spiega che si tratta di un’iniziativa, per quanto benintenzionata, inutile e perfino dannosa.

Fosse solo per il signor Melani, che compera una pagina del Corriere per invitare “le molte persone che dispongono” di qualche ricchezza a comperare Bot e così salvare il Paese, la si può considerare una innocua bizzarria o un tollerabile esibizionismo: al massimo annotare che che l’idea di dare l’oro alla Patria non sembra il massimo per rassicurare la City, e voltare pagina. Ma l’idea è stata ripresa dalle grandi banche, che anzi sarebbero disposte in tal caso a rinunciare alle commissioni. E’ allora il caso di chiedersi: riacquistarsi il debito migliorerebbe o peggiorerebbe la situazione del Paese?

Intanto dobbiamo dare una delusione ai volonterosi: comprare BOT non è un gesto patriottico. Infatti chi compra BOT sul mercato al tasso del giorno, è tanto patriottico quanto gli “odiati speculatori” che lo fanno se il tasso è interessante. Ma anche se quelli che rispondono all’appello fossero tanto numerosi da comperare anche solo i 15 miliardi dell’asta di Gennaio a un tasso inferiore al prevedibile tasso di mercato, non cambierebbe nulla: a meno che il risparmiatore italiano non divenga, asta dopo asta, prestatore di ultima istanza, e si comperi lui tutto il debito pubblico italiano.

Supponiamo più realisticamente che l’appello abbia un discreto seguito, e numerosi siano coloro che acquisteranno BOT per alcune diecine di migliaia di euro ciascuno. Persone avvedute, che non avranno gli euro nel materasso ma depositati in banca, oppure investiti in titoli (quelli che già hanno i loro risparmi in BOT, li lasciamo stare): per comperarne di nuovi dovranno vendere gli uni e ritirare gli altri. Per le case, ci vuole più tempo.

Se ritirano soldi dalle banche, queste avranno meno depositi con cui finanziare prestiti a individui o aziende. Se vendono azioni di imprese italiane, ne deprimono i corsi, aumentano il loro costo del capitale, e rendono meno convenienti i loro investimenti. (A rigore resterebbero quelli che hanno investito in imprese estere, ma non sono tanti, ed è improbabile che aderiscano: non senza ragione, c’è anche un patriottismo dell’euro).

(continua a leggere sul sito di Franco Debenedetti)

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17 Commenti

  1. bclaudio

    Non fa una piega. Faccio solo notare che anche nuove tasse, tipo patrimoniali, avrebbero lo stesso effetto. Con l’aggravante di essere coercitive.

  2. lapid

    Se ci fosse molta richiesta di BOT però i tassi di interesse scenderebbero, non solo, se più debito fosse in mano Italiane e meno in mani Estere il debito spaventerebbe molto meno i mercati.

  3. maui

    “Se, per incommensurabile assurdo, i residenti giungessero a sostituire integralmente i non residenti, nella persistente assenza di riforme tali da far ripartire la crescita potremmo giungere in modo rapido ed indolore al default sul debito pubblico, proprio perché non ci sarebbero più vincoli ed impegni ad onorare il medesimo nei confronti della comunità internazionale. Geniale, no? Già vediamo gli appelli al “default patriottico” da parte di Storace e di altre volpi poste a guardia del pollaio italiano….”.

    http://phastidio.net/2011/11/06/la-via-patriottica-al-default/

  4. versonord

    Il Signor Rossi e lo strano patriottismo degli imprenditori veneti…
    http://www.linkiesta.it/blogs/italiability/btp-lo-strano-patriottismo-degli-imprenditori-veneti

  5. piti

    La differenza con la patrimoniale è che una tassa che toglie mille euro in ragione di ogni milione di euro di patrimonio non incide sui consumi di chi la deve pagare, mentre l’oro alla patria, il compriamo tutti dei BOT coinvolge anche il ceto medio e basso, che se distrae diecimila euro dai consumi per sottoscrivere titoli di stato poi non consuma per un pezzo.

  6. crespo

    Pur condividendone il finale, mi sembra che le conseguenze dell’acquisto di BOT siano esagerate e proiettate troppo nel medio periodo.
    Oggi abbiamo necessità di segnali forti e incisivi.
    E’ inimmaginabile pensare che gli italiani si privino del pane per andare a comprare BOT ma sarebbe invece auspicabile che tutti contribuissimo per un nuovo orgoglio nazionale e per destare un minimo di ammirazione dal resto di Europa.

  7. ricpol

    E’ un esercizio di logica piacevole da leggere, ma chiaramente il punto centrale è un altro: l’idea di “comprare BOT per salvare la Patria” è (diciamo) poco furba perché ripropone esattamente il meccanismo che in quarant’anni ci ha portato in questa situazione. Finanziare lo Stato con il risparmio privato, in modo che lui possa sprecare i soldi avuti in prestito, e doverne chiedere sempre di nuovi. E’ come versare acqua in un secchio bucato: nel breve periodo magari riesci pure a mantenere un livello, ma già nel medio periodo sei al punto di partenza.
    Ed è inutile anche dire “i mercati hanno bisogno di segnali incisivi subito”: è vero, ma i mercati sono abbastanza furbi da capire la differenza tra un “segnale incisivo” che va nella direzione giusta e uno che va nella direzione sbagliata. Comprare BOT “controcorrente” è un segnale incisivo del secondo tipo.

    Ciò detto, io non ho la sfera di cristallo, ma mi permetto un umile consiglio. Comprare titoli a 3 anni va bene, a 5 ancora ancora, ma prima di comprarli a 10 anni io guarderei dritto negli occhi chi mi propone l’acquisto e gli chiederei se sta cercando di fregarmi… Guardate che le prospettive a 10 anni per l’Italia sono di default, piuttosto che no.

  8. fafner

    Perdonate la banalità, ma la vera differenza tra imposta patrimoniale e titolo di Stato è che la prima acquisisce un’entrata in via definitiva (che diminuisce il debito), il secondo è una specie di mutuo feneratizio (che aumenta il debito).

    Perfino io, che ho sempre trovato sexy Ferruccio de Bortoli, sono rimasto senza parole nel vederlo difendere, iersera a Ballarò, ricette tanto ingenue.

  9. Wilson

    Ottima l’analisi di Ricpol, i casi sono due: se l’Italia non mostra di saper usare i soldi che riceve in prestito ogni sollievo dato in questo modo servirà solo a permettere agli speculatori che lanciano questi appelli di vendere meglio la loro parte, se invece l’Italia riesce a diventare affidabile i tassi scenderanno senza bisogno di queste iniziative.
    Questi appelli sono uguali a quelli di Berlusconi per l’acquisto di azioni Enel ed Eni.

  10. plato

    “Lo avevano già spiegato Phastidio e Giannino”
    ma sono stati lenti: dinosauri antropomorfi

  11. certo che serve a qualcosa comprare il debito italiano… il giornalista del foglio dovrebbe cambiare immediatamente lavoro perchè dice delle falsità..
    innazitutto serve perchè consente di dare una boccata d’aria al paese.. chissà in futuro ci sarà il rischio che le aste vadano a vuoto per poca richiesta.. se gli italiani comprassero titoli a volontà gli stranieri sarebbero costretti a comprare titoli alle aste successive.. in questo modo maggiore è la richiesta mino è il tasso..
    il discorso delle banche poi è stupido… le nostre banche non prestano soldi a nessuno, ne a privati ne aziende, hanno le commissioni più care d’europa e interessi attimi bassissimi.. se togliessimo una parte dei soldi per comprare bbt non accadrebbe niente di chè..

  12. ricpol

    La differenza tra emissione di titoli e patrimoniale è che il primo è un prestito, dove almeno c’è la vaga promessa che chi riceve i soldi si impegnerà a usarli in modo oculato e ripagare alla scadenza; la seconda è un prelievo forzato puro e semplice.
    Se io ti chiedo un prestito, è un patto tra pari; se ti impongo una patrimoniale, è una rapina. Se è Vendola a farlo, allora però tutto bene.
    Del resto non è la prima volta che ci impongono patrimoniali, imposte e prelievi una tantum, e via elencando. Hai mai visto la spesa pubblica e il debito pubblico diminuire?
    E in effetti, guarda caso, tra tutti i sacrifici dolorosi e pesanti che l’Europa e l’FMI ci chiedono, la patrimoniale proprio non c’è: e indovina perché? Perché non risolve neppure marginalmente il problema.
    Ripeto: il problema in un secchio bucato è riparare il secchio, non aggiungere altra acqua, dovunque la si prenda.

  13. Le affermazioni di Ricpol sono molto interessanti e ben argomentate. Io avevo appoggiato la proposta di Pellegrino Capaldo, riportata qui http://archiviostorico.corriere.it/2011/gennaio/26/Capaldo_rebus_debito_pubblico_Ricetta_co_9_110126026.shtml

    però certamente, come dice Ricpol che ne sa più di me, sarebbe un provvedimento che sposterebbe solo molto più in là il problema senza risolverlo, se non lo si accompagna con altri provvedimenti che aiutino l’economia italiana a crescere [riforma della giustizia civile, taglio delle tasse ecc.]

  14. Ryoga

    Mi piace l’idea di pagare i bonus dei dirigenti pubblici con totoli a varie scadenze, magari con l’interesse fissato a quello dei Bund…

  15. fafner

    @ ricpol

    Le imposte che hanno nel patrimonio il proprio presupposto esistono in tutti i Paesi civili. Non si tratta di rapine.
    No, perché se i prelievi tributari sono rapine, allora dovremmo cominciare ad abolire le ritenute alla fonte sul reddito dei lavoratori dipendenti, che sono gli unici a non potersi autoridurre l’imponibile. Giusto perché ci sia par condicio nell’evasione fiscale.
    In questo Paese il lavoro dipendente dovrebbe fare il giuramento della pallacorda, altro che patrimoni da rapinare.

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