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2010 – La lettera di Gabanelli contro Veronesi

La giornalista stronca la nomina del senatore all'agenzia per il nucleare sul piano dell'opportunità, dell'età, dell'esperienza e della competenza

«Succede di essere approssimativi quando ci si occupa di troppe cose»

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Il Corriere della Sera sta diventando un interessante epistolario, ultimamente. Dopo i vari scambi di lettere delle ultime settimane – notevole quello breve e polemico tra il direttore e il ministro Tremonti, e prima si era spiegato Vespa, eccetera – e la articolata e chiara missiva del senatore Veronesi di ieri sulla sua nomina alla presidenza dell’Agenzia per la Sicurezza del nucleare, oggi a quella lettera di Veronesi risponde con un altro “caro direttore” Milena Gabanelli, solitamente schiva alle discussioni pubbliche in prima persona (benché oggi abbia avuto attenzione su Repubblica la sua intervista di ieri al Pais).

Gabanelli interviene in modo diretto e inatteso sul tema della nomina di Veronesi, con accenti formalmente rispettosi ma assai severi nei confronti del senatore e delle sue scelte.

Caro direttore, premetto che non ho interesse per le preferenze politiche del Prof. Veronesi; è un oncologo di fama e mi aspetto che faccia tutto quello che può per curare il cancro. Da un paio d’anni è anche senatore, carica che ha accettato a patto che non gli porti via tempo per i suoi pazienti. Intento nobile verso i pazienti, meno verso i cittadini che, pagando un lauto stipendio ai senatori, si aspettano che dedichino le loro energie alla gestione politica del Paese. Ora è stato proposto il suo nome come Presidente dell’Agenzia per la Sicurezza del Nucleare, nomina che accetterebbe volentieri, di nuovo a condizione che non sottragga tempo ai suoi pazienti. Ovvero, bisognerebbe adattare le necessità di un’agenzia così delicata e fondamentale agli impegni del candidato presidente. Intanto venerdì scorso in Senato è stato approvato un decreto che gli consentirebbe, se volesse, di andare in deroga alla legge che vieta a chi ha incarichi politici di presiedere un’authority.

Ma la questione di metodo che riporta Gabanelli non riguarda solo i troppi impegni che Veronesi pretende di assumere e svolgere contemporaneamente, quanto anche la sua adeguatezza professionale e anagrafica all’agenzia per il nucleare.

Riguardo invece alla sua competenza in materia, scrive: «Sono un appassionato di fisica, non a caso ho ricevuto la laurea honoris causa». Nuclearista convinto, cita la Francia come modello di qualità di vita per noi italiani. Partendo dal presupposto che l’agenzia non sia un bluff ma qualcosa di straordinariamente serio, non è affatto rassicurante l’idea che venga diretta (nei ritagli di tempo) per 7 anni, da un uomo che oggi ne ha 85, anche se è il più bravo oncologo del pianeta. Presiedere l’agenzia per il nucleare vuol dire affrontare problemi di carattere tecnico, elaborare i regolamenti insieme ai commissari, dare il parere sui progetti, verificare il rispetto delle regole e prescrizioni a cui sono sottomesse le installazioni. Un lavoro certamente a tempo pieno, meglio se subordinato a una competenza specifica, più che a una passione. Siccome il Prof. Veronesi cita il modello francese, saprà che la loro agenzia (ASN) è diretta da Jean Christophe Niel, 49 anni (laureato in fisica teorica che ha ricoperto incarichi di vertice nel controllo sul ciclo del combustibile e dei rifiuti, ed è stato per anni capo del dipartimento per la sicurezza dei materiali radioattivi). Il presidente è Andrè-Claude Lacoste, 69 anni, ingegnere, da 17 anni con incarichi direttivi nel settore sicurezza nucleare.

E infine, non è solo una questione di metodo e rispetto per i ruoli a preoccupare Gabanelli, che entra quindi nel merito delle posizioni di Veronesi sul nucleare: Veronesi è favorevole, a dispetto delle posizioni del suo partito, e da qui sono nate le polemiche sulla sua collaborazione col governo a un progetto che l’opposizione non condivide. E le obiezioni di Gabanelli diventano così una vera stroncatura.

Il Prof. Veronesi ha poi espresso un’opinione sul fattore rischio («oggi calcolato quasi vicino allo zero»), che sembra non tener conto dei cosiddetti piccoli incidenti quotidiani, riportati da tutte le Agenzie, che si verificano proprio in Francia; per non parlare delle basse emissioni permanenti degli impianti, come dimostra lo studio del Prof. Hoffman ordinato dalla Cancelliera Merkel. Parlare invece di nucleare come «l’alternativa più valida al petrolio» è solo suggestivo, poiché il petrolio serve soprattutto a far muovere le macchine e solo in minima parte ad alimentare le centrali elettriche. Infatti in Francia, Paese più nuclearizzato d’Europa, il consumo procapite di petrolio è più alto rispetto a quello italiano. Succede di essere approssimativi quando ci si occupa di troppe cose.

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