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Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (Foto di Valentina Lovato)

L’ospedale di Bergamo è in attesa

Siamo andati nel posto che fu l'epicentro mondiale della pandemia, dove la seconda ondata sembra meno forte e dove ci sono molte competenze in più e qualche energia in meno

di Elena Zacchetti e Valentina Lovato

Per un visitatore esterno in un giorno di fine ottobre, la “hospital street”, l’enorme corridoio principale del Papa Giovanni XXIII di Bergamo, l’ospedale che durante la prima ondata dell’epidemia da coronavirus era stato al centro del mondo, sembra essere affollata. Sembra, ma non lo è: prima che la pandemia sconvolgesse reparti, piani e umori, la “hospital street” era davvero stracolma di gente. Pazienti, accompagnatori, visitatori, si aggiravano tutti al piano terra del Papa Giovanni, come viene chiamato l’ospedale, ricco di piante e di luce che entra dalle vetrate, progettato da un architetto francese, Aymerich Zublena, che aveva in mente qualcosa di luminoso e positivo che neutralizzasse i timori verso la malattia e la sofferenza. Oggi è tutto diverso.

La “hospital street” dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (Foto di Valentina Lovato)

Gli accompagnatori possono entrare solo in circostanze eccezionali, e i visitatori per lo più non sono ammessi. Sono stati allestiti punti triage all’ingresso degli ambulatori, dove un operatore chiede a chi deve accedere per le visite di farsi misurare la temperatura, e se sia risultato positivo a un tampone, o sia un contatto di un positivo; e sono stati allestiti box riservati ai pazienti oncologici, per favorire il distanziamento con le altre persone durante l’attesa di una visita. I reparti riservati ai pazienti Covid non si vedono dal corridoio: si riconoscono dai cartelli di “ingresso vietato” appesi in bella vista sulle porte di accesso, ma sono inaccessibili a personale non autorizzato.

La direzione sanitaria ha adottato tutte queste norme per contenere la diffusione del coronavirus, per evitare focolai interni e proteggere i pazienti e il personale sanitario: finora sono state norme non estremamente invasive, lontanissime da quelle in vigore durante la prima ondata, quando tra i corridoi del Papa Giovanni c’era solo silenzio, perché l’accesso all’ospedale era vietato a tutti. Allora si sentivano solo i passi dei medici che entravano e uscivano, ha ricordato una dipendente (non sanitaria) dell’ospedale, con tutte le ansie e i timori che un’emergenza di quella portata poteva comportare.