Piazza Dergano, dopo i lavori di riqualificazione (Comune di Milano)

Cos’è l’urbanistica tattica

Un modo di cambiare le città senza spendere troppi soldi e usando diversamente lo spazio: alcuni esempi si iniziano a vedere anche qui

Da circa un anno il comune di Milano ha iniziato a rinnovare alcune piazze con alberi, fioriere, panchine, tavoli da ping pong e, soprattutto, con tanta vernice, grazie a un programma che si chiama Piazze Aperte, che è stato avviato nel 2018 e proseguirà certamente anche nel 2020. Piazze Aperte ha portato alla rimodulazione di diverse piazze e strade – tra cui Piazza Dergano, Piazza AngilbertoPorta Genova e Spoleto-Venini – mentre già sono stati decisi gli interventi in altre quattro piazze e altre nuove proposte si possono presentare attraverso un bando il cui termine è il 20 novembre. È il modo in cui Milano sta mettendo in pratica la cosiddetta urbanistica tattica, un particolare approccio di cui si è davvero iniziato a parlare solo da pochi anni, che si basa sull’idea che possa bastare relativamente poco – poco tempo e poco budget – per cambiare una strada o una piazza (con la vernice, ma non solo).

(Comune di Milano)

L’urbanistica tattica (ma si usa anche il calco dall’inglese “urbanismo tattico”) è un approccio che prevede diversi tipi di azioni – a volte fatte direttamente dai cittadini, altre dalle amministrazioni locali – che hanno lo scopo di migliorare gli spazi pubblici per renderli più utili e piacevoli per chi li usa. Dato che molti spazi pubblici sono attraversati o occupati dalle auto, l’urbanistica tattica prevede soluzioni creative per far sì che le persone possano attraversarli meglio non solo in auto, o addirittura fermarcisi a leggere, chiacchierare, lavorare o bere qualcosa. Ma non è solo questione di pedonalizzare alcune aree: in molti casi le auto possono continuare a passare, ma entro certi limiti di spazio e di velocità; e in altri casi si tratta semplicemente di rendere più evidente – anche solo riverniciando le superfici – lo scopo originale di certi spazi.

Non c’è una vera e propria data di nascita dell’urbanistica tattica: un primo importante testo è Tactical Urbanism: Short-Term Action, Long-Term Changeche uscì nel 2011, ma come ha spiegato Bikeitalia è da qualche decennio che, in giro per il mondo, qualcuno faceva qualcosa che, anche se ancora non si chiamava così, rientrava in quello che poi sarebbe diventato l’urbanistica tattica. Se si libera lo spazio precedentemente usato per parcheggiare un’auto e ci si mettono dei bancali per creare delle sedute e un tavolino a cui chi vuole si può sedere, si fa – in piccolo – urbanistica tattica. Più in grande, l’urbanistica tattica può riguardare anche intere piazze, e usare la cosiddetta “rimodulazione dello spazio” per creare cosiddette “isole di socialità“. In certi casi si tratta semplicemente di riverniciare le strisce pedonali, magari in modo un po’ creativo; in altre di trasformare un crocevia tra strade in un luogo di ritrovo per bambini, coppiette, compagnie di amici o pensionati.

Così come molte altre città del mondo, per i suoi progetti di urbanistica tattica Milano collabora con Bloomberg Philanthropies: una società no profit guidata dall’imprenditore ed ex sindaco di New York Michael Bloomberg, che a fine ottobre ha presentato una guida e un bando (valido solo per città americane) per incentivare le amministrazioni a «riappropriarsi degli spazi cittadini attraverso l’arte», in particolare attraverso l’uso della vernice sull’asfalto. Nella guida allegata al progetto, la Asphalt Art Guide, Bloomberg Philanthropies – che investe centinaia di milioni di dollari in oltre 500 città di più di 100 paesi – parla di strumenti e tattiche per spiegare come fare e mostra alcuni esempi di chi l’ha già fatto. In tutti i progetti della Asphalt Art Guide (alcuni dei quali sono in realtà opere di street art più che azioni con finalità urbanistiche) un ruolo fondamentale ce l’ha la vernice.