La stretta di mano tra il primo ministro britannico Tony Blair, il mediatore George Mitchell e il primo ministro irlandese Bertie Ahern dopo aver firmato l'Accordo del Venerdì Santo, 10 aprile 1998 (DAN CHUNG/AFP/Getty Images)

L’Accordo del Venerdì Santo, vent’anni fa

Fu il momento più importante del processo di pace in Irlanda del Nord, e segnò l'inizio della fine di 30 anni di violenze

«L’Irlanda del Nord per 30 anni è stata un esempio di violenza, bigotteria e irragionevolezza, ma è riuscita a fare un passo avanti», disse il political editor di BBC Robin Oakley il pomeriggio del 10 aprile del 1998. Pochi minuti prima, gli allora capi dei governi britannico e irlandese, Tony Blair e Bertie Ahern, avevano annunciato a Belfast la firma dei cosiddetti Accordi del Venerdì Santo, uno dei momenti più importanti del lungo e difficoltoso processo di pace in Irlanda del Nord, con cui ci si avvicinò alla fine delle violenze che avevano segnato per 30 anni la storia del paese, i cosiddetti Troubles.

I Troubles furono l’insieme di violenze, attentati e profonde divisioni che dalla fine degli anni Sessanta avevano causato la morte di 3.600 persone – tra cui quasi 2000 civili – in tutta l’Irlanda del Nord. Le due grandi parti del conflitto erano gli unionisti, per la maggioranza protestanti e favorevoli alla permanenza dell’Irlanda del Nord nel Regno Unito, e i repubblicani, cattolici e favorevoli invece all’unificazione di Irlanda e Irlanda del Nord. In Irlanda del Nord la maggioranza della popolazione era unionista e protestante, mentre i repubblicani erano una minoranza.

Un cartellone con i numeri dei morti durante i Troubles, Ulster, 22 dicembre 1974
(Wood/Express/Getty Images)