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  • giovedì 19 ottobre 2017

Il governo spagnolo vuole commissariare la Catalogna

Lo ha annunciato questa mattina dopo che il presidente catalano Carles Puigdemont aveva rifiutato di fare passi indietro sulla dichiarazione d'indipendenza

Il presidente catalano Carles Puigdemont (David Ramos/Getty Images)

Il presidente catalano Carles Puigdemont ha risposto alla richiesta fatta la scorsa settimana dal governo spagnolo sulla situazione in Catalogna. Il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy aveva chiesto a Puigdemont di «tornare nella legalità», ovvero rinunciare formalmente alla dichiarazione di indipendenza, entro le 10 di questa mattina. In caso contrario sarebbero iniziate le procedure per l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, quello che permette allo stato di costringere una Comunità autonoma (come la Catalogna) a rispettare la legge. Puigdemont, però, non ha fatto passi indietro. Ha replicato che il suo governo è pronto a sottoporre e a far votare al Parlamento catalano la dichiarazione di indipendenza, annunciata e immediatamente sospesa martedì della scorsa settimana, se il governo applicherà il 155. Ha anche aggiunto di continuare a essere disposto a sedersi a un tavolo con Rajoy per provare a risolvere la situazione con un accordo politico.

Il governo spagnolo ha risposto pochi minuti dopo dicendo che inizierà le procedure per l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, visto che Puigdemont non ha fatto passi indietro. Ha aggiunto che sabato terrà un consiglio dei ministri straordinario per elaborare le misure concrete da presentare in Senato, dove saranno votate.

In pratica nessuna delle due parti ha fatto passi indietro. Puigdemont, il suo governo e la maggioranza del Parlamento catalano vorrebbero iniziare dei negoziati con il governo spagnolo per arrivare a un accordo che preveda un referendum legale sull’indipendenza della Catalogna. Rajoy e la stragrande maggioranza del Parlamento spagnolo – inclusi il Partito Socialista (PSOE) e Ciudadanos – non sono disposti a dialogare finché Puigdemont abbia ritirato la dichiarazione d’indipendenza. Anche se lo facesse, l’ipotesi che il Parlamento di Madrid conceda un referendum legale per l’indipendenza della Catalogna è praticamente pari a zero.

Ieri il governo spagnolo aveva fatto un’altra proposta: aveva detto che avrebbe rinunciato all’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione se Puigdemont avesse sciolto il Parlamento catalano e indetto nuove elezioni. Questa ipotesi però, scrive la stampa catalana, non ha trovato grandi appoggi all’interno del governo, che nelle ultime settimane si era impegnato ad “applicare” i risultati del referendum dell’1 ottobre sull’indipendenza della Catalogna, considerato illegale dalla magistratura e dal governo spagnoli: al referendum avevano stravinto i favorevoli all’indipendenza, con un’affluenza però inferiore al 50 per cento.

Non si sa cosa succederà ora. Se Puigdemont farà quello che ha detto di voler fare, il Parlamento catalano potrebbe votare la dichiarazione d’indipendenza alla prossima seduta, ma i tempi non sono ancora chiari. Non è chiaro nemmeno cosa comporterà l’applicazione dell’articolo 155, che è un mezzo salto nel vuoto: non è mai stato usato in passato e la Costituzione spagnola è molto vaga nel descrivere come potrebbe intervenire il governo spagnolo per riportare la situazione alla normalità in una Comunità autonoma, di fatto lasciando carta bianca allo stato.

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