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La produzione dei nuovi iPhone non è andata liscissima

Lo scrive il Wall Street Journal: i nuovi schermi hanno portato a numerosi ritardi e ad abbandonare l'ormai classico sensore delle impronte digitali

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Il CEO di Apple, Tim Cook (Stephen Lam/ Getty Images)

Il Wall Street Journal, di solito bene informato su cosa succede dentro Apple, ha raccolto le ultime indiscrezioni sui nuovi iPhone, che saranno presentati il prossimo martedì 12 settembre a Cupertino, nel nuovo campus di Apple a poca distanza da San Francisco (California). A causa di ritardi nello sviluppo e nella produzione, il nuovo iPhone non avrà un sensore per le impronte digitali e potrà essere quindi sbloccato solo tramite inserimento di un pin, o con un nuovo sistema di riconoscimento facciale. Il sensore continuerà invece a esistere sui nuovi iPhone 7s e iPhone 7s Plus che saranno presentati sempre martedì, e che saranno un’evoluzione dei modelli presentati lo scorso anno. Da mesi analisti e siti di tecnologia dicono infatti che Apple presenterà tre diversi modelli di iPhone: due più “tradizionali” e uno completamente nuovo (potrebbe chiamarsi iPhone 8 o iPhone X), una sorta di modello celebrativo per i dieci anni dello smartphone.

Il Wall Street Journal scrive che durante quest’estate la produzione del nuovo iPhone ha avuto numerosi contrattempi, che probabilmente influiranno sulla quantità di dispositivi disponibili al momento della messa in vendita. Già normalmente Apple ha qualche problema nel soddisfare la domanda con i modelli appena annunciati, ma in questo caso i ritardi potrebbero essere più consistenti: al punto da mettere a rischio parte della stagione delle vendite natalizie, una delle più redditizie per la società. Secondo le fonti consultate dal Wall Street Journal e vicine a Foxconn (l’azienda cinese che materialmente assembla gli iPhone), la produzione è in ritardo di quasi un mese. Foxconn ha provato a recuperare parte del tempo perduto offrendo ricompense e bonus ai suoi operai, in cambio di turni più lunghi per aumentare la produzione. La società nel suo gigantesco stabilimento di Zhengzhou (Henan, Cina) impiega quasi 250mila dipendenti.

I ritardi sono dovuti in parte alla decisione di Apple di usare una tecnologia diversa per gli schermi dell’iPhone 8: OLED (Organic Light Emitting Diode) al posto dei classici LCD. I pannelli OLED producono luce autonomamente, a differenza di quelli LCD che richiedono componenti aggiuntivi, consumano meno batteria e offrono colori più saturi e ricchi; sono utilizzati da tempo dai concorrenti di Apple, come Samsung, e il loro impiego sugli iPhone era ormai atteso da anni.

Il design del nuovo iPhone 8 non dovrebbe prevedere la presenza di tasti fisici nella parte frontale del telefono, perché lo schermo occupa quasi tutto lo spazio eliminando le due classiche bande nere in alto e in basso. Apple ha quindi rinunciato al tasto “Home”, che contiene al suo interno il sensore per le impronte digitali, confidando comunque di riuscire a inserire un sensore analogo al di sotto dello schermo. Stando al Wall Street Journal l’intento non è però andato a buon fine nei tempi sperati, e quindi Apple ha dovuto rinunciare al sensore, e anche alla possibilità di spostarlo nella parte posteriore del telefono (soluzione seguita da altri produttori). I siti di tecnologia nelle settimane scorse hanno comunque ipotizzato che il sensore sia stato collocato vicino alla fotocamera posteriore, ma il Wall Street Journal non cita questa eventualità.

La mancanza del sensore per le impronte digitali lascia come uniche opzioni per sbloccare l’iPhone 8 l’uso del classico pin numerico, oppure l’utilizzo della nuova funzione per il riconoscimento facciale. Apple ha lavorato molto a questa tecnologia negli ultimi anni, cercando di superare i difetti emersi dal suo utilizzo da parte della concorrenza. Senza tasto “Home” potrebbe comunque diventare meno pratico lo sblocco del telefono quando lo si tiene appoggiato su una superficie, perché si dovrà comunque impugnarlo e inquadrare la propria faccia.

Il Wall Street Journal dice anche che Apple ha avuto molte difficoltà nel trovare produttori affidabili dei nuovi schermi OLED. La sua principale società appaltatrice è una controllata di Samsung Electronics in Vietnam. A differenza dei pannelli OLED usati da Samsung per i suoi smartphone, quelli prodotti per conto di Apple hanno due “strati” distinti: uno per lo schermo vero e proprio e uno per il touchscreen. La produzione è quindi più lunga perché richiede un maggior numero di passaggi e fa aumentare il rischio che qualcosa vada storto nell’assemblaggio.

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