Kim Jung Un
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  • mercoledì 5 luglio 2017

Perché questo nuovo missile della Corea del Nord è più importante degli altri, spiegato

Una guida in sette punti, per capire perché e cosa può succedere adesso

Kim Jung Un
Kim Jung-un in mezzo ad alcuni militari (KRT via AP Video)

Lunedì la Corea del Nord ha testato il suo primo missile balistico intercontinentale, noto anche con la sigla ICBM. È stato un successo molto importante per Kim Jong-un, il dittatore a capo di uno dei paesi più chiusi e repressivi del mondo, e un evento che ha provocato agitazioni notevoli e superiori alla norma anche per gli standard delle bizzarrie e minacce nordcoreane. La questione del programma nucleare e missilistico della Corea del Nord non è proprio semplice, e tra il lancio di un missile e l’altro spesso ci si perde e non si riesce più a seguire il filo di quello che succede: per riprenderlo, in breve, abbiamo messo insieme sette domande e risposte.

1. Perché è importante il lancio di lunedì?
Perché per la prima volta la Corea del Nord ha testato con successo un missile balistico intercontinentale, cioè un missile che se lanciato dal territorio nordcoreano potrebbe colpire gli Stati Uniti continentali (il missile testato lunedì avrebbe potuto colpire l’Alaska). Questo non significa che oggi la Corea del Nord sia in grado di lanciare una testata nucleare contro gli Stati Uniti. I nordcoreani non hanno ancora la tecnologia per far separare dal missile la testata nucleare e guidarla verso un obiettivo preciso, ma quello che è successo lunedì dimostra comunque una cosa molto importante: nonostante le pressioni internazionali e le sanzioni, il regime nordcoreano ha continuato a sviluppare con successo il suo programma nucleare e missilistico molto più velocemente di quanto l’Occidente si aspettasse. Victor Cha, ex consulente dell’amministrazione di George W. Bush, ha detto che le capacità nordcoreane «hanno superato in maniera costante le nostre aspettative».

2. Si può fermare un missile intercontinentale?
Una volta in aria, l’unico modo di distruggere un missile intercontinentale è colpirlo con un altro missile, una cosa che gli esperti paragonano a colpire un proiettile con un altro proiettile. In Corea del Sud e nel Mar del Giappone ci sono due sistemi anti-missile che potrebbero essere usati contro i missili intercontinentali nordcoreani nella loro fase di ascesa, cioè prima che escano dall’atmosfera, ma nessuno dei due è mai stato testato per questo scopo. Una volta nello Spazio, la testata nucleare si separa dal resto del missile e quando inizia il suo rapidissimo rientro nell’atmosfera è ormai troppo piccola e veloce per essere fermata. Si potrebbe provare a fermare il missile quando è nello spazio usando un altro sistema ancora (il GMD), ma se i missili lanciati dalla Corea del Nord fossero per esempio una decina, allora ci sarebbe poco da fare. È per questo motivo che si discute molto della possibilità di fermare la Corea del Nord prima che riesca a mettere insieme un missile intercontinentale dotato di testata nucleare, e non dopo.

3. Il regime di Kim Jong-un lancia davvero così tanti missili?
Sì. Kim Jong-un, al potere dal 2011, ha lanciato negli ultimi tre anni più missili di quanti ne abbiano lanciati i suoi predecessori nei trent’anni precedenti. Quello di lunedì è stato un test di tipo missilistico, per migliorare cioè i “vettori” che possono essere usati per trasportare una testata nucleare. Dal 2011 a oggi la Corea del Nord ha fatto però anche tre test nucleari, che riguardano cioè la testata vera e propria, quella che esplode, distrugge e uccide (appartengono a questa categoria i test che in passato hanno provocato i terremoti artificiali). Rispetto a suo nonno e suo padre, i precedenti dittatori nordcoreani, Kim Jong-un ha accelerato entrambi i programmi, raggiungendo risultati poco prevedibili fino a pochi anni fa.

4. Perché la Corea del Nord sta sviluppando armi nucleari?
Per sopravvivere. Praticamente nessun esperto di Corea del Nord ritiene che Kim lancerà – quando potrà – un attacco preventivo contro gli Stati Uniti, cioè che attaccherà per primo: sarebbe un suicidio, perché a quel punto verrebbe colpito a sua volta con enorme violenza. Ma l’arma nucleare continua a essere la migliore assicurazione che la leadership nordcoreana possiede contro un tentativo di “cambio di regime”. Questa cosa in gergo si chiama “strategia della deterrenza” ed è la stessa che durante gli anni della Guerra Fredda evitò che Stati Uniti e Unione Sovietica si attaccassero reciprocamente con le armi nucleari. E quindi non c’è da preoccuparsi? Più o meno. Kim sembra molto più imprevedibile e meno controllabile dei leader sovietici e potrebbe usare l’arma nucleare per ricattare gli Stati Uniti e i suoi alleati nella regione, tra cui Corea del Sud e Giappone. Questo è un altro motivo per cui l’Occidente sta cercando di fermarlo.

5. Che sta facendo Trump?
Trump sembra avere abbandonato la cosiddetta “strategia della pazienza” – quella adottata da Obama e che si basava sulla convinzione che il regime nordcoreano sarebbe prima o poi imploso da solo – ma non è chiaro con cosa sia stata sostituita, a parte fare generiche pressioni sulla Cina perché risolva il problema. All’inizio di gennaio, prima di insediarsi, Trump aveva scritto su Twitter: «La Corea del Nord dice che è nelle fasi finali di sviluppo di un’arma nucleare capace di raggiungere parti degli Stati Uniti. Non succederà!». Non è ancora successo, ma dopo il test di lunedì è molto più vicina al suo obiettivo di quanto non lo fosse qualche mese fa.

Trump non ha ancora annunciato delle vere “linee rosse” riguardo al programma nucleare e missilistico della Corea del Nord, secondo alcuni perché i suoi consiglieri non vogliono limitare le opzioni per rispondere ad eventuali sviluppi inaspettati. Finora gli Stati Uniti si sono limitati a imporre nuove sanzioni, a fare minacce abbastanza generiche («Stiamo mandando un’armata!») e ad accelerare lo sviluppo di programmi informatici per sabotare il lancio di missili. Non che ci siano molte strade percorribili, comunque. Per un po’ di tempo Trump ha lavorato per convincere la Cina, principale e praticamente unico alleato della Corea del Nord, a fare pressioni sul regime nordcoreano. Ma non è andata troppo bene.

6. Si può confidare nell’intervento della Cina?
I problemi con la Cina sono due: il primo è che il governo cinese non ha mai mostrato davvero di voler scaricare del tutto la Corea del Nord, nonostante i suoi eccessi e le sue minacce; il secondo è che i rapporti tra Donald Trump e Xi Jinping, il presidente cinese, sono piano piano peggiorati negli ultimi mesi. I momenti di tensione sono stati molti: per esempio l’imposizione da parte del governo americano di sanzioni a banche, società e persone cinesi che fanno affari con la Corea del Nord, la vendita di armi a Taiwan, l’annuncio dell’installazione del sistema anti-missilistico Thaad in Corea del Sud e il passaggio del cacciatorpediniere statunitense Stethem in acque del Mar Cinese Meridionale rivendicate dalla Cina e contese con altri stati della regione. Il risultato è stato che Trump ha cominciato a fare sempre meno affidamento sulla Cina e due giorni fa ha detto che gli Stati Uniti avrebbero fatto da soli.

7. E quindi cosa rimane? Si può negoziare?
Per diversi analisti è l’unica soluzione rimasta, anche se non è un’idea nuova e in passato non è stata sufficiente a risolvere la crisi. Negoziare è la posizione della Cina, che ieri ha ottenuto anche l’appoggio del presidente russo Vladimir Putin: l’ipotesi è che la Corea del Nord limiti o sospenda i suoi test missilistici e nucleari, in cambio della limitazione o sospensione delle esercitazioni militari congiunte di Stati Uniti e Corea del Sud. Ci sono almeno due enormi incognite in questo piano, comunque. Per prima cosa non è chiaro quanto il regime nordcoreano sia disposto a negoziare, soprattutto ora che ha ottenuto dei successi importanti. E non è nemmeno detto che il piano venga accettato dagli Stati Uniti, che potrebbero vederlo come un tentativo cinese di limitare la loro influenza nella regione del Pacifico, e nel lungo periodo di indebolire l’efficacia dall’alleanza tra americani e sudcoreani.

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