L’ISIS ha rivendicato l’attentato di Berlino

Tramite un comunicato diffuso dall'agenzia di stampa Amaq: la polizia ha rilasciato l'uomo pakistano arrestato lunedì e sta ancora cercando la persona alla guida del camion

Un poliziotto e alcuni vigili del fuoco vicino al camion usato per l'attacco a Berlino, il 20 dicembre 2016 (TOBIAS SCHWARZ/AFP/Getty Images)

Lo Stato Islamico (o ISIS) ha rivendicato l’attentato di lunedì a Berlino che ha ucciso 12 persone e ne ha ferite più di 40. La rivendicazione è stata diffusa martedì sera tramite l’agenzia di stampa dello Stato Islamico Amaq. Poco prima la polizia di Berlino aveva annunciato il rilascio di un uomo pakistano arrestato ieri e sospettato di essere l’autista del camion che ha investito molte persone al mercato di Natale nel centro della capitale tedesca. Gli investigatori sono ancora alla ricerca del responsabile dell’attentato: le ricerche stanno continuando in tutta Berlino e nel Land del Brandeburgo, fino al vicino confine con la Polonia. Durante la conferenza stampa tenuta alle 11 di martedì, Merkel ha detto che il responsabile dell’attacco sarà punito «tanto severamente quanto permesso dalla legge».

Cosa si sa finora dell’attentato
Gli investigatori tedeschi hanno ricostruito quasi completamente quello che è successo lunedì sera al mercato dove è avvenuto l’attacco, a Breitscheidplatz, davanti alla Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche, una chiesa danneggiata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale le cui rovine sono state conservate come monumento commemorativo. La zona è quella del Kurfürstendamm, il corso commerciale che era il centro di Berlino Ovest ai tempi del Muro, subito a sud dello zoo.

Da quanto se ne sa finora, il camion sarebbe arrivato da Budapester Strasse e avrebbe investito le persone presenti senza rallentare, con un atto deliberato: avrebbe percorso tra i 50 e gli 80 metri all’interno del mercato, prima di scontrarsi con alcune strutture in legno e stand di prodotti natalizi, e fermarsi. A bordo del camion c’erano due uomini: uno alla guida, l’attentatore, ancora ricercato dalla polizia; uno sul sedile del passeggero, trovato morto a causa di un colpo di arma da fuoco: per questa ragione la polizia teme che l’uomo ricercato sia armato e ha chiesto agli abitanti della città di fare molta attenzione.

L’uomo trovato morto nel camion era Lukasz Urban, cittadino polacco di 37 anni e cugino di Ariel Zurawski, il proprietario della società di trasporti di cui faceva parte il mezzo. Non è chiaro cosa sia successo nelle ore precedenti all’attentato, ma si sa per certo che Urban era arrivato a Berlino lunedì, dopo avere fatto tappa in Italia. Aveva provato a consegnare la merce al suo arrivo, ma non gli era stato permesso, visto che la consegna era prevista per il giorno successivo. Zurawski aveva sentito al telefono Urban verso mezzogiorno di lunedì e sembrava che tutto andasse bene. Alle 16, però, Urban era stato cercato dalla moglie, la quale non era riuscita a mettersi in contatto con lui. Osservando gli spostamenti del camion prima dell’attentato tracciati con un sistema satellitare, sembra che lunedì pomeriggio qualcuno si sia messo alla guida del mezzo e abbia provato a guidarlo senza essere esperto. Il camion si è acceso alle 15.44 senza muoversi, poi ci sono stati altri tentativo di farlo partire fino alle 19.34, quando si è diretto verso il centro di Berlino.

L’arresto e il rilascio dell’uomo pakistano
Lunedì sera la polizia di Berlino aveva arrestato un uomo pakistano sospettato di essere l’attentatore. L’uomo, 23 anni, richiedente asilo in Germania, era stato visto scappare dal luogo dell’incidente ed era stato segnalato alla polizia da un’altra persona presente al mercato di Natale durante l’attacco. Martedì mattina la polizia aveva anche compiuto un’operazione in un hangar dell’aeroporto in disuso di Tempelhof, nel sud della città: qui, dove da tempo sono allestiti dei centri di accoglienza per richiedenti asilo, aveva vissuto per un periodo l’uomo pakistano. L’operazione non aveva però portato a niente; anche l’uomo si era detto innocente e gli investigatori non avevano trovato prove a suo carico. Martedì sera l’uomo è stato rilasciato, ma nel frattempo in Germania si erano già sviluppate molte polemiche: la stessa Angela Merkel aveva detto che sarebbe stato «intollerabile» scoprire che l’autore dell’attacco era un richiedente asilo.

Poco dopo il rilascio dell’uomo è stata diffusa la rivendicazione dallo Stato Islamico, il cui coinvolgimento era già stato ipotizzato da diversi esperti: l’attacco di Berlino è stato simile a quello compiuto a Nizza lo scorso 14 luglio, quando un camion investì la folla sul lungomare uccidendo più di 80 persone. Inoltre il numero di novembre della rivista dello Stato Islamico Rumiyah conteneva un articolo di tre pagine che spiegava come era possibile per un unico attentatore attaccare molti civili usando un camion: «È una delle armi più sicure e facili da usare contro gli infedeli».

L’identificazione delle persone uccise nell’attentato
La polizia non ha ancora identificato tutte le persone morte nell’attentato. Tra loro potrebbe esserci una donna italiana che risulta irrintracciabile, Fabrizia Di Lorenzo. Il suo telefono cellulare è stato trovato sul luogo dell’attacco. Il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano ha detto: «Abbiamo indicazioni che ci portano a non escludere in questo momento l’ipotesi che ci possa essere una vittima italiana». Alfano ha anche aggiunto che il ministero degli Esteri sta aspettando un’eventuale conferma da parte della polizia tedesca. Di Lorenzo è originaria di Sulmona e lavora a Berlino da alcuni anni.

La polizia di Berlino ha chiesto alle persone che hanno scattato fotografie o girato video durante o dopo l’attacco di caricarli sul sito bka-hinweisportal.de. Ha anche chiesto alle persone di non telefonare al numero della polizia per chiedere informazioni sulle persone colpite nell’attacco in modo da non occupare la linea per le emergenze. Angela Merkel è andata sul luogo dell’attacco martedì pomeriggio insieme al sindaco di Berlino Michael Müller, a de Maizière e al ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier: hanno deposto delle rose bianche a terra per le persone morte nell’attacco.

Gli altri attacchi terroristici in Germania
Da febbraio di quest’anno, in Germania ci sono stati quattro attacchi terroristici compiuti da persone che hanno detto di agire in nome dello Stato Islamico. Tra i responsabili degli attacchi di luglio ci sono anche due rifugiati: il siriano che ha ferito 15 persone ad Ansbach, in Baviera, e l’afghano che ha ferito quattro persone su un treno vicino a Würzburg, sempre in Baviera. L’ultima operazione antiterroristica della polizia è avvenuta lo scorso ottobre, a Lipsia, quando è stato arrestato il richiedente asilo siriano Jaber al Bakr, di 22 anni. La polizia aveva trovato del materiale esplosivo nel suo appartamento di Chemnitz: al Bakr era sospettato di stare programmando un attacco a un aeroporto di Berlino ma si è suicidato nella sua cella due giorni dopo essere stato arrestato.

Gli attacchi, hanno scritto diversi osservatori, hanno contribuito a dare ulteriore spinta al movimento populista di estrema destra Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland, AfD), che ha posizioni molto critiche nei confronti delle politiche di accoglienza adottate negli ultimi anni dalla cancelliera Angela Merkel. La leader di AfD Frauke Petry ha detto che attacchi come quello al mercato di Breitscheidplatz si ripeteranno come è successo in Francia e che la scelta del mercato di Natale come obiettivo non è casuale perché sono state attaccate anche le «tradizioni cristiane» della Germania. Il ministro dell’Interno Thomas de Maizière ha detto che anche se i controlli di polizia verranno aumentati gli altri mercati di Natale resteranno aperti. In tutta la Germania ci sono più di 2.500 mercati di Natale, 60 dei quali a Berlino. Inoltre non sono state sospese le partite di calcio della Bundesliga e domani alle 20 si svolgerà come previsto la partita tra Hertha Berlino e Darmstadt all’Olympiastadion. Nella città di Dortmund, nell’ovest della Germania, è stata vietata la circolazione con mezzi pesanti come misura precauzionale.

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