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  • venerdì 9 gennaio 2015

Cos’è PEGIDA, spiegato

Le cose da sapere sul movimento di estrema destra che attira ogni settimana migliaia di manifestanti a Dresda: fino a poche settimane fa era solo una pagina Facebook

Lunedì 5 gennaio a Dresda, in Germania, circa 18 mila persone hanno partecipato a una manifestazione contro gli stranieri e contro l’Islam. Il corteo è stato organizzato dall’associazione “PEGIDA”, Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes che significa “Europei patriottici contro l’islamizzazione dell’Occidente”. Da qualche mese i simpatizzanti di PEGIDA si ritrovano ogni lunedì a Dresda, una città di 530mila abitanti nella Germania orientale, per tenere manifestazioni come questa: all’inizio la protesta era stata pubblicizzata con una pagina Facebook (che oggi ha 122mila “mi piace”). Di PEGIDA si sono occupati anche diversi giornali stranieri per due motivi: perché la Germania è considerato generalmente un paese piuttosto tollerante, e portato spesso come esempio di una positiva integrazione degli stranieri residenti, e perché PEGIDA ha cambiato le modalità con cui comunicare messaggi prevalentemente xenofobi.

Il fondatore del movimento è il pubblicitario 41enne Lutz Bachmann, che come scrive Slate ha saputo «prendere le stesse idee tradizionalmente portate avanti da minacciosi tizi col cranio pelato – cioè istanze anti-immigrazione e anti-islamiche – e arrangiarle in un modo da poterle rendere attraenti per la classe media». In tutto questo PEGIDA è ancora un movimento piuttosto disorganizzato e popolare praticamente solo a Dresda; per il momento non ha nemmeno partecipato a un’elezione locale.

Cos’è 
Secondo lo Spiegel, le prime manifestazioni di PEGIDA attraevano solo «alcune decine di persone». Nelle ultime settimane però il numero è salito a diverse migliaia a Dresda e ad alcune centinaia in altre città tedesche, dove comunque c’è ancora molta confusione sul nome stesso del movimento: a Bonn PEGIDA diventa BOGIDA, a Colonia invece KOGIDA, e così via. Alle manifestazioni di Dresda, secondo il Guardian, partecipa «gente della classe media col giaccone e cappellini di cachemire col pon pon assieme a hooligan trentenni con felpe della Lonsdale (le cui lettere NSDA richiamano le iniziali dell’ex partito nazista tedesco, NSDAP)».

Non è nemmeno chiaro cosa sostengano, i suoi simpatizzanti: in parte perché gli è stato vietato di parlare con quelli che considerano i Lügenpresse, cioè i “giornalisti bugiardi” (lo stesso termine con cui i nazisti erano soliti definire i giornalisti). Ma anche perché finora hanno sostenute posizioni varie, fra cui – oltre a un aumento delle misure anti immigrazione e all’obbligo di parlare tedesco in Germania – il diritto all'”autodeterminazione sessuale”.

Si sa molto poco anche di Bachmann, il fondatore del movimento. Non è chiaro dove abbia vissuto e cosa abbia fatto per vari anni della propria vita: si sa solo che è stato condannato per rapina, traffico di cocaina e guida in stato di ebrezza. Durante un recente comizio, commentando la notizia su una sua vecchia estradizione dal Sudafrica – dove era scappato per evitare le condanne in Germania – ha detto che «almeno lì hanno un sistema di deportazione che funziona».

Perché funzionano? 
In Germania i partiti xenofobi e anti-islamici esistono ma sono sempre stati piuttosto marginali: il Nationaldemokratische Partei Deutschlands, il Partito nazionale tedesco, dagli anni Settanta fino a poco tempo fa era il partito di estrema destra più popolare: nonostante questo, non è mai riuscito a ottenere un posto nel Bundestag, il parlamento federale. Due anni fa è stato però fondato Alternative für Deutschland, Alternativa per la Germania, un partito cosiddetto “euroscettico” e populista: alle elezioni federali del 2013 ha ottenuto il 4,7 per cento e nessun seggio in Parlamento (c’è uno sbarramento al 5 per cento); alle elezioni europee del 2014 ha ottenuto il 7 per cento, ottenendo sette seggi al Parlamento europeo.

In Europa, la Germania è la prima destinazione dei richiedenti asilo: nel 2014 ha accolto circa 200mila rifugiati, più del doppio rispetto al 2013, provenienti soprattutto da Siria e Iraq. Gli immigrati permanenti in Germania, cioè le persone che hanno ottenuto un permesso di soggiorno permanente, nel 2012 erano quasi 400mila. Dal 2007 al 2012 il tasso di occupazione degli immigrati presenti in Germania è aumentato fra l’altro dal 66 al 69 per cento, a fronte di migliaia di arrivi ogni anno. Nel referendum del 2013, solo l’1,9 per cento dei tedeschi si è definito musulmano.

Un sondaggio effettuato dallo Spiegel ha mostrato però che il 34 per cento delle persone contattate è d’accordo con la posizione di PEGIDA secondo cui la Germania si stia “islamizzando”. Tra gennaio e settembre del 2014 ci sono stati su tutto il territorio tedesco 86 attacchi contro strutture che ospitano i richiedenti asilo. PEGIDA sembra attrarre persone che non possono essere considerate dei veri estremisti di destra, come ha detto anche il ministro dell’Interno della Sassonia Markus Ulbig: in generale le loro proteste tengono insieme molte cose fra cui la protesta contro il canone televisivo o altre proteste locali, e sembrano meno minacciosi dei “soliti” neonazisti. Una persona che ha parlato durante una dimostrazione in dicembre ha anche citato Martin Luther King.

Le manifestazioni xenofobe di PEGIDA hanno anche generato diverse critiche e contro-manifestazioni. Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel si era occupata delle manifestazioni di PEGIDA la scorsa settimana durante il suo discorso di fine anno in televisione: si era rivolta direttamente ai cittadini e alle cittadine tedesche dicendo loro di non aderire a quelle manifestazioni perché chi le organizza ha nel cuore «pregiudizio, freddezza, perfino odio».

foto: Sean Gallup/Getty Images

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