A Mediaset television camera films befor

I siti dove vedere le partite in streaming

Quali sono, cosa dicono le leggi in Italia e in Europa

A Mediaset television camera films befor

Da anni esistono siti Internet che con frequenza quotidiana segnalano come fare per vedere gratis – in streaming – le dirette di vari eventi sportivi: tennis, rugby, basket, Formula Uno e, soprattutto, il calcio. Alcuni di questi siti sono stati più volte chiusi dalle autorità statali in base ad alcune leggi, anche se alcuni sono poi tornati online con un dominio diverso. Le norme su cui si sono basati i sequestri rimandavano, nella maggior parte dei casi, al tema dello sfruttamento lucrativo di opere tutelate dal diritto d’autore. Uno dei punti principali, e più dibattuti a livello normativo, riguarda il fatto se la trasmissione di una partita di calcio possa essere tutelata come opera dell’ingegno.

I diritti per la trasmissione delle immagini di ogni evento sportivo – Olimpiadi, campionati di calcio, NBA, tra gli altri – sono venduti dalle federazioni che organizzano quegli eventi ai canali televisivi che li trasmettono in chiaro o sui canali a pagamento. Per esempio, la Lega calcio organizza ogni anno il campionato di Serie A: i diritti televisivi delle partite sono acquistati con formule diverse da Sky, Mediaset e RAI, che li distribuiscono esclusivamente ai loro abbonati. Lo stesso vale per molti altri sport, o meglio, per la cessione dei diritti televisivi da parte delle singole federazioni nazionali ai rispettivi canali televisivi, pubblici o privati.

I siti di cui sopra trasmettono – o segnalano altri siti che trasmettono – gli eventi sportivi in streaming: nella maggior parte dei casi si tratta di persone – sono moltissime – che decidono liberamente di condividere su Internet il segnale della propria tv. Lo fanno illegalmente, in violazione del diritto d’autore e di leggi che regolano in tutto il mondo la riproduzione dei contenuti protetti da vincoli precisi. La posizione dei siti di cui sopra però è meno chiara: se trasmettere in streaming le partite senza averne i diritti è illegale, è illegale anche linkare terzi che trasmettono le partite in streaming?

Il 1 febbraio 2011 le autorità degli Stati Uniti chiusero alcuni di questi siti che offrivano link a partite in streaming. Alcuni di questi però hanno continuato a proporre il loro servizio con un dominio diverso da .org, utilizzando .es o .me. Nel 2007, la società spagnola El Mundo, titolare all’epoca dei diritti tv del calcio spagnolo, aveva denunciato il più famoso tra questi siti, che però ha vinto la causa in tribunale: sia in primo grado che in appello i giudici archiviarono il caso perché il fatto non sussisteva. Il sito non violava il diritto d’autore perché non forniva alcun codice per decriptare il segnale televisivo, né dava la possibilità di collegarsi a programmi in grado di farlo. Forniva – e fornisce – link a siti che consentono la visione degli eventi sportivi.

Il 15 gennaio 2013 c’è stata anche in Italia una sentenza che ha fatto chiudere alcuni di questi siti, dopo una denuncia presentata da Rti-Mediaset: Andrea Ghinetti, il giudice per le indagini preliminari di Milano, ha disposto il sequestro di dieci siti Internet che pubblicavano i link da cui poter vedere in streaming le partite di calcio di Serie A e di coppe internazionali. In questo caso è stata considerata illecita anche la semplice indicazione di link che rimandano alla visione degli eventi in streaming.

Questi siti non potranno più essere visibili in Italia, anche se sono collocati all’estero. In questo caso torna il tema dell’evento sportivo – la partita di calcio – e il diritto d’autore: nonostante le partite di calcio non siano considerate “opera intellettuale”, il gip ha ritenuto che le riprese di tali eventi possono rientrare nelle opere tutelate dalla legge sul diritto d’autore (Legge 22 aprile 1941, n. 633).

Nella sentenza del gip c’è scritto:

Malgrado le partite di calcio non siano da considerarsi “opera intellettuale” in senso stretto, le videoriprese di tali eventi, come i programmi televisivi, inerenti a tali incontri, allorquando si caratterizzino per uno specifico apporto di tipo tecnico e creativo, possono rientrare tra le opere tutelate dalla vigente legislazione nazionale a tutela del diritto d’autore.

Su un caso simile si era espressa anche la Corte di Cassazione nel 2006: si trattava sempre di sequestro preventivo di due siti Internet che, tramite dei link, rimandavano a dei server cinesi che trasmettevano le partite di Serie A:

La diffusione sulla rete Internet di informazioni tecniche, attraverso la predisposizione di un “link”, che consente agli utenti la installazione guidata sul proprio personal computer del “software” necessario alla connessione con un “server”, per la visione di un evento sportivo, oggetto dell’altrui diritto esclusivo di sfruttamento economico, integra, sotto il profilo concorsuale, in quanto condotta atipica ma causalmente efficace per la lesione del bene tutelato, il reato di illecita immissione, in un sistema di reti telematiche, di un’opera dell’ingegno protetta, così mettendola a disposizione del pubblico

Dunque non è la partita di calcio in sé, intesa come sequenza del gioco, ad essere tutelata dal diritto d’autore. Su questo si era espressa la Corte di Giustizia dell’Unione Europea il 4 ottobre 2011:

Gli incontri sportivi non possono essere considerati quali creazioni intellettuali qualificabili come opere ai sensi della direttiva sul diritto d’autore. Ciò vale, in particolare, per gli incontri di calcio, i quali sono disciplinati dalle regole del gioco, che non lasciano margine per la libertà creativa ai sensi del diritto d’autore. Ciò premesso, gli incontri di calcio non possono essere tutelati sulla base del diritto d’autore. È peraltro pacifico che il diritto dell’Unione non li tuteli ad alcun altro titolo nell’ambito della proprietà intellettuale

La sentenza del gip di Milano si fonda sul rispetto di speciali diritti di proprietà intellettuale che, nel caso italiano, si basano sul Decreto Legislativo n.9 del 2008 dal titolo: “Disciplina della titolarità e della commercializzazione dei diritti audiovisivi sportivi e relativa ripartizione delle risorse”, in cui sono tutelati alcuni “diritti audiovisivi” sulle partite di calcio. Questi diritti durano cinquanta anni dalla data in cui si svolge l’evento e riguardano, tra le altre cose, la distribuzione, con qualsiasi modalità, dell’originale e delle copie delle riprese.

Foto: CARLO BARONCINI/AFP/Getty Images

(una precedente versione di questo articolo conteneva i nomi dei siti al centro della questione, che RTI ha chiesto di rimuovere)

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