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In Estonia si insegna ai bambini a programmare
— Tecnologia

In Estonia si insegna ai bambini a programmare

Partirà quest'anno un programma sperimentale per insegnare a scrivere in codice agli alunni dai 7 ai 19 anni

17 settembre 2012

In Estonia partirà quest’anno in venti scuole il ProgeTiiger (progetto tigre, si scrive tutto attaccato), un programma scolastico che ha lo scopo di insegnare agli alunni dai 7 ai 19 anni come programmare. Il progetto, realizzato dal sistema pubblico in collaborazione con soggetti privati, ha l’obiettivo di educare una generazione a relazioni più consapevoli con la tecnologia e Internet, oltre che naturalmente dare agli studenti i primi elementi di competenze potenzialmente importanti e preziose.

L’Estonia – la più settentrionale delle tre repubbliche baltiche, 1.300.000 abitanti, curioso misto di cultura germanica e finlandese  - è da molti anni un paese molto all’avanguardia nel rapporto con le nuove tecnologie. Il governo estone è stato uno dei primi al mondo a informatizzarsi completamente e permettere ai cittadini di votare online. I creatori di Skype sono tutti e tre estoni. Il centro di ricerca e coordinamento della NATO per la difesa informatica ha sede proprio a Tallinn, la capitale dell’Estonia. Il progetto NATO si chiama “Tiger’s defence” ed è stato sviluppato in collaborazione con la Tiigrihüpe (salto della tigre), la stessa fondazione che insieme al governo estone ha varato il Progetto tigre per le scuole estoni.

Per finanziare il programma nelle prime 20 scuole pilota il governo ha previsto uno stanziamento di 70 mila euro. Con questo denaro saranno coperti i costi di formazione degli insegnanti e l’acquisto dei materiali. Non si tratta di molto denaro perchè la fondazione negli ultimi anni ha già dotato tutte le 550 scuole del paese di laboratori informatici.

«In Estonia i bambini camminano tra pannolini e iPad», ha spiegato Ave Lauringson, project manager incaricata dalla fondazione di supervisionare il progetto. «Noi ci siamo resi conto che dovevamo adeguarci in qualche modo». Lauringson ha spiegato che altri paesi hanno già cominciato a insegnare programmazione nelle scuole secondarie, ma l’Estonia è la prima a introdurre la materia fin dalla scuola primaria.

L’idea del progetto, infatti, è cambiare radicalmente l’atteggiamento dei bambini nei confronti dei computer e dell’informatica, dando loro le prime competenze perché acquisiscano un rapporto “padrone” e consapevole con la tecnologia. Per farlo, secondo Lauringson, l’unico modo è cominciare il più presto possibile a capire come funzionano le cose. Lei stessa ha un figlio di quattro anni e si domanda «come potrei fare per iniziarlo alla programmazione».

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  • melcataclysm

    Da programmatore non posso che essere più che d’accordo: programmando si impara come sono fatti e come funzionano tutti gli oggetti elettronici che riempiono la nostra vita, senza contare che si migliorano le capacità logiche e deduttive (un programma non va solo progettato e scritto, va anche provato e corretto degli errori, il più delle volte di non semplice individuazione).
    A quando un serio programma di riforma delle materie scientifiche, a partire dalla matematica? O siamo troppo umanisti per “abbassarci” a capire come funzionano le cose e la natura?

  • ermedusa

    In Italia il programma sperimentale è su Manzoni. E peccato che non possa inserire un facepalm enorme nel commento

  • massimiliano marsico

    Sei pazzo? Dai noi devono fare l’ora di religione cattolica, mica c’è tempo da perdere con questa roba!

  • LAzy

    Indipendentemente da quello che si insegna in Italia, si può benissimo insegnare programmazione già dalle elementari e tutte le teorie alla base della programmazione, anche se, come per le lingue straniere, bisogna trovare il docente giusto.

    Comunque, abituiamoci fin da subito ad un mondo moooolto competitivo (specialmente per gli adulti). E non mi riferisco solo alla scuola ma a tutti i “freak show” con bambini/adulti che si vedono in televisione. Sono curioso di vedere quando arriverà il punto di saturazione – perché arriverà, su questo non ci piove.

  • LAzy

    Comunque, dato che sono spesso in Estonia, tutti questi pannolini ed iPad non li ho visti: con lo stipendio medio di un professore universitario, se ne può comprare al massimo uno; ed il resto del mese, si stringe la cinghia.

  • werner58

    Io ho imparato a programmare a scuola, più di dieci anni fa. Il problema è che in realtà già allora cominciava ad essere percepita come una cosa “vecchia”.

    Per chi è nato diciamo fino alla metà degli anni ’80, dei rudimenti di programmazione erano necessari per imparare ad usare un computer, ma oggi in effetti non lo sono più per il 95% degli utenti. Io mi ci divertivo, mi diverto ancora, ed è parte del mio lavoro, ma non è più una esperienza comune (meglio, non lo è *mai stata*: ai tempi tutti imparavamo a programmare, ma i “tutti” erano quattro gatti). Programmare tra l’altro è diventato più difficile: gli standard si sono alzati, e l’area hobbystica della cosa è quasi scomparsa.

    (by the way: io mia madre che portava i suoi ragazzini -maestra elementare- a corsi di informatica dove si smanettava e si abbozzava qualche programmino con LOGO e simili me li ricordo… c’erano ancora gli Amiga, che all’epoca invidiavo moltissimo. Certo, io ero a Milano, immagino che al Sud come sempre la faccenda fosse diversa.)

    Insomma, per me è magnifico esporre i ragazzini a materie scientifiche il più possibile, ma l’educazione all’informatica necessaria per la grande maggioranza della popolazione non passa più per la programmazione. Considerando la vastità dell’ignoranza della gente, non so quanto sia giusto dare tanta importanza a un’attività in fondo settoriale.

    A meno che il tuo obiettivo non sia di produrre in serie programmatori da 1000 euro al mese per società di outsourcing, s’intende (che probabilmente in Estonia è una delle migliori opportunità di lavoro, come in India).

  • erminio

    > A meno che il tuo obiettivo non sia di produrre in serie programmatori da 1000 euro al mese

    Oppure sviluppatori ben formati che vadano poi a guadagnare dai 50/60 mila euro in su.

  • werner58

    Ma quello è compito dell’università, non delle scuole elementari.

  • giovannim

    @ werner58 17 settembre 2012 – 15:34
    In un periodo in cui si parla di nativi digitali, la tua opinione – liberissima – può, altrettanto liberamente, essere percepita come una str.., ehm, una incongruenza.
    A 19 anni, se non sei mai stato abituato ad un certo tipo di ragionamento, la vedo dura, iniziare un percorso, al termine del quale, tra tanti – in Italia sempre troppo pochi – si possano selezionare delle eccellenze in numero sufficiente per uscire dal Medioevo culturale gentilian-crociano.

    @ melcataclysm +1

  • suppamax

    Fino al primo anno di università (ingegneria elettronica) le mie competenze di programmazione erano limitate a qualche ora di LOGO in terza media. Questo non ha influito negativamente sul mio percorso accademico e professionale.
    Per quella che è la mia esperienza, fino ai 2/3 anni dalla fine dell’università il bagaglio tecnico è di importanza relativa, quindi questa proposta mi lascia perplesso.
    Inoltre, se con “insegnare a programmare” si intende insegnare un linguaggio formale a dei ragazzini seduti davanti a un computer e fargli scrivere righe di codice, mi sembra un’ipotesi folle, specialmente per la fascia di età 7-10 anni.
    Se si intende invece insegnare ad analizzare i problemi e a proporre soluzioni, ben vengano matematica e scienze, ma anche storia e filosofia.

  • pepato

    Credo che imparare a programmare sia fondamentale – per i bambini come per gli adulti – perché in un mondo basato sui computer è indispensabile capire, anche solo concettualmente, come parla e ragione la macchina con cui hai a che fare. Poi non si tratta di formare dei programmatori, ma appunto di gettare delle basi concettuali. Sono terrorizzato ogni volta che vedo dei colleghi – anche colti e intelligenti – affrontare i pc e internet in maniera totalmente passiva e superficiale.

    Poi la programmazione, come le lingue straniere, è utilissima come palestra logica. Non ho le competenze per fare un paragone, ma credo che il latino abbia svolto questo compito molto bene, quando ben insegnato.

    Una postilla circa la situazione Estonia: ci ho vissuto diversi mesi, e tendo a stemperare l’entusiasmo tecnofilo che la pervade. Sì, sono avanti con i computer, può darsi, ma – per fare un esempio – hanno delle barriere architettoniche che farebbero vergognare qualsiasi paese civile. Insomma la coperta troppo corta vale dovunque, non usiamo questa interessante notizia per lanciarci nei mantra “all’estero sono migliori di noi” ;)

  • werner58

    > Inoltre, se con “insegnare a programmare” si intende insegnare un linguaggio formale a dei ragazzini seduti davanti a un computer e fargli scrivere righe di codice, mi sembra un’ipotesi folle, specialmente per la fascia di età 7-10 anni.

    Alcuni di noi pasticciando col basic del C=64 qualcosa mettevano insieme anche in età molto precoci, ma non penso si debba richiederlo a tutti. Anche perchè quello che facevamo dubito fosse granchè corretto sul piano formale ^^ (non li trovo più i miei primi programmi ;_;)

    Inoltre, se con “insegnare a programmare” si intende insegnare un linguaggio formale a dei ragazzini seduti davanti a un computer e fargli scrivere righe di codice, mi sembra un’ipotesi folle, specialmente per la fascia di età 7-10 anni.

    Inoltre, se con “insegnare a programmare” si intende insegnare un linguaggio formale a dei ragazzini seduti davanti a un computer e fargli scrivere righe di codice, mi sembra un’ipotesi folle, specialmente per la fascia di età 7-10 anni.

    Volendo farne un insegnamento serio, se il codice di un linguaggio imperativo vecchio stile è in fondo una lunga sequenza di equazioni, a ‘sti ragazzini prima devi almeno insegnare COS’E’ un’equazione. E quello si fa… alla fine delle medie, no?

    Quindi, quello è il livello zero della programmazione “seria” – e infatti io i miei due anni di Turbo Pascal a scuola li ho fatti in 1^ e 2^ liceo. Poi ho continuato con un corso a parte per fatti miei perchè mi dissi “ma come, adesso che stavo iniziando a capire smettiamo?”… ma trovare il numero MINIMO di partecipanti per farlo partire fu una fatica, giravamo la scuola chiedendo alla gente di venire.

    Prima di allora si possono far vedere cose come LOGO appunto, programmi interattivi molto manipolabili che “nascondono” la matematica ma ti fanno capire che il computer non è una scatola magica ma un oggetto che va istruito e fa delle operazioni precise in sequenza. Così che quelli che sono adatti/interessati a questo campo possano scoprire di esserlo. Ma a tutto il resto della classe saper programmare poi servirà quanto saper fare l’elettrauto, cioè zero.

  • werner58

    scusate il casino col copincolla…

  • mobi

    Non si insegna a “scrivere in codice agli alunni”, si insegna a scrivere codice (forse nelle vecchie scuole del KGB…)
    Credo sia molto formativo per i bambini imparare un linguaggio di programmazione, è un modo per stimolarli a costriure algoritmi e ad implementarli. Ecco è una frase di W.Thurston (famoso matematico mancato questo agosto, una medaglia Field) a questo proposito: “The standard of correctness and completeness necessary to get a computer program to work at all is a couple of orders of magnitude higher than the mathematical community’s standard of valid proofs”.

  • Gigi Sullivan

    io programmavo in Basic nel 1986 alla tenera età di 6 anni. Perchè il mio 8086 non faceva girare praticamente nessun gioco, quindi mi copiavo i listati dalle riviste e poi li modificavo. Alla fine non dovevo nemmeno più copiare niente: avevo fatto un sacco di adventure testuali, una specie di pacman in ascii, un gioco elementare di macchine, e avevo iniziato a programmare un picchiaduro, ma non ho mai finito

  • thek3nger

    @il_post
    Comunque si dice “scrivere codice” non “scrivere IN codice”. Quello è per chi è paranoico. ;D

  • werner58

    @Giovannim: in Italia davvero troppo pochi? Considerando quanto pagavano alcuni miei amici che sono andati a fare i programmatori, dubito che siano poi così pochi.
    Ma quanti posti da analista senior a 60k€/anno come diceva l’amico sopra esistono, secondo voi? Per esserci ci sono, ho conosciuto di vista anche uno di questi che sta all’altra coda della gaussiana, ma in molti casi il programmatore è il metalmeccanico del 2000, mica la frontiera dell’ingegneria e della scienza, su.

    @Mobi: Davvero ha detto una frase del genere? E soprattutto quando? Cioè, negli anni cinquanta posso pure capire, ma se la ripetessi oggi molti colleghi matematici ben lontani dai livelli di una medaglia Fields mi rincorrerebbero col forcone, e avrebbero ragione.

  • mobi

    @Werner58
    “On proof and progress in mathematics”, 1994
    (arXiv:math/9404236 [math.HO])
    In response to Jaffe and Quinn [math.HO/9307227], the author discusses forms of progress in mathematics that are not captured by formal proofs of theorems, especially in his own work in the theory of foliations and geometrization of 3-manifolds and dynamical systems.

    La frase completa è:
    “The standard of correctness and completeness necessary to get a computer program to work at all is a couple of orders of magnitude higher than the mathematical community’s standard of valid proofs. Nonetheless, large computer programs, even when they have been very carefully written and very carefully tested, always seem to have bugs”

    Forse ti rincorrerebbero perchè sono lantani dalla medaglia Fields..:)

  • lozio

    Ma insegnare a programmare ai bambini non vuole mica dire iniziarli al mestiere di programmatore!
    La tecnologia è una parte integrante della nostra vita, e insegnarne i principi ha lo stesso significato e lo stesso peso che aveva insegnare a leggere e scrivere cento anni fa.

  • Diego Belloni

    @Werner, ti riferisci per caso a quell’età dell’oro in cui per far partire un gioco sul tuo 386 dovevi preparare un apposito boot disk alchemico che prevedesse tra le altre cose le giuste dosi di memoria estesa ed espansa? :)

  • Gigi Sullivan

    @Diego. Quello non era proprio “programmare”. Si trattava solo di ritagliarsi kappa di memoria facendo partire solo le cose necessarie tra autoexec.bat e config.sys. La programmazione era il vecchio gwbasic.
    10 cls
    20 print “ciao!”
    30 input a$ “come ti chiami?”
    40 if a$”Luca Sofri” then print “ah ciao” goto 60
    50 if a$=”Luca Sofri” then print “ossequi capo!”
    60 end

  • Diego Belloni

    Hai ragione Gigi, non era programmare (anche se a me che avevo si e no 12 anni bastava questo a farmi sentire un grande smanettone), ma avevo inteso il discorso a prescindere dalla programmazione in senso stretto, per ricordare come una volta ci si sedeva davanti ad un pc ed occorrevano nozioni di informatica pura anche per svolgere le operazioni più semplici. Cosa che con le interfacce grafiche sempre più user friendly è andata via via sfumando, come è nella natura delle cose.