Carlo Bonini su Repubblica di oggi racconta la vicenda che coinvolge Luigi Lusi, senatore del Partito Democratico ed ex tesoriere della Margherita che avrebbe sottratto dai fondi del partito 13 milioni di euro. Ieri Francesco Rutelli ha detto che il partito si costituirà parte civile nel processo.
La Procura di Roma e la Finanza scoperchiano dopo due mesi di lavoro un brutto affare che ha a che vedere con la passione della Politica per il “mattone” e il denaro contante. Che svela singolari amnesie sul rendiconto patrimoniale dei partiti e, da ieri sera, agita assai il Pd e l’ex Margherita. Il procuratore aggiunto Alberto Caperna ha infatti iscritto al registro degli indagati il senatore del Partito Democratico Luigi Lusi per il reato di appropriazione indebita. Con un’accusa che lo vede per giunta “reo confesso” e lo vuole responsabile di aver sottratto per interessi “privatissimi” e “immobiliari” poco meno di 13 milioni di euro dal conto del partito di cui era il tesoriere (la Margherita), in cui era continuato ad affluire fino al 2008 denaro pubblico, e su cui aveva conservato diritto ad operare con l’ex segretario Francesco Rutelli.
AUTO-BONIFICI
È una storia che comincia nel novembre scorso. Con una segnalazione della Banca d’Italia di movimenti sospetti sul conto corrente bancario intestato a “Democrazia e Libertà – Margherita”, partito che, nell’ottobre del 2007 è confluito nel Pd, ma che è sopravvissuto come fondazione e ha dunque conservato i suoi asset. I movimenti segnalati da Bankitalia sono decisamente consistenti per un partito che ha cessato di esistere e dunque dovrebbe presentare un profilo finanziario “conservativo”. Tra il gennaio del 2008 e l’agosto del 2011, si contano infatti 90 bonifici in uscita per un totale di 12 milioni 961 mila euro. Tutti con un identico beneficiario – la “T. T. T. srl.” – e una medesima quanto assai curiosa causale: “Prestazioni di consulenza”. Di più: quei quasi 13 milioni, oltre ad essere una gran bella somma, sono, soprattutto, denaro pubblico perché – per quanto ricostruisce la Finanza – sul conto della ex Margherita sono affluiti gli ultimi rimborsi elettorali riconosciuti al Partito (2008) e versamenti del Pd.CASE E SOCIETÀ
C’è insomma, materia per indagare. E andare a fondo sui 90 bonifici partiti da quel conto su cui risultano avere delega ad operare (ancora oggi) Luigi Lusi e Francesco Rutelli, rispettivamente ex tesoriere ed ex segretario del Partito. Ebbene, la prima “scoperta” è illuminante. La “T. T. T. srl”, destinataria dei 12 milioni 961 mila euro, è una società – accerta l’inchiesta – “direttamente riconducibile a Luigi Lusi”. Oggi senatore Pd, ma di professione – il dettaglio è cruciale – “avvocato penalista” specializzato in “contratti d’affari e real estate” (così recita la sua biografia ufficiale di parlamentare). La causale che vuole la “TTT” società di consulenza della disciolta Margherita appare dunque la grossolana foglia di fico necessaria a giustificare il trasferimento di fondi da un conto di cui Lusi è amministratore ad un altro di cui è proprietario. Una circostanza – accerta ancora l’indagine – che si rafforza quando l’inchiesta accerta come la “TTT” abbia impiegato il denaro proveniente dal tesoro della Margherita. La società risulta infatti lavorare nel business di cui Lusi tiene a segnalare la competenza, il real estate. E infatti – documenta la Finanza – la srl. acquista un prestigioso immobile a Roma, in via Monserrato 24, per 1 milione e 900 mila euro; bonifica in due distinte occasioni, 1 milione 863 mila e 2 milioni 815 mila euro alla “Paradiso Immobiliare”.




A parte Topo Gigio, che evidentemente era il vero segretario del partito, possiamo finalmente sfatare tutte le emerite puttanate profuse negli anni attorno la cosiddetta “diversità antropologica” degli appartenenti a una certa parte politica, tirando dentro anche i benpensanti che sono rimasti “chiusi a chiave” per mano del Madoff dei Parioli?
Girando per siti si ha la sensazione che Lusi abbia rubato allo stato (quindi a tutti), mente la realtà è che ha approfittato del ruolo di tesoriere di un associazione privata (quale appunto un partito) per intascare parte dei soldi dell’associazione stessa.
Non si tratta di un politico che sfrutta la propria posizione per garantire appalti agli amici e neppure di un dipendente pubblico (un senatore come un portinaio) che si intasca un rimborso non dovuto, ma appunto di un semplice furto (tecnicamente “appropriazione indebita”, visto che aveva l’autorità di ordinare i bonifici).
Insomma l’idea che questo caso sia paragonabile a quello di Penati o dei vari ex assessori di Formigoni (tanto per restare in Lombardia) è completamente priva di senso.
Anzi: lo scandalo vero non riguarda certo Lusi (si, è un parlamentare che ha rubato, ma non ai cittadini), ma semmai il fatto che un partito sciolto da cinque anni abbia tutti quei soldi (e ancora ne riceva). Qui non c’è alcun reato, ma una legge evidentemente ingiusta che distribuisce un sacco di soldi di tutti senza una vera utilità.