Il 12 giugno del 2005 Steve Jobs, all’epoca amministratore delegato di Apple e Pixar, diede un discorso ai laureandi dell’università di Stanford, il cosiddetto “commencement speech”, che le università americane affidano tradizionalmente a personalità di grande rilievo. Il discorso di Jobs a Stanford dura appena 15 minuti, negli anni è diventato popolarissimo e stracitato. Il video è sottotitolato in italiano. Il testo integrale del discorso si può leggere qui in inglese e qui in italiano.
foto: AP Photo/Palo Alto Daily News, Jack Arent




è un po’ come aver perso il padre…
Se ne è andato uno dei geni più autentici di sempre. Ci lascia in dono una storia tra le più affascinanti. Gli dobbiamo tutti qualcosa.
Ciao Steve.
Andrebbe ricordato anche solo semplicemente per questo discorso.
Ma la pazza idolatria di oggi, Repubblica in prima fila, non sconvolge nessuno?
Sì, un uomo di valore. Sì, nobili sentimenti. Però questa è la filosofia che domina gli Usa e l’Occidente da trent’anni almeno e l’accompagna nel suo declino. Più si innova, più si lascia libero campo alla creatività, più ci si affida agli spiriti animali del mercato, più l’economia e i salari ristagnano e le crisi finanziarie si fanno sempre più frequenti e progressivamente più vaste e profonde. L’avvento dei pc e della Rete e di tutto il resto delle nuove tecnologie non sta funzionando come ci era stato predetto da esperti, guru e visionari e chi crede che non ci sia relazione fra i mutamenti imposti dalla tecnologia e l’attuale crisi vive a Palo Alto o a Fantasilandia. Ci stiamo innovando a morte. Peccato, perchè era una cosa bella da credere. Steve Jobs muore, il ‘popolo del web’ lo onora e intanto siamo (non solo l’Italia) sull’orlo della bancarotta.
Tutti noi vorremmo giornate più semplici, più leggere, più accomodanti. Ormai non riusciamo più a fare una cosa alla volta: abbiamo sempre più bisogno di un supporto o una distrazione che ci renda il tutto accettabile. Andiamo a correre portando una quantità straordinaria di musica. Siamo in viaggio e consultiamo la rassegna stampa nazionale ed internazionale. Non possiamo risolvere un dubbio senza prima confrontarci con tutto il web. Questo è il merito che riconosco a Mr. Jobs: non era un musicista, non ha inventato internet e non era mio amico, ma in qualche modo è stato tutte e tre le cose insieme. Adesso premo invio dal mio iPad.
leggendario discorso? dispiace per la sua morte prematura, e dolorosa per chi gli era vicino, ma qui stanno tutti dando fuori di matto.
Ci si fa prendere un po’ troppo dalla voglia di miti.. per me le persone da stimare sono altre, e molto più nascoste.
Applausi a Ribio e Akiro.
Molta meno stima ai tanti “colti” professionisti dei media che su radio, tv e carta si ostinano a tradurre “fool” nell’italiano “folle”.
Loro si che sono davvero fool.
Ma non nel senso positivo inteso dall’eccessivamente sopravalutato furbissimo defunto.
@Giovannim, a proposito della traduzione di “Stay hungry. Stay foolish” abbiamo fatto una lunga discussione qui:
http://blog.terminologiaetc.it/2011/10/12/traduzione-citazione-steve-jobs/