Oggi pomeriggio la Lega Calcio italiana ha rifiutato la mediazione della FIGC nella trattativa con l’Associazione Italiana Calciatori (AIC) sulla firma del nuovo accordo collettivo. Lo sciopero dei giocatori, che porterebbe a un rinvio della prima giornata di campionato prevista questo weekend, sembra sempre più probabile.
Le trattative
Le trattative sull’accordo collettivo proseguono da più di un anno e hanno già portato a diversi attriti in passato, con accuse reciproche tra i giocatori e le società di aver disatteso ai patti. All’inizio di agosto, un comunicato dell’AIC aveva detto che la situazione non era più sostenibile e che senza la firma dell’accordo i giocatori non sarebbero scesi in campo per l’inizio del campionato 2011-2012. L’accordo vorrebbe regolamentare i rapporti tra i calciatori e le società per le esigenze specifiche del gioco del calcio, oltre quanto già previsto dalla legge 91 del 1981 che costituisce la norma generale sui rapporti tra società e sportivi professionisti.
L’AIC, il principale sindacato dei calciatori, aveva già firmato il testo dell’accordo proposto dalla FIGC. L’assemblea della Lega Serie A, che riunisce i rappresentanti delle 20 società della serie A italiana, ha però bocciato ieri il testo dell’accordo con 18 voti contrari su venti (gli unici voti favorevoli sono stati quelli di Cagliari e Siena).
I motivi del dissenso
Il dissenso è su due punti dell’accordo, l’articolo 4 e l’articolo 7. A proposito dell’articolo 7, le società vorrebbero introdurvi un comma che permetta l’allenamento separato di alcuni giocatori, ma i calciatori lo rifiutano dicendo che darebbe alle società un mezzo per fare pressioni sui giocatori non più graditi e che si vuole spingere alla cessione, escludendoli dal gruppo principale della squadra. Già lo scorso anno l’AIC aveva minacciato uno sciopero (poi rientrato) su un problema simile, che riguardava il consenso dei giocatori al trasferimento in un’altra squadra quando erano in scadenza di contratto.
A proposito dell’articolo 4, invece, che riguarda i rapporti economici, i calciatori non accettano l’inserimento di un comma o di un allegato al contratto che permetta alle società di scaricare sui giocatori il costo di tassazioni straordinarie decise dal governo, come il contributo di solidarietà che dovrebbe essere inserito nell’ultima manovra finanziaria. La questione nasce, come ha spiegato Francesco Costa, perché molti contratti stabiliscono il compenso netto dei calciatori, e le tasse rimangono interamente a carico delle società. Modificando l’articolo 4 si intende cambiare questo meccanismo. Bisogna ricordare che il contributo di solidarietà non è ancora diventato legge e non è quindi possibile sapere che cosa prevederà nello specifico.
La proposta di oggi della FIGC rifiutata dalla Lega Calcio riguardava un contributo di 20 milioni di euro che la stessa FIGC avrebbe messo a disposizione delle società per il triennio 2011-2013, con cui pagare il contributo di solidarietà.
Damiano Tommasi, presidente dell’AIC.
foto: Roberto Monaldo / LaPresse




Eh, son problemi in effetti.
è il terzo anno (se non ricordo male, il secondo sicuro) che a fine agosto va in onda ‘sta manfrina.
Poi si arriva a una settimana dall’inizio della stagione e delle relative notti in discoteca e magicamente sono tutti in campo per il fischio d’inizio.
ma è vero che gli accordi contrattuale al netto delle tasse sono illegali perché non si possono trasferire le imposte personali ad altri?
Non è vero, tant’è che la possibilità di sottoscrivere accordi al netto è da anni parte del contratto collettivo nazionale dei calciatori, che non è mai stato giudicato illegale da nessuno. La redazione.
Fatemi capire:
“La proposta di oggi della FIGC rifiutata dalla Lega Calcio riguardava un contributo di 20 milioni di euro che la stessa FIGC avrebbe messo a disposizione delle società per il triennio 2011-2013, con cui pagare il contributo di solidarietà.”
In sostanza lo Stato (=la FIGC) mette a disposizione dei soldi per pagare le tasse dei calciatori ==> calciatori e società di calcio di fatto non pagano quelle tasse. E la Lega rifiuta, immagino nella speranza di ottenere più di 20 miseri milioni.
Qui starebbe lo scandalo, se di scandalo si vuole parlare, non nelle altre diatribe contrattuali, che sono questioni tra privati nelle quali non si vede perché la politica debba metter bocca.