Il testo letto ieri da Silvio Berlusconi alla Camera e al Senato è commentato oggi su tutti i giornali con toni simili, e non è riuscito a eccitare neanche i quotidiani tradizionalmente allineati con ogni scelta del PresdelCons. È stato, senza girarci intorno, un discorso di inaudita povertà e sciatteria rispetto alle necessità e alle opportunità. A Berlusconi le opposizioni avevano chiesto una svolta ambiziosa rispetto alle difficoltà economiche e finanziarie italiane, e pur con tutto il disincanto del mondo ieri in molti si aspettavano almeno una costruzione retorica di qualche inventiva, se certo non l’eterno “colpo d’ala” da anni richiesto a Berlusconi dal suo sfinito sostenitore Giuliano Ferrara. Ma proprio la scrittura di Ferrara, che aveva in passato animato di qualche passione e visione altri testi berlusconiani – mai concretizzatisi in niente, per carità – è mancata completamente ieri, chiunque lo abbia rimpiazzato come ghost writer del capo del Governo.
Quello di mercoledì – con Berlusconi che pareva leggere per la prima volta le parole che aveva scritte davanti – è stato un intervento così deludente e inadeguato da costringere non solo a uno sforzo notevole per restare sveglio il ministro Frattini e i molti che si dono dedicati ad ascoltarlo in diretta, ma da riuscire a spingere ancora più in là lo spazientimento dei commentatori anche più indulgenti nei confronti del governo e della maggioranza. Oggi sui quotidiani si leggono le parole che nei regimi più fallimentari e antidemocratici del mondo i quotidiani liberi dedicano alla necessità di un cambiamento. Ed è quindi forse un bene che la mediocrità umana prima che politica di questa maggioranza sia ieri divenuta trasparente – ancora più confermata se fosse vera la voce che autori del grigio discorso sarebbero i ministri Brunetta e Sacconi: a cui Tremonti avrebbe dovuto correggere persino “svarioni”, scrive la Stampa – e non si possa più rimproverare al governo una distanza tra ciò di cui si vanta e ciò che realizza. Quella di ieri è stata l’ammissione chiara e generosa della propria inadeguatezza, l’annuncio al Paese che “noi siamo questo, altro non vi potete aspettare, tutto quel che riuscivamo a millantare l’abbiamo millantato”.
È stato un discorso sincero.




La mia insegnate liceale di latino avrebbe ironicamente scritto sulla lavagna:
eques
talavit
adeglia
sini
A differenza di allora, non potrei che concordare.
A me pare che tutte le parole di B in questi quasi vent’anni fossero miserrime, con buona pace delle presunte visioni dei tempi di Ferrara Ghost writer.
Però in passato la pochezza delle parole era superata dal peso delle balle che contenevano e dal fatto che l’Italia era in condizioni che mascheravano tale pochezza: e quindi una buona fetta di Paese, la parte peggiore del Paese, si legittimava perciò a credergli.
Adesso le cose, lo stato di fatto, sono diverse, sono peggiorate, e le stesse parole, gli stessi discorsi, la stessa sintassi si rivela per quello che è sempre stata, ma non la si voleva vedere, una vuota e squallida vergogna senza fine.
Qualcuno mi può spiegare perché viene spesso scritto PresdelCons? E’ solo un’abbreviazione, o ha un significato o un’origine particolare?
A me piace molto, come abbreviazione, PresdelCons. È orwelliana, ha il sapore del MinCulPop, e secondo me trasuda di quel senso di lungimiranza e buon governo “à la Francesco Salvi” («la broom del mmh ha un psss nella mmh») che ha guidato il ventennio berlusconiano…
madobo puoi dirmi il significato di questa frase in latino?
non riesco a capire che voglia dire “sini” e “adeglia”.
ma che razza di latino è??
Sì, ma “Con ieri”?
Io lo definisco “Presducon” (chi ha un’ infarinatura di francese l’ha capita);-)
@albert74 devi leggerlo tutto di fila: E’ questa la vita degli asini!
A me le sedute di ieri di Camera e Senato sono sembrate molto ma molto stanche, tutto qui. Sia dalla parte del governo, che non aveva niente da dire e infatti non l’ha detto, che dalla parte delle opposizioni.
Il Pd ha detto con voce assonnata “a proposito, chiediamo le sue dimissioni”, Di Pietro l’ha buttata in commedia napoletana, Casini ha detto “non le chiedo neanche di dimettersi, tanto so che non lo farà”. Alfano si è gettato in un surreale “non sono i mercari che decidono i governi”, la Lega ha intonato l’ossimoro “basta con questo governo, viva questo governo”.
Governo tecnico, elezioni anticipate, governo di larghe intese, riforme varie… tutte prospettive buttate là senza convinzione, sapendo che a settembre, quando dopo il Pellegrinaggio dei Cento il parlamento riaprirà, si riprenderanno i giochi esattamente da dove li si era lasciati.
Dopo aver ascoltato Di Pietro, credo che il Berlusca vincerà anche le prossime elezioni.
@ unespressoprego >>> sempre che in questo mese non accada che i mercati decidano per noi (e per loro), con buona pace di Alfano…
Premetto che non ho nessunissima qualifica. Non sono un esperto di politica nè di economia nè di interpretazione del linguaggio non verbale ecc.
Però le mie impressioni sono state queste
1) Berlusconi soffriva a stare lì. Non aveva nessunissima voglia di stare lì. Non aveva voglia di occuparsi di questi argomenti e non voleva riferirne al parlamento. Gli pesava proprio.
2) Berlusconi aveva poca voglia di fare quello che faceva ma non esprimeva fastidio, quanto piuttosto grande stanchezza. Col corpo e col tono di voce diceva “e va bene, devo fare anche questa. La faccio, ma poi lasciatemi in pace che devo occuparmi d’altro”.
3) Il risultato è stato una totale discrepanza fra contenuto verbale e messaggio non verbale. Puoi anche vendere acqua zuccherata spacciandola per l’elisir di lunga vita, ma lo devi fare con grinta, convinzione, sguardo fermo, non con tono monocorde e sospirando ogni cinque parole.
3) C’è stato un solo momento in cui gli occhi di Berlusconi si sono riaccesi di vita ed energia. E’ stato quando Berlusconi ha ammesso che la crisi c’è e l’aula ha – ovviamente: ci si poteva aspettare altro? – sghignazzato (Ah, davvero? Ma non era che la crisi non c’era ed era tutto disfattismo?) e Berlusconi li ha ripresi “Uè, cicci, guardate che io qua c’ho tre aziende quotate in borsa, credete che non stia lì a controllare la borsa ogni minuto?”. L’effetto è stata l’ennesima riconferma (se ce n’era bisogno) che a Berlusconi interessa poco di parlare dei problemi del Paese mentre gli interessa molto parlare di sè stesso e dei problemi delle sue aziende. A me quella frase è suonata tanto come se stesse dicendo “Credete che non sappia quello che succede in Borsa? E cosa pensate che faccia tutto il giorno, scrivere ‘ste fregnacce che mi costringete a leggervi?”.
4) Alle 17:56 Berlusconi, descrivendo gli interventi da compiere sull’organizzazione dell’economia nazionale (ed in particolare sulle società ed enti economici pubbblici, leggi privatizzazione), ha detto “sarà possibile anche compiere una ferita congiunta”. Poi ovviamente si è corretto subito “una verifica congiunta”. Però a me il lapsus è sembrato molto significativo.
Guardatevi l’intervento di Berlusconi, e poi guardatevi uno qualunque degli interventi di Obama sugli analoghi problemi dell’economia americana. Non parlo dei concetti che esprimono, ma del modo in cui lo fanno. Penso non occorra aggiungere altro.
Beh, sul fatto che il discorso sia stato noioso, concordo. Sull’assenza di millanterie invece no. Vogliamo parlare delle promesse sulla ferrovia e l’autostrada SA-RC? O del nuovo patto sociale? Ma per favore, sono le stesse menate che ripete da anni! Comunque uno dei più esilaranti ieri è stato Casini, che ha tenuto a precisare come siano 3 anni che ripete le stesse cose, dando un’ottima rappresentazione di sè, ma in fondo anche di tutti gli altri. Come dire, poche idee e molto confuse.
luzmic dice delle cose notevoli.
luzmic: tldr.
comunque nessuno si aspettava niente da lui, e berlusconi semplicemente ha rispettato questa previsione
http://www.uomomag.com C’hai anche ragione. Per riassumere avrei potuto dire “Berlusconi sembra stanco e non fa nemmeno più finta di crederci”, ma non è esattamente quello che intendevo. Per dirla completa, con meno parole non ci riuscivo.
Peccato che i giornali non parlano di quelle persone che lavorano di notte e per parecchio sonno rischiano la vita.E loro cosa hanno in cambio?Uno stipedio misero da dare alle proprie famiglie per andare avanti.Quindi non mi viene da dire “povero” B che è stato tutta una notte in piedi per un discorso che mi sa solo di parole che verranno dispersi dal vento e tutto tornerà come prima.Mi scuso prima..non sono una che sa di politica e delle cose che ci ruotano intorno..vivo la mia vita ogni giorno e non rispecchia a quei tanti discorsi fatti da loro.Se non erro B nel Senato non ha ancora firmato i tagli che dovrebbero avere in futuro..perchè?Se non sbaglio ancora c’è qualcuno che si opponerebbe al taglio.Quindi noi possiamo avere 200 mila tagli..mentre loro 0.Se ho sbagliato chiedo scusa
un punto di vista più controverso sullo stesso discorso: http://www.keinpfusch.net/2011/08/i-nomi.html
Albert74, infatti non è latino! Era una delle (tante) mirabili trovate con le quali la mia insegnante mi prendeva in giro, smascherando impietosamente l’ignoranza che credevo mi fosse estranea. Metti in fila il testo e prova a leggerlo…… tutto di un fiato!
La tua professoressa doveva essere una giusta!