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Quelli del ridisegno

Sull'abolizione delle province ieri il PD ha perso un'occasione preziosa

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Sull’abolizione delle province la pagliacciata più imbarazzante – rimossa rapidamente dalla memoria collettiva, come molte altre – la mise in piedi il Governo un anno fa, alla fine di maggio, quando nel giro di pochi giorni si rimangiò ripetutamente la propria parola e persino i propri documenti ufficiali, subendo i capricci interessati in arrivo da varie parti della penisola, con Giulio Tremonti protagonista di imbarazzanti capriole sul tema.

Ma non per questo – se si prende questa maggioranza come standard, sono tutti campioni di buona politica – appare meno perdonabile la scelta del Partito Democratico di ieri di affondare il progetto di legge dell’Italia dei Valori che avrebbe avviato un nuovo tentativo di abolire le province. La proposta è stata bocciata dalla Camera, coi voti favorevoli di IdV e Terzo Polo, quelli contrari del PdL e della Lega, e la decisiva astensione del PD. Che si è difeso per bocca dello stesso segretario Pier Luigi Bersani sostenendo di avere un suo progetto più articolato e progettuale dell’iniziativa tranchant dell’IdV che mirava intanto a rimuovere il termine “province” dalla Costituzione.

«Non ci facciano per favore tirate demagogiche, noi abbiamo una nostra proposta che prevede di ridurre e accorpare le Province ma bisogna anche dire come si fa, perché le Province gestiscono un certo numero di cose importanti, come ad esempio i permessi per l’urbanistica»

Bersani dovrebbe sapere distinguere la demagogia dall’interesse delle persone. L’abolizione delle province – per ragioni di riduzione di enormi e superflui costi mille volte spiegate e fatte proprie a parole da quasi tutti, salvo tirarsi indietro quando si arriva al dunque – è una specie di caso di scuola dell’inettitudine interessata della politica italiana, su cui il PD dovrebbe sapere distinguersi, e non annunciando ancora “una nostra proposta” senza farle mai muovere un passo avanti. Quella di ieri, promossa dall’Italia dei Valori con i suoi modi, era l’occasione per mostrare un primo inedito grado di concretezza e per rendersi credibili su questo progetto. I permessi per l’urbanistica, insieme alle altre “cose importanti”, troveranno il tempo e il modo per essere affrontati dentro un “ridisegno” come quello proposto da Dario Franceschini ieri a nome del PD, nell’annunciare l’astensione sulla proposta dell’IdV. Franceschini ha detto “noi siamo disposti a discutere, ma dentro un ridisegno”, con un’elencazione di puntuale benaltrismo sui molti problemi che sarebbero “restati intatti” con l’approvazione della proposta di ieri. Tutte cose ragionevoli in un contesto che lasci immaginare una consensuale soluzione del problema a breve, nella disponibilità di tutti. Ma questo non è, come spiega oggi sul Corriere della Sera Gian Antonio Stella e come sappiamo tutti.

Tutti argomenti seri se questi pensosi statisti non li avessero già svuotati in decennali bla-bla.

Sulla sbrigativa proposta dell’IdV ieri non ci si giocava solo l’abolizione delle province, pure benemerita anche in forme da perfezionare. Ci si giocava quel poco di credibilità che la politica potesse avere mantenuto sul tema, e su quello dei costi di se stessa, e degli sprechi: e il PD si giocava un’occasione per dare concretezza alla rinnovata immagine di sé uscita dai risultati elettorali, proprio mentre l’inchiesta Pronzato rischia invece di complicargli le cose. Non è demagogia, è comunicazione con gli elettori, rassicurazione sulle proprie buone intenzioni: a meno di non avere il coraggio di dire esplicitamente agli elettori “noi le province le vogliamo mantenere”. Ma se il vento è davvero cambiato, sarebbe il caso di girare le vele.

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