Il Post
— Politica

Editoriale: Cose che non si può

Un primo ministro non contesta la scuola pubblica, né i suoi insegnanti. Punto. Andarsene

26 febbraio 2011

Al Post riteniamo che tutto quello che siamo venuti a sapere sul PresdelCons in questi mesi – attraverso canali non sempre limpidi, grazie a intenzioni non sempre nobili - basti a pretenderne le dimissioni indipendentemente da qualunque legittimazione democratica di due anni fa. Se Berlusconi pensa che quella legittimazione oggi esista ancora, accetti di andare a votare e di verificare se per i suoi elettori niente è cambiato: ma quella legittimazione non ha niente a che fare con il quadro di irresponsabilità e indegnità pubblica  - pubblica – che il caso Ruby eccetera ci ha mostrato.

Ma volendo concedere un esagerato credito di buona fede ai sostenitori dell’estraneità di quelle storie dal ruolo di un capo di governo, volendo sospendere la sfinente e infantile discussione se si possa far convivere la guida di un paese importante e moderno, nel 2011, con una vita di tanta scelleratezza, con compagnie disdicevoli e preoccupanti e con abusi di potere provati, ci sono cose più importanti che a un primo ministro non possono essere concesse e che non sono minimamente configurabili come estranee al suo ruolo.

E una, gravissima e intollerabile, è il disconoscere e il prendere le distanze dalla scuola pubblica, come Berlusconi ha fatto oggi. La scuola pubblica non è un tema opinabile, non è un soggetto con cui il governo può confrontarsi: è parte dell’istituzione che rappresenta, e ne è una parte importantissima. Che questa importanza sia stata insultata di fatto in questi anni attraverso un progressivo disimpegno del governo dal ruolo dell’istruzione, della cultura, della crescita delle generazioni e dell’Italia, è già una scelta sciagurata, per quanto dettata evidentemente da progetti lungimiranti di autoconservazione dell’ignoranza.
Ma dissociarsi dal ruolo degli insegnanti e della scuola pubblica – che sono una sola cosa: difficile accusare la sinistra di avere nominato gli insegnanti – , sostenere che la scuola possa “inculcare principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono”, è una contraddizione inaccettabile almeno quanto il mancato riconoscimento dei simboli italiani da parte di alcuni ministri leghisti. Solo che per i secondi si tratta di uno sciocco capriccio simbolico da non assecondare con altrettanta sciocchezza, mentre la condivisione del ruolo della scuola è un fondamento concreto del dovere di un governo: il ministro Gelmini, domani, con chi starà? Con la scuola di cui è responsabile o col suo premier e contro la scuola? Se la scuola fa il contrario di quello che i genitori vorrebbero, chi se ne assume la responsabilità?

Le richieste di dimissioni vanno avanti e indietro come onde e risacca, ormai, in Italia. Tempo perso. Ma sia messo a verbale che non si può. Non si può fare il Presidente del Consiglio e dire una cosa così.

“Educare i figli liberamente vuol dire di non esser costretto a mandarli a scuola in una scuola di stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli”

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  • francescorocchi

    Sono insegnante e contesto Berlusconi da molto prima di questa uscita.

    Ne dice tante. Non mi offendo neanche più. Vi prego soltanto di non farvi trascinare nelle polemiche senza senso che lui apre.

    Cmq:

    La scuola è il primo datore di lavoro italiano: ci sono, grosso modo, un milione di insegnanti.

    Con consorti, vogliamo dire un milione e mezzo (considerando gli scapoli e gli insegnanti che si sposano tra di loro)?

    Mettiamo due genitori a testa, siamo a 4.500.000. Mettiamoci qualche centinaio di migliaio di figli e siamo a 5 milioni.

    Non contiamo i fratelli, i cugini…

    Cosa voglio dire? Una banalità: tutto sto po’ po’ di insegnanti e le persone a loro vicine, secondo Berlusconi, che valori hanno?

    Sono marziani? Sono infiltrati? Oppure sono cattolici (praticanti e non), gente di destra, di sinistra, agnostici, atei, moderati, estremisti, indifferenti, amanti di mozart o di gigi d’alessio come tutti gli altri?

    Ecco, ho fatto io l’errore di rispondere all’offesa. Mai discutere con un imbecille: da fuori si rischia di non notare la differenza.

  • Lewis H. Tonna

    Segnalazioni: settima riga, “per i suoi Elettori”, e dopo “ci sono cose più importanti che A un primo ministro non possono essere concesse”.
    Sono d’accordissimo con voi e con il fatto che qui non si stia parlando di destra e sinistra, ma di elementare intelligenza. Lascio a persone più informate di me sulla scuola il commento su quale atteggiamento rivelino nei confronti della scuola e in che misura dietro a quelle parole si celi un modo di pensare che non credo ininfluente nella società.
    Comunque lui i figli li ha manda ti alle scuole steineriane, hai visto mai che si rincitrullissero con tutta quella televisione.

    Grazie delle correzioni

  • http://www.gabrielebrombin.com gbrombin

    “Anche volendo concedere…”
    Perché? No, seriamente. Evviva le idee politiche differenti, ma da anni non si discute più di quelle. La difesa del premier operata dai parlamentari e dagli opinionisti di destra non riguarda più la politica da non so quanto tempo. I fatti si sanno e i limiti si sono sorpassati da tempo, molti di questi fatti sono trapelati al grande pubblico, in misure minori o maggiori e con maniere lecite o meno lecite, l’opinione è già fatta. La dignità vorrebbe la presentazione di dimissioni, ma già questa richiesta presuppone buone intenzioni che palesemente non esistono più, bastava la prima menzogna pubblica per capirlo. Non bisogna aspettarsele, il paese non è unito nemmeno in questo, tocca aspettare il prossimo giro elettorale e sperare che qualcosa nel frattempo sia maturato. E il paese, nel frattempo? Oh, se l’è cercata, mi son stufato persino d’indignarmi.

  • clarenza

    alle scuole steineriane ce li ha mandati Veronica, proprio perché agli alunni steineriani si impedisce di guardare la tv. Sapeva bene quel che faceva!
    Brrrrrr

  • piti

    Concordo parola per parola.

    Aggiungo, anche se appesantisco il commento e me ne scuso, che avrei peraltro voluto lasciare così, di asciutta approvazione, che la demolizione della scuola pubblica, come molte altre iniziative di cui quest’uomo è stato impulso in tutti questi anni, fa parte del quadro eversivo riconosciuto ufficialmente anni fa, ai tempi della commissione presieduta da Tina Anselmi e della P2.

    Voglio dire che mentre sposo in pienissimo la posizione del Post, non posso tacere che quest’uomo non è mai stato degno di legittimazione di governo. Questo perché le cose che oggi ha detto sulla scuola si aggiungono ad altre, di acquisizione altrettanto limpida e incontestabile, che gli appartengono già da decenni.

  • enricodelfini

    Dal punto di vista “letterale” la frase è del tutto accettabile; giusta direi. Nessuno può “essere costretto”. Bisogna valutare se è questo il caso della scuola italiana.
    Ahimè, in molte realtà è così (o qualcosa di simile a così). A Bologna, per molti anni, c’è stato lo “stradario bloccato” per cui non c’era nessuna scelta su quale scuola pubblica far frequentare ai figli. Nel mio comune, quando 21 anni fa mio figlio dovette fare le elementari, tre scuole su tre, sette sezioni su sette offrivano il “tempo pieno” nonostante decine di richieste per una offerta diversificata. La scuola “privata” più vicina era a 8 chilometri, per cui scelsi di lasciare mio figlio in paese, a contatto con gli amici e con la sua realtà. Non lo rifarei !

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  • makkox

    amen. nemico pubblico.

  • giannisilei

    Più che altro, qualcuno farebbe bene a tornarci, a scuola —>(http://www.giannisilei.it/?p=12599)

  • Fabrizio

    “…per quanto dettata evidentemente da progetti lungimiranti di autoconservazione dell’ignoranza.”
    Ho riso per mezz’ora…
    Cmq io non ho capito a quali valori si riferisse.
    Per quanto mi riguarda mi sono stati “inculcati” molti più “valori” dalla parrocchia e dalla televisione che dalla scuola, ma non so quanto i miei genitori ne fossero consapevoli…

  • wizardo

    Sottoscrivo ogni parola.
    E credo che ormai milioni di italiani la pensino così.
    Siamo proprio sicuri di essere minoranza?
    Tolta la propaganda opprimente che confonde la verità con l’irrealtà, la corruzione continua di parlamentari e centri di potere per rimanere in bilico nella più assoluta incapacità di governare uno dei momenti più difficili della storia di questo paese, siamo proprio sicuri che lo sgraziato delirio di onnipotenza di questo ottuagenario sia cosa lieve per la maggioranza degli italiani?
    Possiamo togliercelo dalle balle e pensare tutti ad altro?

  • panettore

    Come non si può criticare la scuola pubblica? Certo che si può, e si deve.

    La vera domanda è: hai governato per dieci degli ultimi 17 anni, cosa hai fatto per migliorare la situazione?

  • ekkia

    Ma perché, attaccare violentemente e ripetutamente la magistratura invece è concepibile? (Non perché la magistratura sia una vacca sacra, ma l’aperta ostilità contro uno degli altri poteri fondamentali dello stato non dovrebbe essere ammissibile). Sacrosanto articolo, comunque. Un applauso.

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  • http://www.facebook.com/people/Merlo-C/644888968 Merlo C’è

    mmm, non penso che Al Post cadiate dalle nuvole… però queste parole di Mr B. non sono altro che la sintesi in prosa delle politiche fatte da questo governo (e pure da quello del 2001) sulla scuola, sui fondi alle private ecc. ecc. .

    Capisco che a sentirle così quelle parole fanno ribrezzo, però non mi sembra nulla di nuovo ecco.

  • http://destynova.org giorgiog

    concordo. via.

  • http://ilmiomanifesto.blogspot.com broono

    Sono anni che dice queste cose sulla scuola.
    Poi come sempre dice anche il contrario a seconda della platea che ha davanti.
    Come per esempio quando, ai tempi degli scioperi degli studenti, minacciò l’uso della forza per difendere il diritto degli studenti non scioperanti di proseguire le lezioni (pubbliche).
    In quel caso la scuola pubblica era piena di alunni diligenti (ovviamente la maggioranza, così che quelli scioperanti fossero “la minoranza”)che meritavano la scorta per raggiungere i loro insegnanti.
    Ma ancora gli state dietro?
    Aveva davanti i Cristiani, doveva confermare gli stanziamenti a favore delle scuole private e tranquillizzarli sui “froci”.
    Stupisce più che altro che di tutto l’intervento il Post abbia ritenuto meritevole di accelerata indignazione l’unica cosa della quale tutto si può dire tranne che sia nuova.
    Che sia anche il presidente degli omosessuali, in quanto cittadini come tutti, non vi è venuto da precisarlo con altrettanta fermezza?
    Ha appena affermato che per questo governo sono una categoria sociale distinta, alla quale finché sarà in carica” imporrà una diseguaglianza di fatto.
    Non meritava altrettanti ruggiti, quell’uscita lì?
    Se proprio vi andava di dire “ora basta” dopo un discorso che non conteneva nulla di nuovo, intendo.

  • franco1

    Ogni volta che parla ho l’impressione di rivedere Zelig (quello di Woody Allen) scommetto che la prossima volta che va in Israele gli spuntano la barba e i cernecchi!

  • nonnadani

    ho insegnato per 35 anni e non ho mai “inculcato” niente nella testa dei bambini,ho cercato di trasmettere la bellezza e l’importanza di avere una buona conoscenza della lingua per potersi difendere da chi usa il linguaggio per prevaricare eccetera eccetera…grazie per la bella riflessione,semplice e chiara.

  • alessandrosmerilli

    Adesso non esageriamo, avete notato che oggi il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, scrivendo con “la consueta devozione” al direttore del “Foglio” Giuliano Ferrara ha citato addirittura il Manzoni del “cinque maggio”? http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?currentArticle=XS9ME&articleFormat=pdf Dal contesto appare chiaro che Zaia pensa che il Reno sia il fiume che nasce in Toscana e, attraversando l’Emilia, sbocca in Adriatico a sud del Po. Non si capirebbe altrimenti come potrebbe fare il perfido stato (lettera minuscola) centralista italiano a imporre la stessa lingua, oltre che la stessa minestra sciapa, dal Manzanarre al Reno, se non identificandolo col fiume di Bologna. Ora, secondo il presidente Zaia, non si vive di solo pane ma anche di conoscenza, purché non sia quella di certuni insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli. Lui stesso è la prova vivente del danno subìto: qualche delinquente di insegnante, probabilmente di origini meridionali, non solo non gli ha insinuato nemmeno il sospetto che possa esistere un altro fiume Reno, che nasce nelle alpi Svizzere e attraversa l’Austria, la Germania, il Lichtenstein, la Francia e Paesi Bassi prima di sboccare nel Mare del Nord, ma lo ha addirittura convinto che il Manzanarre e la principale città che esso attraversa, ossia Madrid, si trovino in qualche regione italiana a sud del Po.

  • http://nuovaitalia.posterous.com/ mico

    Andarsene.

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  • http://www.myspace.com/puzzailsignorvincenzo puzzailsignorvincenzo

    Ma Berlusconi dalle cose che dice ha sicuramente l’Alzheimer, bisogna dirgli sempre di si, tanto tra poco sarà in un ospizio a cagarsi addosso.

  • alessandra

    sottoscrivo anch’io e condivido l’indignazione. aggiungo, però, che c’è stanchezza. il repertorio è sempre quello. berlusconi oggi era in vena di fare concessioni alla chiesa, tutto famiglia e scuole private, salvo poi chiudere con un simpatico invito ad una festa bunga-bunga, tanto per sdrammatizzare.

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  • http://www.facebook.com/people/Alberto-Alessandro-Manzi/674987577 Alberto Alessandro Manzi

    E’ accettabile che Berlusconi dica che non si può obbligare ai genitori a mandare i figli a studiare nelle scuole i cui valori sono ritenuti dai genitori incompatibili con i valori dei medesimi.

    Bene, legiferi per far sì che un genitore possa decidere di non mandare i figli a scuola, voglio vedere.

  • stella0107

    Volevo fare tre considerazioni:
    1) è proprio uno Zelig come dice Severgnini. Dai carabinieri “volevo essere un carabiniere”. Dai cattolici “non coppie gay e no scuola pubblica”. Adattarsi all’ambiente circostanze. Immedesimarsi con gli interlocutori. modellarsi sulle spettative a seconda dei momenti e della convenienza.
    2)Ho visto un servizio oggi illuminante che sintetizza: B. si è ringalluzzito. Ha la maggioranza in parlamento, l’Europa ha bisogno di noi perciò mette da parte il baciamano e ora cerca di riprendere il consenso dei cattolici con slogan e leggi sul testamento biologico
    3) sono arrabbiata e demoralizzata. Ogni giorno sembra aver toccato il fondo e invece scende sempre più in basso. Ha troppo potere e non si riesce a toglierlo dalla sua poltrona. Forse sarebbe meglio (e lo dico a me) arrabbiarsi di meno e non dare peso alle sue provocazioni. Ma questa della scuola è veramente allucinante. Voglio domani Bersani che chiede una mobilitazione, qui si parla della cultura del nostro paese nei prossimi anni……

  • stella0107

    Scusate un’altra considerazione sulla scuola:
    oggi ho sentito una professoressa che spiegava l’allarme dovuto alla diminuzione delle iscrizioni ai Licei Classici. Una diminuzione della cultura umanistica (che ti sviluppa una coscienza critica) ha un suo perchè in questo momento. Non si parla più di B. ma della cultura del nostro paese nel futuro. Io mi comincierei ad allarmare. Ciao

  • giemmeci

    Caro Direttore e cara redazione del Post,
    l’articolo è sacrosanto e condivisibile in toto, però essendo ormai una vita che fa boiate del genere (vedi discorso alla finanza nel giorno dell’anniversario) non è più questo il punto. Che l’uomo non rispecchi i canoni dello statista di un paese democratico lo sappiamo da fin troppo tempo. Il punto a mio modo di vedere è come mai è ancora lì, votato e osannato da svariati milioni di elettori. Parte di questo risultato è dovuto al suo potere mediatico, e c’è chi ha insinuato strani movimenti delle schede bianche, ma è indubbio che molte persone lo votino con costanza e convinzione. E qui la richiesta: potreste fare un pezzo su questo? Analizzare i cardini di questo consenso, gli umori di questo pezzo di paese che non capisco ma vorrei conoscere. Tutto questo forse potrebbe darci qualche elemento in più, perchè è ora di finirla con questo conflitto da mercato del pesce.
    Grazie in ogni caso
    Gabriele

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  • biagio

    Il presidente del consiglio è inqualificabile, d’accordo, ma a me pare che la demolizione della qualità della scuola pubblica sia iniziata molto prima di B., e non per mano della destra, ma della sinistra. Dice niente il ’68?

    Poi magari mi sbaglio, ma mi sa di no.

  • pifo

    Quando quest` uomo non ci sará piú (e dovra´accadere prima o poi) rimarranno le macerie di quanto ha saputo e voluto distruggere pur di rimanere in piedi.
    Saranno non solo macerie di istituzioni ma anche profonde divisioni scavate nel corpo vivo del paese, divisioni procurate e accentuate ad esempio con questo parlare irresponsabile e violento che sfrutta le paure ancestrali e immotivate di pochi, i pregiudizi piú balordi, le proto-idee piú impunite per tenersi semplicemente a galla. Quest´uomo avrá scavato fossati e le distanze saranno difficili da colmare perché nel frattempo, nel segno della semplice e cruda contrapposizione, sono sorte delle identitá diverse e violente che sará dura disperdere nel nome del bene comune.
    Chissá se saremo in grado di ritrovarci paese, di sentirci nazione e darci di nuovo un futuro. Io temo che al termine di questo ventennio di traumi non rimarrá altro che andarsene ognuno per la propria strada.

  • http://vietatocosare.blogspot.com/ stefano

    Mah.

    Premesso che quella di Berlusconi è una boutade detta solo per far casino, e che personalmente sarei tentato di fare a meno delle scuole private tout court, in questo caso la sua mi sembra una posizione (quanto mi costa dirlo) legittima: un politico può essere ideologicamente contrario all’idea di una scuola pubblica, così come potrebbe proporre una modifica costituzionale che la abolisca, o ne cambi i principi.
    Il fatto che sia una posizione qualunquista, folle e che produrrebbe conseguenze terrificanti non significa che sia illegittima. Lo proponga davvero, si presenti alle elezioni e vada quanti voti tira su.

    Quel che non può dire invece sono le bugie: nessun genitore è costretto a mandare i figli in una scuola di Stato.

  • piti

    Il ’68 distrusse la scuola nella vulgata della destra: e mi sa che non sbaglio io.

    La scuola del ’68 è stata narrata solo attraverso burlette sensazionalistiche, tipo il sei politico. Il perché, ed è abbastanza intuibile, era che si mettevano in crisi i valori reazionari di cui la destra è la corrispondente fazione politica. In realtà, quegli anni, poco prima e poco dopo, portarono consapevolezze nuove, come quelle espresse da don Milani sulla necessità che la scuola non fosse fatta su misura su chi già sapeva, sul figlio del dottore. E fu in quegli anni che si completò la liberalizzazione agli accessi universitari, senza bloccare chi non uscisse da un liceo. Altro aspetto, per dire, che non è certo negativo.

    E, aggiungo, molto delle sbraco seguente, e specie quello attuale, mi pare molto più figlio di una cultura poveramente materialistica, televisiva, arrogante verso chi (gli insegnanti) lavorano per dare un’istruzione ai ragazzi per una misera paga, caratteristica di tutt’altra fonte socio-politica.

  • tobuto

    Sono d’accordo con panettore, il punto è che ormai berlusconi è da anni che attacca certe istituzioni effettivamente gestite malissimo (scuola, pubblica amministrazione, magistratura), ma in 17 anni il massimo che è riuscito a fare è la riforma gelmini.

    Detto questo, senza mezzi termini e con tutto il rispetto per alcuni professori degnissimi, la scuola italiana nel suo complesso fa cacare a spruzzo. E ci sono sia i dati dell’ocse che quelli delle prove d’accesso alle università a dimostrarlo.

    Non che le scuole private siano meglio, anzi.

  • piti

    Non mi pare che scopo di Berlusconi sia migliorare l’efficienza di determinate istituzioni e perciò parli di riforme.
    Direi che, a parte i non rari casi personali (che portano il significato di eventuali riforme al patetico), il senso sia quello di favorire le oligarchie politico-economiche.
    A lui non dispiace che la magistratura impieghi troppo tempo a emettere un verdetto. Lui non vuole che punisca i potenti. A lui non importa che la scuola sia migliore, ma che faccia un efficace lavaggio del cervello, politico in senso lato. A lui non importa che la PA funzioni bene, ma che non esista un potere e delle persone che non può controllare e mortificare.
    O crediamo ancora a qualcosa di sostanzialmente diverso?

  • tobuto

    Non so piti, francamente non saprei se berlusconi non abbia fatto nulla a causa della sua incompetenza o perché interessato solo a favorire le “oligarchie”.

    Credo che sia impossibile dimostrare l’una o l’altra tesi, e quindi ci dovremmo attenere solo ai risultati, che sono desolanti.

    Certo, dall’altra parte si parla di rifiuto dell ‘”efficientismo”, non si scherza mica.

    Il problema è quello, a berlusconi per vincere basta dire che ci sono problemi e poi non fare nulla, se dall’altra parte nemmeno si ammette che ci sono certi problemi.

  • biagio

    Allora Piti, spiegami per favore (è una domanda vera la mia, non voglio far polemica inutile) quando, secondo te, è avvenuto lo sbraco.
    Perché qualcosa dev’essere successo, se è vero, com’è vero, solo per fare un esempio, che un sacco di gente non sa più nemmeno le più elementari regole dell’ortografia, dasta dare un’occhiata anche rapida a un qualunque forum o blog sull’Internet.
    Se a partire da certi anni in poi chi è uscito dai licei e dall’università non ha più saputo nemmeno un italiano appena sufficiente, qualcosa è successo. O no?

  • piti

    Certo, biagio, senza polemica (ti ringrazio davvero, sento che la tua domanda è vera). Mi fa piacere provare a ragionare sperando di non avere né incontrare idee preconcette.

    Secondo me (come dice Paolo Conte) è tutto un complesso di cose.

    In prima istanza mi verrebbe da risponderti con una battuta: i miei nonni erano al limite dell’analfabetismo, grazie alla buona scuola di una volta, che selezionava i già selezionati. Era meglio non saper quasi scrivere o scrivere male (come diceva una mia amica stanca di essere single ma non ancora alla disperazione più nera, vorrei un uomo che scrive proficuo con la C e non con la Q)?

    La scuola di massa ha riversato docenti e discenti appunto in massa, e provenienti da ritardi socio culturali cronici. Al censimento del ’51 avevamo ancora più analfabeti che in Germania a metà del XVIII secolo. In vaste zone del Paese, specie al Sud, ma non solo (conosco bene il Veneto…) il dialetto è ancora usato in modo non citazionale e libero.

    Poi, è passato un concetto non sessantottaro, direi più da anni parecchio seguenti, che tutto doveva essere facile: ma mi pare un portato più televisivo, simile al concetto che se via in tv e non sai fare niente (Grande Fratello, come paradigma), puoi comunque avere successo.

    Non nego, e mi dispiace perché tocca alcune mie convinzioni e ideali, che anche la diffidenza verso la selezione scolastica (vietato bocciare) sia in parte un frutto del ’68. Ma io andavo a scuola negli anni ’70 (parlo di medie e liceo): gli insegnati “di sinistra”, giovani, impegnati erano fra i più tosti.

    No, biagio, non rimpiangerei la scuola trombona degli anni precedenti, che faceva fare il liceo al figlio del dottore e a quello del notaio, con le loro case piene di libri, e poi si gloriava che i propri alunni a sedici anni leggevano Platone in lingua originale (e senza sottotitoli).

  • biagio

    Grazie Piti,

    ma allora che si fa?
    Ci si arrende allo sbraco?
    Una scuola che non insegna manco le basi a che serve?
    Proposte, qualcuno?

    Tra la paranoica severità cinese e il “massì, promuoviamo tutti, tanto che ci frega”, ci dovrà pure essere una via di mezzo…

  • piti

    Le basi, le basi senza discussione. Le altezze no, se non ci si arriva, ma le basi sì. Lasciando nel frattempo alle mamme cinesi la produzione di massa di nevrotici. Che forse il vecchio umanesimo occidentale ha ancora da dire qualcosa al resto del mondo.

  • Pingback: non capisco | Simone Weil

  • tobuto

    Inserendomi a gamba tesa nel discorso, non sarebbe il caso di fare in modo che chi può raggiungere le altezze non venga frenato da chi stenta per le basi?

    Ché forse chi legge platone in lingua (ma anche chi lo legge e basta) va seguito in maniera diversa da chi ha seri problemi di comprensione del testo?

  • plato

    considerando i valori di berlusconi… dovrei frequentare un-accademia teatrale, porno teatrale

  • Pingback: Silenzio, prego | Wildestwoman's Blog

  • piti

    tobuto, niente da eccepire.

    Ovviamente, facendo in modo che ci sia posto (=risorse) per tutti. E che la scuola, senza pretendere l’impossibile, sia strumento di equità per chi parte svantaggiato, non solo certificatrice di chi nasce imparato.

  • stalker

    Berlusconi vince perché gli italiani sono stati forgiati a sua immagine non dalle sue televisioni ma da una commistione quantomai assurda di 3 processi: cultura di massa virtualizzata, il retaggio del ’68, e la sostituzione di un’etica basata sulla responsabilità con un etica basata sul senso di colpa (grazie alla chiesa). Il primo crea bisogni non necessari, il secondo ha reso l’adesione a qualsiasi valore possibile ma non necessaria, il terzo ha modificato la percezione del concetto di libertà. Tutti gli italiani, chi più chi meno, sono immersi nell’orizzonte di senso creato da questi processi e dipendono nella creazione della propria identità da un qualche tipo di autorità. Dio, berlusconi, marx, benigni, il leghismo, saviano, grillo, quello che mi raccomanda o no, la moda, il denaro, il nemico, i genitori, i post de Il Post, quelli che ci dicono che siamo bravi ecc.

    Questo vuol dire che la nostra identità è basata sulla dipendenza e non sulla libertà e l’agàpe. E come dipendenza può essere manipolata.

    Non sto asserendo che il problema della formazione della propria identità sia tale solo in Italia, perché secondo me è la malattia del mondo occidentale. Solo che in Italia si è cronicizzata e non abbiamo gli anticorpi culturali per combatterla. È in questa malattia dell’identità che sguazzano le varie autorità che si sono succedute nella storia italiana. E tutti in Italia si comportano come B. non appena ne hanno l’occasione. Non che non lo odi, ma quello che odio non è proprio lui nella sostanza che rappresenta (come potrei odiare me stesso?) ma più che altro il suo stile, la sua faccia e cose di questo genere.

    Da questa analisi (anche se fosse parzialmente corretta), secondo me, potrebbe pure venire il modo per batterlo (once and for all): basterebbe portare avanti in maniera determinata e senza mai deviare, con un minimo di mezzi, un qualche messaggio identitario scelto tra i classici o in opposizione a quello dell’avversario da battere. Per esempio, B ti accusa di essere comunista? La risposta non è un balbettio ma: “sono fiero di essere comunista se questo vuol dire fratellanza, rispetto del lavoro e riscatto degli sfruttati e degli oppressi.” E io aggiungerei: “quando tornerò a governare farò delle leggi ad personam per rinchiuderti in prigione e buttare la chiave, distruggere e scomporre il tuo patrimonio e impedire che la tua progenie si diffonda” poi in realtà non si farà nulla, perché siamo tutti B ma almeno così ce lo leviamo dalle palle e forse si potrebbe incominciare una cura ricostituente.

    Sono curioso di vedere come finirà B. Perché da come finirà sapremo come finiremo noi italiani.

  • ortelius

    Il cittadino Silvio Berlusconi è al di sopra della legge? Allora, tecnicamnente, è un dittatore. Cosa aspettanto le istituzioni a ripristinare la legalità in questo cazzo di paese (con la “p” minuscola?) Cosa aspettiamo a convocarci a Roma?

  • http://daldifuori.splinder.com luzmic

    Secondo me è tutta una questione di limbo, nel senso del ballo. Se abbassi subito l’asta ti spezzi la schiena, mentre se la abbassi un po’ alla volta alla fine riesci a passare sotto anche quando non te lo saresti mai aspettato.

    La tecnica è sempre quella: la spari grossa; tutti ti dicono “eh, no, ma così non va proprio, così non si deve, vergogna”; e tu dici “ma guardate che siete voi maliziosi che avete capito male”, è così l’idea di fondo della sparata grossa si impianta nella testa della gente dove è entrata con il salvacondotto dell’etichetta “stronzata”, e li’ matura. Poi quel semino di sparata lo usi per fare una cosa che magari prima non te la lasciavano passare, ma poi invece sì.

    Per fare un esempio di pura fantasia, tu dici :”Educare i figli liberamente vuol dire di non esser costretto a mandarli a scuola in una scuola di stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli”. E tutti “ma no, su, queste cose non si possono dire, e insomma, un minimo di decenza”. E tu “Siete sempre i soliti, mi avete volutamente frainteso, io ho il massimo rispetto per la scuola pubblica”. Poi, dopo un po’, finanzi le scuole private cattoliche in modo che alle famiglie costino come le scuole pubbliche, o stanzi dei soldi per assumere maestri di dialetto e storia regionale nelle scuole publbiche, o prevedi che i consigli comunali possano imporre la propria volontà su alcuni aspetti del programma scolastico ecc. E alcuni pensano “beh, ok, poteva andare peggio, almeno non ha smantellato completamente la scuola pubblica”, e altri pensano “beh, in fondo è giusto che i genitori possano mandare i figli alla scuola cattolica se vogliono, o far insegnare loro il dialetto del posto in cui vivono, o inserire fra i testi scolastici i libri di Carlo Mattogno (negazionista) se lo ritengono attendibile, perchè alla fin fine i figli sono loro ed è loro diritto educarli come meglio credono”.

    Et voilà, quello che fino a poco prima a farlo ti sarebbero saltati tutti alla gola, dopo passa quasi indisturbato.

  • gillo

    Bravo Direttore e bravo Post.
    Non mollate su questo punto.
    Scrivetene e scrivetene ancora che la scuola, dalla primaria all’università, ha bisogno di cure e attenzioni come nient’altro nel nostro provatissimo Paese.

  • Pingback: Grandi Speranze - ma quand’è che se ne va?

  • lazarus

    “L’educazione è una lunga opera di repressione” (Sigmund Freud).

  • luigibruschi

    Concordo pienamente e mi unisco alle richieste di dimissioni.

    A me questa esternazione sulla scuola è parsa riecheggiare un certo Ministero della Cultura Popolare in voga in un famoso ventennio…

    A voi no?

    Minculpop: la strana voglia di Berlusconi…

  • http://accademia-inaffidabili.blogspot.com/ larry

    Se loro vogliono la scuola privata nessuno deve negarglielo. Basta che se la paghino, perché la costituzione dice la scòla pòle esse’ privata solo a costo zero per lo Stato. Se lo ricorderà la sinistra quando tornerà al governo?

  • franco1

    La questione è (anche) che nella sua visione del mondo, noi (comunque la si pensi) siamo solo dei “consumatori” e che qualunque “cosa” al mondo (compreso lui stesso) può essere resa commerciabile con una giusta campagna pubblicitaria.

  • spago

    Voi non lo capite!!! Silvio è un anarchico!!!

    ieri:

    “..è nella natura delle autorità centrale gestire istituzioni coercitive e gerarchiche, la cui funzione essenziale è perpetuare l’ineguaglianza sociale attraverso il condizionamento ideologico attuato sui giovani per indurli ad accettare passivamente il loro specifico ruolo nel sistema vigente.”

    oggi:

    “Educare i figli liberamente vuol dire di non esser costretto a mandarli a scuola in una scuola di stato”

    Per un attimo leggendo queste parole mi è battuto forte il cuore! Per essere ancora più provocatore ci ha infilato pure un errore, un “di” di troppo! Mitico!

  • Pingback: La scuola pubblica « paolos

  • http://www.facebook.com/people/Vincent-Cosmic-Merenda/1028269287 Vincent Cosmic Merenda

    Governo Berlusconi: ecco qui elencati tutti i numeri di un fallimento http://tiny.cc/negativi-dati-governo

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