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Un mese di iPad

Doveva cambiare il mondo: abbiamo chiesto dieci persone se ha cambiato il loro

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Il 28 maggio è andato in vendita in Italia iPad, e il mondo non è più stato lo stesso. O sì? È passato un mese e abbiamo chiesto un parere di esperienza parziale a una decina di amici del Post che lo usano.

Riccardo Luna, direttore di Wired
Non so se l’Ipad salverà i giornali, come molti editori (e anche molti giornalisti) si augurano. Ma so che chiuderà molte edicole. Ne ho avuto la certezza qualche domenica fa quando, non potendo uscire a comprare i giornali, me li sono sfogliati e letti comodamente sul mio iPad. In quel momento, dopo aver cliccato sulle icone di tanti quotidiani, mi è tornata in mente la felice intuizione di Luca De Biase: i giornali sono applicazioni. Se è vero questo, allora i tablet saranno le nostre edicole, e gli editori sono salvi.

Massimo Mantellini, blogger
Un mese di iPad dunque. I primi giorni non ti ci allontani mai troppo, il contatto iniziale è abbastanza sconvolgente. Scopri subito che da nudo è scomodo, non sta da nessuna parte che non sia la sua dock o le tue gambe: è fragile, lo appoggi e temi di rigarlo. Però da steso sul divano è perfetto e a letto forse lo stesso (io quando vado a letto dormo). Primo consiglio: non comprarlo senza una custodia intelligente, di quelle che consentono di mantenerlo in posizioni accettabili per digitare o leggere. I secondi giorni capisci che l’alimentatore non ti serve quasi più, che navigare sul web e scrivere mail è facilissimo. Che le applicazioni sono quasi tutte a pagamento anche se costano poco e che perfino scrivere con la finta tastiera sullo schermo diventa quasi possibile. I terzi giorni noti che Kindle resta a casa, che la batteria dell’iPhone dura ora giornate intere e che iPad si sta trasformando nella stessa protesi che era l’iPhone prima. Tua figlia lo usa la sera per giocare e disegnare. Gli ultimi giorni capisci che c’è anche qualcosa non va, che leggere un libro è fastidioso anche se abbassi la luminosità, che le app per i quotidiani non salveranno nessun editore. Verso la fine del mese pensi che i portatili sono ora tutti pesantissimi e hanno schermi in cui si vede peggio. Che iPad è diverso da come te lo aspettavi e che è simile a quello che credevi. E che un mese è ancora troppo poco per fartene una idea.

Linus, direttore di DeeJay
La cosa di cui ero più diffidente era la pretesa che ci si abituasse a leggere i giornali su iPad: e invece è l’uso a cui mi sono accomodato più rapidamente. Che mi dispiace anche, perché sono affezionato alle tradizioni e quindi adesso la prima cosa che faccio la mattina è “sfogliare” i quotidiani su iPad; ma dopo, appena mi capitano sotto le mani quelli di carta ci faccio un secondo giro. Sul resto delle funzioni, uso molto la mail che è pratica quando sei in giro, ma non posso fare a meno di aver bisogno sempre anche di iPhone e computer porrtatile. Ma non ho ancora avuto abbastanza tempo per giocare con tutte le applicazioni.

Christian Rocca, giornalista del Sole24Ore
Non sono una persona normale, non mi separo mai dal portatile e ho l’iPhone e il Kindle. L’iPad ingombra quasi quanto il MacBook, a differenza dell’iPhone non telefona e al contrario del Kindle affatica gli occhi. Rispetto al Kindle, ha un altro svantaggio: non entra in tasca. La mia prima impressione è stata quindi di assoluta inutilità. Ho creduto avesse ragione quel mio amico convinto che l’iPad fosse come Diego: bello, ma inutile.
Buona battuta, ma in realtà:
a) Diego è brutto e dannoso
b) dopo un mese ho cambiato idea.
I giornali continuo a leggerli sul Kindle, ma il Wall Street Journal no. Lo leggo su iPad. L’applicazione è bella e funzionale. Se il New York Times e il Washington Post avessero delle app decenti farei lo stesso, cancellerei gli abbonamenti Kindle. Infine mi sono convinto che l’iPad è meglio di tutti gli altri aggeggi per andare su Internet e leggere la posta. Ora quando sono a casa lascio il MacBook spento e l’iPhone sul tavolo. Se ne facessero una versione dimezzata, di dimensioni simili al Kindle, sarebbe perfetto.

Elena Favilli, giornalista del Post
L’iPad mi pare perfetto per il consumo di contenuti: più leggero di un portatile, intuitivo, con uno schermo in cui finalmente non si fa fatica a leggere e che si può tenere vicino. E una risoluzione che finalmente rende giustizia a grafica, tipografia e illustrazioni anche in digitale. E poi non c’ è più bisogno del mouse e con il touchscreen l’interazione è molto più naturale. Sul fronte editoriale mi sembra che stia davvero dimostrando di poter unire il meglio della stampa e il meglio del web. Pop science è la mia preferita tra le application per magazine. Finora è quella che ha osato di più nel ripensamento dell’interazione con la rivista e nell’accesso ai suoi contenuti. Tra quelle per i libri la più bella è sicuramente quella di Marvel, basta farci un giro per togliersi qualsiasi dubbio sulle potenzialità dell’iPad per i libri. E poi c’è Alice for iPad di Atomic Antelope, che ha appena aperto tutto il fronte dell’editoria digitale per bambini, e The Elements, una versione per iPad della tavola periodica degli elementi fantastica.

Max Uggeri, imprenditore, CEO di NetForce
Per capire iPad devi fare come quando si smette di fumare, di botto. Lasci a casa il portatile e esci di casa solo con lui. E se come me sei uno di quelli che vive “always on”, perché il tuo lavoro ti costringe a stare connesso ad Internet, ad intervenire, ad interagire, più che un esperimento diventa uno sport estremo, come lanciarsi da un ponte con l’elastico del Bungee Jumping: sai che è sicuro, che non succede niente, che andrà tutto bene, ma nel momento in cui sali sulla piattaforma e guardi sotto (perché guardi, giuri a te stesso di non farlo, ma guardi), e a chiare, enormi e luminose lettere ti compare nel cielo la scritta “bravo, e adesso?”. Ma basta la prima emergenza, Mail, allegato, scarichi, apri, modifichi, rispedisci, e ti è chiaro da subito che ti permette di fare davvero tutto, come le facevi con il portatile ma in modo più intelligente, più forte, più veloce, tipo l’uomo da sei milioni di dollari ma con la mela.
È più di un mese che esco solo con l’iPad ogni mattina, e mi sembra di farlo da sempre.

Daria Bignardi, giornalista freelance
Il primo giorno che ci sono uscita mi sono data un sacco di arie. L’ho estratto dalla borsetta durante una riunione e  ho detto con noncuranza “Non l’ho visto il promo in tv, ma fammi dare un’occhiata se è già su You-tube”. Il video non si apriva perché mancava l’applicazione giusta, ma ho fatto lo stesso un figurone. Poi l’ho usato per leggere i giornali le tre o quattro volte che non sono uscita di casa  presto e passata dall’edicola. Comodo, per carità. Ma insomma, non è che mi abbia cambiato la vita.

Carlo Annese, giornalista della Gazzetta dello Sport
“Immagina che io sia di vetro e premi i miei tasti. Sono il tuo iPad”. Questo ha detto l’altra sera mia moglie, esasperata, guardando la mia espressione rapita mentre maneggiavo la tavoletta magica nel letto, come ormai tutte le notti. Ho capito che l’iPad, oltre a quella ludica e a quella pratica, ha una fortissima componente erotica. Non riesco più a farne a meno, ho bisogno del contatto diretto continuo, sfioro con eccitazione la sua superficie (anche adesso che scrivo questo pezzetto) e ogni volta aspetto con stupore che la pressione di un dito faccia partire un video da un punto qualsiasi dello schermo.

Paolo Valdemarin, blogger, imprenditore e fondatore di Evectors
È l’unico computer che uso quando sono a casa, dove tendo a scaricare più che a produrre contenuti. Non solo posta elettronica e navigazione: ho scoperto “YouTube sul divano” e ormai lo uso regolarmente per leggere libri (va detto che avendo un account sullo store americano l’iPad ha più senso: non solo gli ultimi libri, ma anche film e telefilm sono disponibili in tempo reale). Dal punto di vista professionale lo trovo una piattaforma estremamente promettente: i primi numeri delle riviste on-line sono poco più che esperimenti (da non perdere Wired, Popular Science, Time Magazine), per ora offrono solo un pizzico di interattività ma promettono la riscoperta della grafica, arte andata in letargo 15 anni fa con i primi browser.

Pier Mauro Tamburini, giornalista del Post
Sei giorni su sette passo tutta la mia giornata davanti a un computer, lavorando o guardando film e serie tv. Mi sposto poco, per poco tempo, e di solito in una metropolitana insanamente piena di esseri umani. Quindi l’iPad mi è quasi sempre superfluo, tranne in tre casi: in bagno, a letto prima di dormire, e nel settimo giorno, in cui arrivo volontariamente in anticipo agli appuntamenti per potermi sedere a un bar a bere un caffè e usarlo per leggere i giornali.
Non so quindi onestamente dire quanto l’iPad possa essere sostituire un vero portatile, o quanto migliori la vita se si è gente che prende treni, si sposta spesso, ed è stufa di scrivere lunghe mail sullo schermo dell’iPhone. So invece onestamente dire che l’iPad rende molto (ma molto) più attraente e comoda la lettura su schermo, soprattutto di quei lunghissimi articoli che continuiamo a dirci che leggeremo ma non faremo mai. Il che, per me, è tantissimo.

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