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  • lunedì 8 gennaio 2018

Come va col VAR

La Video Assistenza Arbitrale nel campionato italiano sta funzionando, ma si può fare ancora meglio

L'arbitro Claudio Gavillucci rivede una azione a bordo campo in Inter-Spal di Serie A (Emilio Andreoli/Getty Images )

Per il campionato di Serie A il 2017 è stato soprattutto l’anno dell’introduzione del VAR, la video assistenza arbitrale, il cui utilizzo fu annunciato lo scorso aprile durante la riunione del consiglio federale della FIGC. Nei primi sei mesi di campionato il VAR – che è ancora in fase di sperimentazione – è stato utilizzato molto, fin dalla prima partita della prima giornata della stagione, quella giocata tra Juventus e Cagliari il 19 agosto scorso. Dal rigore in Juventus-Cagliari, il VAR è stato utilizzato in tutte le 198 partite di Serie A disputate fin qui e anche in 12 incontri di Coppa Italia.

Al termine del girone di andata si può già sostenere che la sperimentazione abbia ridotto notevolmente le proteste in campo fra giocatori, dirigenti e arbitri e reso il gioco più corretto. La tecnologia ha corretto decisioni arbitrali in 45 occasioni, con un numero limitato di errori di valutazione o nel protocollo d’uso, che comunque vanno ricondotti ai giudizi dei direttori di gara e dei loro assistenti. Con il VAR, i gol annullati per fuorigioco sono stati 9, i fuorigioco revisionati con l’assegnazione di un gol sono stati 3. Le espulsioni sono state 10 mentre sono stati 2 i rigori tolti per fuorigioco. I rigori concessi con il VAR sono stati in tutto 18, mentre 7 non sono stati assegnati.

Le regole d’uso del VAR

Il VAR può essere utilizzato per rivedere quattro specifici casi di gioco, stabiliti dal protocollo internazionale della FIFA valido in tutti i campionati del mondo in cui è adottato. Un arbitro può servirsene per stabilire la regolarità di un gol, per la giusta assegnazione di un cartellino rosso, per stabilire l’assegnazione di un rigore e per correggere l’ammonizione o l’espulsione del giocatore sbagliato (uno scambio d’identità, insomma).

All’interno o appena all’esterno dei venti stadi di Serie A, due arbitri addetti al VAR – denominati VAR e AVAR – seguono l’andamento della partita avendo accesso a tutte le riprese effettuate sul campo di gioco nel corso degli incontri. Le uniche persone a cui è consentito comunicare con l’arbitro in campo sono i due arbitri addetti al VAR: possono farlo di propria iniziativa (per alcuni azioni, come quelle da gol, è sempre prevista una revisione automatica) se si accorgono di una irregolarità non sanzionata o su specifica richiesta dell’arbitro in campo. Se però l’arbitro in campo sanziona, fischiando, una irregolarità che in realtà non si è verificata, la decisione presa non può più essere corretta: in questi casi agli arbitri si consiglia di essere prudenti e di attendere qualche secondo prima di decidere.

A bordo campo c’è infine la zona riservata alla revisione arbitrale, posizionata tra le due panchine, nei pressi della postazione del quarto ufficiale di gara (il quarto uomo). Da quella postazione l’arbitro in campo può decidere di riguardare o meno i replay delle azioni, qualora le comunicazioni con gli assistenti non fossero sufficienti: dopodiché può mantenere o modificare la propria decisione. Durante la revisione a bordocampo il gioco viene fermato e non esiste un limite di tempo entro il quale l’arbitro deve far riprendere il gioco: spetta a lui farlo il più rapidamente possibile.

Alcuni esempi di come il VAR abbia migliorato la Serie A

Al 37esimo minuto di Juventus-Cagliari, prima partita della nuova stagione di Serie A, l’arbitro Fabio Maresca ha assegnato il primo rigore nella storia del campionato italiano servendosi del VAR. Inizialmente non aveva giudicato falloso l’intervento in area di rigore del terzino juventino Alex Sandro sull’attaccante del Cagliari Duje Cop. Ma dopo aver comunicato via auricolare con i due arbitri addetti al VAR ha sospeso il gioco – quando il Cagliari stava per battere un calcio d’angolo – per andare a rivedere di persona l’azione sul monitor della postazione di revisione. Dopo aver rivisto l’azione, ha giudicato falloso l’intervento di Alex Sandro e ha quindi assegnato il calcio di rigore a favore del Cagliari, tirato da Diego Farias e parato da Buffon.

 

Altro esempio. In Roma-Sassuolo, una delle partite dell’ultima giornata del girone di andata, il VAR ha evitato che la Roma vincesse con un gol irregolare a cinque minuti dalla fine. All’85esimo minuto, infatti, con le due squadre sul risultato di parità, il terzino della Roma Alessandro Florenzi ha segnato il gol del vantaggio e della probabile vittoria su un’imbeccata in area di Edin Dzeko. Subito dopo il gol però, con i giocatori della Roma ancora sotto la curva ad esultare, l’arbitro Daniele Orsato è corso a bordo campo per rivedere l’azione e ha potuto vedere che il romanista Cengiz Under, in fuorigioco al momento del lancio di Dzeko, invece che disinteressarsi dell’azione ha ostruito il centrocampista del Sassuolo Simone Missiroli, che marcava Florenzi, impedendogli di proseguire. Orsato ha quindi annullato il gol e la partita è finita 1-1.

 

Sempre nell’ultima giornata del girone di andata, ma durante Inter-Lazio, l’arbitro Gianluca Rocchi ha usato il VAR in modo corretto per non assegnare un rigore alla Lazio per un tocco di mano in area del difensore dell’Inter Milan Skriniar. In quel caso, Rocchi ha rivisto personalmente l’azione e ha accertato l’involontarietà del tocco di Skriniar, dato che la palla calciata da Immobile era stata deviata prima dal piede e poi dal ginocchio. È rientrato in campo, non ha assegnato il rigore e l’Inter ha ridato palla alla Lazio.

 

Dei casi in cui è stato usato male

Gli unici tre campionati d’Europa che quest’anno hanno iniziato a usarlo sono la Bundesliga tedesca, la Primeira Liga portoghese e la Serie A. In questi tre campionati il VAR si trova ancora in una fase di sperimentazione: la tecnologia è vicina alla sua forma definitiva ma è comunque probabile che subisca ancora delle piccole modifiche. Nelle sue regole attuali, il VAR non può provocare o indurre gli arbitri a sbagliare. È invece uno strumento che li aiuta nella conduzione della gara: sta agli arbitri, quindi, usarla nel più corretto dei modi, e agli assistenti revisionare minuziosamente i filmati per escludere qualsiasi errore.

Durante Genoa-Juventus, nella seconda giornata di campionato, l’arbitro Luca Banti ha richiesto due volte l’intervento del VAR a gioco fermo. Nel primo caso, il più contestato, ha fermato il gioco e assegnato un rigore a favore del Genoa per un fallo non visto di Daniele Rugani sull’attaccante bulgaro del Genoa Andrej Galabinov. Ma nella stessa azione, poco prima di subire il fallo, lo stesso Galabinov si trovava in fuorigioco e i due arbitri addetti al VAR non lo hanno rilevato nel corso della revisione: il rigore, quindi, non avrebbe dovuto essere assegnato.

 

Uno degli errori arbitrali più evidenti commessi in questa metà di stagione è accaduto durante Roma-Crotone del 25 ottobre. La Roma quella partita l’ha vinta 1-0 grazie a un calcio di rigore che però non doveva essere assegnato. In quel caso, tuttavia, il VAR non ha potuto intervenire perché l’arbitro Gianluca Manganiello aveva ritenuto falloso l’intervento in area di Mandragora su Kolarov, sbagliandosi: in questo caso, avrebbe dovuto aspettare, senza fischiare e assegnare il rigore, perché il VAR non può intervenire per correggere una decisione già presa.

 

Anche la direzione di Piero Giacomelli in Lazio-Torino è stata a lunga criticata per via di un’evidente svista. Verso la fine del primo tempo, con il risultato di 0-0, l’attaccante della Lazio Ciro Immobile ha crossato la palla dall’interno dell’area di rigore, colpendo il braccio dell’esterno del Torino Iago Falque. Giacomelli, posizionato a pochi metri, ha deciso di far proseguire l’azione: pochi secondi dopo però, Immobile ha colpito al volto il difensore del Torino Nicolas Burdisso, con cui stava protestando. A quel punto Giacomelli si è diretto verso lo schermo di revisione a bordo campo, per poi ritornare in campo senza intervenire sul calcio di rigore, ma espellendo solamente Immobile per il contatto con Burdisso, scatenando le proteste della Lazio.

 

Si può migliorare?

Per FIFA e IFAB il sistema ha portato i miglioramenti sperati: nei prossimi mesi il VAR verrà utilizzato nei Mondiali in Russia, nella Liga spagnola e nella Ligue 1 francese. Si può quindi affermare con una certa sicurezza che il VAR continuerà a esserci nei campionati in cui è stato introdotto anche dopo il termine della sperimentazione. Tuttavia sembrano esserci dei punti nelle regole d’uso e nel protocollo seguito dagli arbitri che possono essere migliorati.

La video assistenza ha ridotto polemiche, proteste e litigi in campo. Non li ha eliminati del tutto, poiché ora proteste e polemiche si sono spostate sul VAR e sul suo utilizzo, anche se in misure ridotte. Per questo in molti ritengono che la soluzione per mettere fine una volta per tutte alle discussioni sugli errori arbitrali sia la trasparenza. Le proposte più logiche sono che le immagini riviste dagli arbitri siano messe a disposizioni anche dei telespettatori e che al termine degli incontri la Lega Serie A o l’Associazione Italiana Arbitri pubblichino un resoconto completo degli interventi arbitrali principali, per facilitarne la comprensione. Un’altra soluzione da adottare potrebbe essere “aprire” le comunicazioni tra arbitro in campo e addetti al VAR al momento della revisione, come già succede nel rugby, dove gli spettatori possono ascoltare il processo decisionale dell’arbitro.

C’è poi la questione della valutazione soggettiva, che si applica per stabilire se un tocco di mano sia da sanzionare o meno, nel caso sia stato involontario. La proposta più sensata, come scrive oggi la Gazzetta dello Sport, sembra sia quella di imporre la revisione in tutti i casi, aggirando così la valutazione soggettiva per uniformare le decisioni, cosa al momento impossibile per le numerose interpretazioni che questi casi hanno.

Il designatore arbitrale Nicola Rizzoli, che assieme al responsabile del progetto VAR Roberto Rosetti lavora da mesi alla sperimentazione, parlando a Repubblica lo scorso dicembre ha promosso la tecnologia: «Non si vedono più proteste esagerate nei confronti delle decisioni degli arbitri, ci si fida del fatto che l’arbitro possa già aver visto le immagini. A oggi le ammonizioni per proteste sono diminuite del trenta per cento ed è un grandissimo risultato, meno proteste sono un passo culturale in avanti. Per la prima volta Federazione, Lega e arbitri sono stati uniti in un progetto che sta risultando molto positivo. In Italia c’è poi molta qualità che permette di imparare molto velocemente, ma penso che, facendo esperienza e pratica, le possibilità di migliorare siano tantissime. La UEFA è alla finestra, perché non tutti i Paesi avranno la nostra stessa qualità, ma l’esperienza che stiamo facendo sarà d’aiuto per il Mondiale».

Secondo alcune indiscrezioni, inoltre, nei prossimi giorni Rizzoli introdurrà una nuova linea nel protocollo arbitrale per il VAR, ovvero chiederà agli arbitri di verificare sempre gli episodi dubbi: un modo per velocizzare e incentivare l’utilizzo della tecnologia anche fra gli arbitri che fin qui l’hanno usata meno e che hanno avuto più difficoltà ad applicarla.

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