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  • sabato 16 settembre 2017

Il nuovo fenomeno degli All Blacks

Al suo esordio con la nazionale neozelandese di rugby Vaea Fifita ha fatto una prestazione incredibile, e ora da lui ci si aspettano grandi cose

Vaea Fifita al Yarrow Stadium di New Plymouth prima di Nuova Zelanda-Argentina (Phil Walter/Getty Images)

In Oceania, Sudafrica e Argentina queste sono le settimane del Rugby Championship — noto anche come 4 Nazioni — che con la Coppa del Mondo e il Sei Nazioni è uno dei più importanti tornei internazionali di rugby. Ci partecipano le nazionali di Nuova Zelanda, Australia, Sudafrica e Argentina, è iniziato ad agosto e terminerà ad ottobre. Per ora in testa alla classifica c’è la Nuova Zelanda, che dopo tre vittorie su tre partite giocate ha 14 punti, 3 in più del Sudafrica, secondo in classifica.

Nonostante Sudafrica e Australia negli ultimi tempi siano scese di livello, il torneo produce sempre delle gran partite e molte cose di cui parlare. Da una settimana a questa parte, per esempio, in Nuova Zelanda, e più in generale nel mondo del rugby, si è parlato moltissimo di Vaea Fifita, nuova terza linea degli All Blacks. Sabato scorso Fifita ha esordito a 25 anni contro l’Argentina, giocando una partita giudicata eccezionale: da titolare, è stato in campo tutti e ottanti i minuti senza mai mostrare un calo fisico, ha segnato la meta che ha lanciato gli All Blacks verso la vittoria finale e ha avuto un ruolo fondamentale negli altri punti segnati; ma soprattutto ha dimostrato di avere delle qualità fisiche che pure nella Nuova Zelanda, famosa per la sua fisicità, si sono viste poche altre volte.

«Vaea è un atleta veramente, veramente buono. Probabilmente uno dei migliori con cui abbia mai avuto a che fare dal punto di vista delle doti naturali» ha detto parlando di Fifita Steve Hansen, allenatore degli All Blacks dal 2012 e nel rugby da più di quarant’anni, uno che di giocatori forti ne ha visti parecchi.

Fifita è nato e cresciuto a Tonga, precisamente sull’isola di Vava’u, dove è rimasto fino ai 18 anni. Nel 2010, quando era già considerato uno dei migliori talenti del paese, prese parte a una tournée in Nuova Zelanda con la selezione dei migliori giocatori dei college di Tonga. Si fece notare già allora da alcuni allenatori neozelandesi per la netta superiorità fisica dimostrata in campo e questo gli permise di ottenere, due anni dopo, l’ingaggio con i Wellington Lions, la squadra della provincia di Wellington (che per capirci è una squadra che partecipa al campionato di secondo livello neozelandese) dopo aver giocato per alcuni mesi con un piccolo club locale. Con le prestazioni fatte vedere a Wellington, dove alla prima stagione segnò 26 mete — un numero incredibilmente alto per un esordiente — Fifita attirò l’interesse degli Hurricanes, la squadra che seleziona i migliori giocatori della provincia di Wellington e delle altre province della costa orientale della Nuova Zelanda e che gioca nel Super Rugby, il maggiore campionato transnazionale dell’emisfero sud.

Fifita ci mise poco anche ad attirare l’interesse degli All Blacks, che nel 2016 lo convocarono come rimpiazzo per la tournée di fine stagione. La convocazione fu possibile perché nel rugby internazionale dopo 36 mesi che si gioca e ci si stabilisce in un certo paese si può essere convocati dalla nazionale di quel paese. Fifita non scese mai in campo quell’anno, ma Hansen disse di aspettarsi già molto da lui. Così, di lì a breve, gli fece iniziare il programma di allenamento specifico che lo ha portato all’esordio in prima squadra contro l’Argentina, sabato scorso.

Nell’ambiente del rugby internazionale l’esordio di Fifita era molto atteso. Una settimana prima della partita, Hansen aveva detto: «Da quando è entrato in squadra abbiamo dovuto lavorare per renderlo sei chili più pesante, cosa che credo sia notevole sia per lui che per il nostro staff che lo ha seguito. Quindi ci aspettiamo di vedere una vera e propria forza bestiale in campo, perché sappiamo che lo è, ma vogliamo vederlo svolgere al meglio anche i compiti richiesti dal suo ruolo, e cioè dominare nei contrasti e nelle avanzate palla in mano».

Vedendolo giocare, la prima cosa che salta agli occhi è la sua predisposizione a gettarsi fra le linee avversarie, aiutato da un corpo decisamente massiccio che ora misura 1 metro e 96 centimetri per 113 chili. La preparazione fisica effettuata con lo staff degli All Blacks ha permesso a Fifita di diventare più pesante senza perdere velocità, esplosività e resistenza: oggi è ancora più difficile per gli avversari atterrarlo o anche semplicemente bloccarlo. Fifita, a detta di Hansen, ora è uno dei giocatori più veloci che gli All Blacks abbiano in rosa. Pur cavandosela molto bene anche tecnicamente, la sua potenza fisica permette sia a lui che alla squadra di superare la rigidità tattica delle partite, che è già uno degli aspetti che ha contribuito maggiormente ai tanti successi degli All Blacks negli ultimi anni: come si dice a volte negli sport di squadra, è un giocatore che cambia le partite da solo.

Ora gli All Blacks si trovano per le mani un giocatore nel pieno della sua condizione fisica, ancora in grado di crescere, con cui hanno la possibilità di aumentare ulteriormente il divario con le altre Nazionali più forti, che già è considerevole. In futuro gli All Blacks punteranno moltissimo su Fifita, anche se la sua ascesa nel rugby neozelandese ha generato un’altra discussione, che riguarda la frequenza con cui gli All Blacks — la Nazionale di rugby più ricca e potente al mondo — selezionano e poi convocano alcuni fra i migliori rugbisti delle isole del Pacifico, privando così dei migliori talenti le piccole ma valide nazionali, come è successo in questo caso a Tonga.

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