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  • lunedì 11 settembre 2017

I problemi dell’Hellas Verona arrivano da lontano

L'anno scorso era la squadra con il budget più alto e la rosa più forte della Serie B, ma non ha mai mostrato un bel gioco: ora, contro avversari più forti, fatica molto

I giocatori dell'Hellas escono dal campo dopo la sconfitta contro la Fiorentina (LaPresse -Garbuio Paola)

Una sconfitta in casa contro il Napoli, un pareggio in trasferta a Crotone e un imbarazzante 5-0 subìto in casa contro la Fiorentina nell’ultima partita di campionato, domenica pomeriggio: per l’Hellas Verona la Serie A è iniziata male e non si tratta di coincidenze o particolari sfortune. Pur avendo una rosa che sulla carta dovrebbe garantirle la salvezza, l’Hellas si sta portando dietro dei problemi con cui fa i conti dalla passata stagione: ma se in Serie B era riuscita a in qualche modo a nasconderli, ora, in Serie A, stanno venendo fuori uno dopo l’altro e potrebbero costare molto a una società ambiziosa che però negli ultimi anni è stata spesso in difficoltà.

Nella passata stagione l’Hellas era la squadra con il budget più alto della Serie B e aveva in squadra molti giocatori da Serie A, come Giampaolo Pazzini, Romulo e Daniel Bessa. Era la squadra sulla carta più forte, ma in un campionato così lungo e impegnativo ha giocato per lunghi tratti al di sotto delle sue potenzialità, cavandosela spesso solo grazie ai suoi giocatori più forti. In Serie B l’Hellas di Fabio Pecchia non ha imposto nessun particolare stile di gioco e ha sofferto spesso contro squadre più deboli ma meglio preparate, come per esempio la Spal, vincitrice del campionato proprio davanti all’Hellas. Ora quei problemi sembrano essersi amplificati e il gioco continua a non vedersi.

In estate la dirigenza ha rafforzato la rosa, ma a quanto pare in modo non molto omogeneo. Gli investimenti hanno riguardato soprattutto il reparto offensivo, a cui sono stati aggiunti Alessio Cerci, Daniele Verde, Moise Kean e il sudcoreano del Barcellona Lee Seung-woo, giocatore talentuoso che però non può garantire nulla alla prima esperienza in un campionato importante come la Serie A. Il centrocampo è rimasto lo stesso perché probabilmente la dirigenza ha puntato molto sulla crescita di Daniel Bessa, talento brasiliano cresciuto nelle giovanili dell’Inter: un rischio, perché Bessa gioca in un reparto che ha faticato a imporsi in Serie B e a cui è stato aggiunto il solo Marcel Büchel, che l’anno scorso è stato retrocesso con l’Empoli. In difesa è stato comprato il francese Thomas Heurtaux dall’Udinese, dove nelle ultime due stagioni ha faticato a giocare con regolarità, e soprattutto Martin Caceres: che però è stato dato in prestito al Verona dalla Lazio e potrebbe trasferirsi a Roma anche a gennaio.

Nella sconfitta di domenica si sono visti tutti i problemi principali della squadra di Pecchia. Nonostante la presenza degli ultimi due acquisti, la difesa è stata pressoché assente, muovendosi male e sfaldandosi dopo ogni gol subito: complici gli errori del portiere, in appena 24 minuti ha subito tre gol, e anche i due successivi sono stati segnati dalla Fiorentina con una semplicità disarmante. La squadra inoltre ha giocato con i tre reparti (difesa, centrocampo e attacco) completamente separati fra di loro, e questo ha permesso alla Fiorentina di giocare senza pressione un po’ ovunque, imponendo il suo gioco. Di conseguenza l’attacco, che peraltro era senza Cerci, infortunato, ha giocato tutta la partita isolato dal resto della squadra, dovendosela cavare da solo, senza successo.

La situazione di svantaggio ha inoltre influito sulle convinzioni e sul morale della squadra, che quindi non ha nemmeno avuto modo di rimediare allo svantaggio come era solita fare l’anno scorso appoggiandosi sulla forza di pochi giocatori. Al termine della partita, Pecchia si è assunto le responsabilità della pesante sconfitta. Ma per il modo in cui è arrivata non promette niente di buono.

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