Le ragioni del voto su Augusto Minzolini

Le spiega in una lettera a Repubblica il senatore Ichino, che ha votato contro la decadenza, pur “detestandolo”

Il senatore Augusto Minzolini in Senato, il 2 ottobre 2015 (ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI)

Il senatore del Partito Democratico Pietro Ichino ha scritto una lettera al direttore di Repubblica Mario Calabresi per spiegare perché insieme ad altri diciotto senatori del suo partito ha votato contro la decadenza di Augusto Minzolini da senatore. Il 16 marzo il Senato ha respinto la richiesta di decadenza dovuta alla condanna definitiva a 2 anni e sei mesi subita da Minzolini per peculato continuato. Ichino scrive di detestare «il modo in cui Minzolini intende il giornalismo», e che prima di votare sapeva già che «il PD sarebbe stato accusato di un accordo nascosto con Forza Italia», ma spiega che secondo lui alcuni punti della vicenda che ha riguardato Minzolini non tornano, e lo hanno portato a votare contro la sua decadenza.

Caro Direttore, dopo il fondo di Massimo Giannini di ieri, intitolato “L’onore rinnegato”, sento il dovere di render conto ai lettori di Repubblica dei motivi della mia scelta di giovedì in Senato sulla decadenza di Augusto Minzolini da senatore.
Quando mi sono accinto a studiare il dossier relativo al suo caso ero orientato a votare a favore della sua decadenza dal seggio di senatore; sentivo dire da tutti, nel gruppo PD: “la sentenza di condanna è passata in giudicato, si applica la legge Severino”. In queste ultime due legislature, in quasi tutti gli altri casi analoghi precedenti avevo votato per la decadenza del parlamentare, o per la concessione dell’autorizzazione richiesta dal giudice. In questo caso, però, come nel caso Azzollini del 2015, esaminando la vicenda più da vicino, mi sono sorti dei dubbi, che si sono rafforzati durante il dibattito in Aula. Soprattutto ascoltando l’intervento di Corradino Mineo, anche lui ex-dipendente RAI, oggi senatore del gruppo della Sinistra Italiana, che ha spiegato i motivi per cui considerava sostanzialmente sbagliato l’esito della decadenza di Minzolini, ma votava per la decadenza, considerandolo “un atto obbligato dalla legge”. Questa motivazione proprio non regge: se al Senato si chiede di votare, ciò significa che una funzione di controllo di ultima istanza gli è attribuita; altrimenti la legge avrebbe stabilito che a seguito della sentenza passata in giudicato il presidente del ramo del Parlamento interessato dichiarasse senz’altro la decadenza del senatore o deputato condannato.

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