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  • lunedì 13 marzo 2017

Dopo la morte di 40 ragazze in un incendio, in Guatemala ci sono grandi proteste

Sono morte in una sovraffollata casa rifugio per adolescenti gestita dallo Stato, dove gli ospiti subivano violenze e abusi

Alcune delle persone che l'11 marzo 2017 hanno protestato in piazza Constitution di Città del Guatemala contro il governo guatemalteco per la morte di 40 ragazze nell'incendio nella casa rifugio statale Virgen de la Asunción (JOHAN ORDONEZ/AFP/Getty Images)

In Guatemala, un piccolo stato dell’America centrale, migliaia di persone hanno manifestato contro il governo negli ultimi giorni a causa della morte di 40 ragazze che erano ospiti nella casa rifugio Virgen de la Asunción, una struttura di accoglienza statale per adolescenti maltrattati, tossicodipendenti o reati per crimini minori che si trova a San José Pinula, 25 chilometri a sud-est della capitale Città del Guatemala. Le ragazze sono morte per un incendio provocato da alcune di loro l’8 marzo: i loro famigliari e molte altre persone incolpano il governo perché l’incendio era stato appiccato per protestare contro il trattamento ricevuto e come tentativo di fuga. La notte del 7 marzo una squadra d’assalto della polizia era stata mandata a sedare una rivolta contro le condizioni di vita nella struttura, che era sovraffollata: c’erano circa 250 persone in più rispetto al massimo di 500 che il centro poteva ospitare. Circa 50 adolescenti erano scappate ma la polizia le aveva trovate, catturate e rinchiuse in uno dei locali della casa rifugio: per questo poi le ragazze avevano dato fuoco ad alcuni materassi, causando l’incendio.

Diciannove ragazze sono morte nell’incendio; le altre ventuno sono morte in ospedale per le ustioni nei giorni successivi. Molti altri adolescenti sono tuttora in cura per le ferite dovute all’incendio: quattro di loro sono state portate negli Stati Uniti, allo Shriners Hospital for Children di Galveston, in Texas. In una conferenza stampa del 9 marzo la polizia e i vigili del fuoco si sono incolpati a vicenda per il ritardo di 40 minuti dei soccorsi. Il presidente del Guatemala Jimmy Morales ha proclamato tre giorni di lutto nazionale. Tra i sopravvissuti all’incendio, 53 ragazzi, alcuni dei quali orfani, sono ancora ospitati nella casa rifugio Virgen de la Asunción, mentre altri 132 sono stati riportati dalle loro famiglie.

Secondo alcuni dei ragazzi ospitati nella casa rifugio e i loro parenti, gli abusi sui minorenni ospitati nella struttura erano frequenti; e dato che nel centro vivevano anche alcuni ragazzi membri di gang capitava che avvenissero rituali di affiliazione ai gruppi criminali. Per questo molte persone hanno protestato contro il governo a Città del Guatemala. Già l’anno scorso la ministra della Giustizia, Thelma Aldana, aveva minacciato di chiudere la casa rifugio per via di questi problemi: era stato deciso che il numero di persone ospitate sarebbe stato ridotto e che i ragazzi con precedenti penali sarebbero stati trasferiti altrove, ma nessuno di questi provvedimenti era stato attuato. L’11 marzo il ministro del Welfare, Carlos Rodas, ha presentato le sue dimissioni.

In un’intervista a CNN, il presidente Morales ha detto che parte della responsabilità di quanto accaduto è dello Stato, in particolare del ministero del Welfare, del sistema giudiziario e dell’ufficio per la Difesa dei diritti umani; Morales ha anche detto che il sistema di protezione per bambini e ragazzi del paese deve essere riformato. In America Latina il Guatemala ha la più alta percentuale di bambini denutriti e il problema delle gang criminali, la più famosa delle quali è la Mara Salvatrucha, rende il paese molto pericoloso per i ragazzi; più in generale il Guatemala è considerato uno dei paesi più pericolosi al mondo e con i più alti tassi di impunità per il reato di omicidio.

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