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  • mercoledì 31 agosto 2016

Rajoy non ha ottenuto la fiducia

Dopo otto mesi senza governo la Spagna non è riuscita a risolvere la sua crisi politica: un nuovo voto di fiducia è previsto per venerdì

Mariano Rajoy (PIERRE-PHILIPPE MARCOU/AFP/Getty Images)

Aggiornamento del 1 settembre: il Parlamento spagnolo ha negato la fiducia a Mariano Rajoy, il leader del Partito Popolare (PP), che non potrà dunque provare a formare un nuovo governo. Hanno votato contro 180 deputati, compresi quelli del PSOE, mentre 170 hanno votato a favore. Per questo primo voto di fiducia era necessaria una maggioranza assoluta, pari a 176 voti. Seguirà ora una seconda votazione nella quale sarà sufficiente la maggioranza semplice. Il parlamento voterà nuovamente venerdì 2 settembre.

El País dice che il PP non ha alcuna speranza di raggiungere un accordo con il PSOE per ottenere dai deputati socialisti l’astensione e dunque la possibilità di formare un governo guidato da Rajoy. Il quotidiano spagnolo dice anche che in mancanza di questo patto tra PP e PSOE si andrà quasi sicuramente a nuove elezioni il prossimo dicembre (le terze nel giro di pochi mesi). E questo almeno fino a che Pedro Sánchez sarà a capo dei socialisti: «L’unica speranza del PP è che ci siano cambiamenti nella dirigenza socialista».

Spagna

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Oggi il Parlamento della Spagna deciderà se votare la fiducia a un nuovo governo di Mariano Rajoy, il leader del Partito Popolare (PP) che da circa otto mesi governa il paese per l’ordinaria amministrazione in attesa che le forze politiche trovino un accordo per formare una nuova maggioranza. La crisi politica in Spagna va avanti da mesi e le elezioni dello scorso giugno, per risolvere il risultato incerto frutto delle precedenti elezioni di dicembre 2015, non sono state risolutive per dare al PP una maggioranza assoluta in Parlamento, rendendo necessario un accordo di coalizione con altri partiti che stenta a decollare. Al voto di fiducia di oggi, per il quale serve una maggioranza assoluta, seguirà una seconda votazione nella quale sarà sufficiente una maggioranza semplice.

Rajoy ieri ha tenuto un discorso davanti al Parlamento in cui ha detto che “la Spagna ha affrontato molti crocevia nella sua storia, ma questo è il più importante da affrontare degli ultimi 40 anni”, e per questo è fondamentale che il suo governo riceva la fiducia necessaria per assumere pieni poteri. Secondo Rajoy il paese ha bisogno di un governo forte “per rispondere in modo efficace non solo alle sfide economiche, dell’occupazione e dello stato sociale, ma anche per confrontarsi con ciò che minaccia l’unità nazionale”. Il riferimento è alla Catalogna e alle sue spinte separatiste, tema che è stato molto sfruttato dal PP negli ultimi due mesi per raccogliere intorno a sé consensi e disponibilità a collaborare da parte di altri partiti.

Per superare l’ostacolo del primo voto, Rajoy deve ottenere dal Partito Socialista (PSOE), il rivale tradizionale del PP, un certo numero di astensioni durante la votazione. Albert Rivera, il leader del partito di centro Ciudadanos, ha trovato una specie di pre-accordo con Rajoy: il PP si è impegnato a firmare un “patto anticorruzione”, che era stato posto da Ciudadanos come precondizione per conversazioni future, e a sostenere insieme la necessità di mantenere unita la Spagna, contrastando i movimenti separatisti catalani. Il problema è che la somma dei seggi del PP (137) e di Ciudadanos (32) è 169, non sufficiente a raggiungere la maggioranza assoluta nel Parlamento di 176 seggi sui 350 disponibili (potrebbero arrivare a 170 seggi con l’appoggio di Coalición Canaria). Per questo i due partiti sperano che il PSOE – o alcuni suoi parlamentari – cambino idea e che al momento del voto di fiducia si astengano.

Il PSOE non sembra però intenzionato ad assecondare le speranze di Rajoy. Il leader del gruppo parlamentare del partito, Antonio Hernando, ha detto più volte che i membri del PSOE voteranno contro: “Abbiamo ascoltato il discorso di un candidato ormai stanco che rappresenta un progetto bollito”, ha detto ai giornalisti. Non è però chiaro se tutti i parlamentari socialisti seguiranno l’indicazione di voto di Hernando, perché lo stesso partito ha qualche divisione al suo interno, con alcuni esponenti preoccupati dal protrarsi della crisi politica e dei suoi effetti sull’economia già traballante della Spagna. I socialisti non hanno comunque la possibilità di formare un loro governo, perché dovrebbero trovare un accordo con i partiti che sostengono le spinte indipendentiste della Catalogna, tema su cui il PSOE è tradizionalmente contrario.

Il PSOE non sembra avere nemmeno molte speranze nel caso di un’alleanza con Unidos Podemos, il secondo partito di sinistra formato da una coalizione che comprende Podemos e Izquierda Unida, che alle ultime elezioni ha ottenuto solo 71 seggi, deludendo le grandi aspettative dei suoi sostenitori. La somma dei seggi ottenuti dai due partiti è pari a 156, ben distante dalla maggioranza assoluta di 176. A questo si aggiungono le difficoltà emerse già in passato per formare un’alleanza post-elettorale a sinistra, che non hanno mai portato a nulla di concreto.

Se i partiti non riusciranno a trovare un accordo in Parlamento entro la fine di ottobre per la formazione di un nuovo governo, si dovrà andare nuovamente al voto, perché scadranno i termini previsti dalla legge spagnola per la creazione di un governo dopo le elezioni. La prima data utile per il voto potrebbe essere il prossimo 25 dicembre, il giorno di Natale, e la data non dispiacerebbe al PP, che di solito può fare affidamento su un elettorato più fedele rispetto agli altri partiti, quando si tratta di presentarsi ai seggi. Se così fosse, si tornerebbe a votare per la terza volta in 12 mesi.

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