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  • sabato 27 giugno 2015

Qual è stato il primo paese al mondo a legalizzare il matrimonio gay?

Se la giocano Danimarca e Paesi Bassi, con due date da tenere a mente: il 1989 e il 2001 (e nel resto del mondo?)

Danish Axel Axgil e Eigil Eskildsen fotografati dopo essere diventati la prima coppia gay al mondo ad avere praticamente gli stessi diritti delle coppie omosessuali, in Danimarca. La foto è dell'1 ottobre 1989 (KELD NAVNTOFT/AFP/Getty Images)

Grazie alla storica sentenza della Corte Suprema di venerdì, gli Stati Uniti sono diventati il 17esimo paese al mondo a legalizzare il matrimonio gay. I primi a farlo, in assoluto, sono stati i danesi, che con una legge sulle unioni civili del 1989 garantirono alle unioni omosessuali quasi gli stessi diritti del matrimonio eterosessuale. La legge approvata in Danimarca non permetteva però che le unioni civili potessero essere chiamate “matrimoni”: le coppie gay sposate non potevano per esempio adottare bambini né celebrare il proprio matrimonio in chiesa. Ai quei tempi, comunque, la legge fu vista come un importantissimo passo in avanti sul tema dei diritti dei gay.

Nel 1989 Eigil Axgil aveva 67 anni e fu il primo uomo al mondo a contrarre un’unione civile praticamente uguale a quella del matrimonio. Axgil, che si sposò nel giorno in cui in Danimarca fu approvata la legge sulle unioni civili, disse al New York Times: «l’unico modo per smuovere qualcosa è essere totalmente aperti. Bisogna essere pronti a dire “questo è quello che sono”, per fare sì che la società ti accetti. Se in Danimarca tutti facessero così, potrebbero accadere cose simili anche nel resto del mondo».

(una video di Slate con la timeline delle varia leggi sul matrimonio gay nel mondo)

Molti paesi negli anni successivi hanno seguito l’esempio della Danimarca. Negli anni Novanta diversi stati introdussero leggi che equiparavano di fatto il matrimonio omosessuale a quello eterosessuale, ma il matrimonio gay diventò legale in tutto e per tutto per la prima volta solo nel 2001, nei Paesi Bassi.

Gli olandesi sorpassarono nettamente la legge danese, eliminando ogni distinzione fra matrimonio omosessuale ed eterosessuale. L’approvazione della legge, che passò nel 2000, fu una formalità: una portavoce dell’ambasciata olandese negli Stati Uniti si è vantata col Washington Post dicendo che «nei Paesi Bassi siamo sempre un pelo più avanti degli altri paesi. Abbiamo avuto un dibattito sul tema anni prima che gli altri cominciassero a farlo». Negli anni seguenti altri paesi si sono aggiunti alla lista: il Belgio ha legalizzato i matrimoni gay nel 2003, mentre nel 2005 e nel 2006 è stato il turno rispettivamente di Spagna e Sudafrica. Alla fine, nel 2012, anche la Danimarca ha approvato un’equiparazione completa fra matrimonio omosessuale ed eterosessuale.

mappa vox

Le conseguenze che ha avuto quella famosa legge del 2000 nei Paesi Bassi sono state ottime. Oggi persino chi ai tempi era contrario si è ricreduto. Hannie van Leeuwen, importante politica olandese e membro del partito di centro Cristiano Democratico, già pochi anni dopo l’approvazione della legge disse: «avendo visto così tante coppie gay sposarsi ed essere felici, ho capito di essermi sbagliata. Non riesco più a capire le ragioni per le quali trattavo in maniera diversa i gay rispetto agli altri cittadini». Mentre nei Paesi Bassi l’omofobia era comunque rimasta un problema, l’istituto del matrimonio non ha sofferto alcun danno dall’approvazione della nuova legge. Nel 2011 Boris Dittrich, un ex parlamentare olandese, ha detto: «il mondo non ha isolato il mio paese, e le coppie eterosessuali non hanno rinunciato a sposarsi per via della nuova legge. La civiltà per come la conosciamo non è finita, insomma».

©Washington Post 2015

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