Andreas Lubitz era in cura e non l’aveva detto

Lo hanno spiegato i magistrati tedeschi che stanno indagando sul copilota accusato di aver fatto precipitare volontariamente l'aereo di Germanwings in Francia

I magistrati tedeschi che stanno indagando su Andreas Lubitz – il copilota di Germanwings accusato di avere fatto precipitare volontariamente il volo 9525 sulle Alpi francesi con altre 149 persone a bordo martedì scorso – hanno annunciato che Lubitz aveva nascosto alla compagnia aerea di essere sotto trattamento medico e di avere ricevuto un certificato per essere esonerato dal lavoro il giorno dell’incidente. Diversi documenti medici, compreso il certificato fatto a pezzi, sono stati trovati a Düsseldorf nell’appartamento in cui abitava Lubitz. Germanwings ha confermato di non avere ricevuto il certificato medico il giorno dell’incidente. Secondo i magistrati la documentazione indica l’esistenza di “una condizione medica” e il fatto che fossero in corso trattamenti per tenerla sotto controllo. Non sono state invece trovate note o altri messaggi che indicassero l’intenzione di Lubitz di suicidarsi, né documenti che possano fare ipotizzare un gesto legato all’estremismo politico o religioso.

Sulla base di alcune fonti consultate dal giornale tedesco Süddeutsche Zeitung, il certificato medico prescriveva più giorni di esonero dal lavoro. Il documento sarebbe stato compilato da uno psichiatra, ma questa notizia non è stata ancora confermata dalle autorità tedesche. È possibile che Lubitz non lo avesse presentato nel timore di essere sospeso per lungo tempo dal lavoro.

Ricerche
Nei pressi di Prads-Haute-Bléone, un paesino nel dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza, dove è precipitato l’aereo sono proseguite anche oggi le operazioni di recupero dei corpi dei passeggeri. Le autorità francesi hanno comunicato di avere recuperato tra i 400 e i 600 resti umani, e che fino a ora non è stato trovato nemmeno un corpo completamente intatto. Le ricerche proseguono anche per trovare la seconda scatola nera, che registra i dati sulle manovre effettuate e sulle condizioni dei sistemi di bordo.

In due in cabina di pilotaggio
Come avevano annunciato alcune compagnie aeree già nel pomeriggio di giovedì, oggi Lufthansa, Germanwings e altre compagnie aeree tedesche ha annunciato che da adesso in poi sui loro voli sarà sempre obbligatoria la presenza di due persone nella cabina di pilotaggio. Dalle ricostruzioni della magistratura francese, Lubitz si chiuse all’interno della cabina, approfittando della temporanea assenza del comandante dell’aereo, impedendogli di rientrare. Mentre negli Stati Uniti è obbligatoria la presenza di due persone all’interno della cabina di pilotaggio durante tutto il volo (se esce un pilota entra un membro dell’equipaggio), in Europa non c’è una regola che impone esplicitamente la compresenza di due persone. Spetta a ogni compagnia aerea decidere la linea da seguire, Lufthansa non applicava la regola della compresenza, così come non lo ha fatto fino a ora KLM – Air France, una delle compagnie aeree più grandi al mondo. In seguito alle rivelazioni della magistratura francese, diverse compagnie aeree – comprese Alitalia, easyJet e Air Canada – hanno annunciato che d’ora in poi richiederanno la presenza di due persone in cabina in ogni fase del volo. L’Agenzia europea per la sicurezza aerea ha diffuso un invito alle compagnie aeree per incentivare la presenza di due persone in cabina in ogni fase del volo.

Indagini
Nella sera di giovedì 26 marzo, la polizia tedesca ha perquisito l’appartamento di Düsseldorf e la casa di Montabaur – a nord-ovest di Francoforte – di Lubitz. Dalle due abitazioni sono stati sequestrati diversi oggetti, compreso un computer. Il copilota viveva con i genitori nella casa di Montabaur, ma utilizzava spesso un piccolo appartamento a Düsseldorf, la città dove Germanwings ha buona parte delle proprie attività.

Nelle ultime ore giornali e siti di news hanno provato a ricostruire la vita di Lubitz, cercando informazioni sulla sua carriera da pilota di aeroplani, sui suoi interessi e su possibili indizi per spiegare l’incidente aereo, considerato un “atto volontario” dai magistrati francesi sulla base delle registrazioni nella cabina di pilotaggio ricavati da una delle due scatole nere (quella che registra i dati di bordo non è stata ancora trovata). Lubitz aveva 27 anni e da sempre aveva voluto diventare pilota di linea, hanno detto persone che lo conoscevano e le cui testimonianze sono state raccolte da diversi giornali.

Da adolescente Lubitz si iscrisse all’aeroclub di Montabaur e in breve tempo ottenne la licenza per pilotare gli alianti. In seguito si iscrisse al corso di addestramento per piloti di Lufthansa, la compagnia aerea tedesca che controlla la low cost Germanwings. Iniziò il corso presso il centro di addestramento di Brema quando aveva 20 anni, poco dopo avere terminato gli studi. Passò tutti i test necessari – pratici, fisici, psichici – e nel 2013 divenne primo ufficiale (copilota) di Lufthansa. In seguito fu affidato a Germanwings e iniziò ad accumulare esperienza e ore di volo: ne aveva 630 in tutto quando partì sull’Airbus A320 da Barcellona (Spagna) a Düsseldorf lo scorso martedì, il suo ultimo volo.

Esaurimento
Nel 2009, mentre ancora seguiva l’addestramento, Lubitz si prese una pausa di circa sei mesi. Secondo le notizie raccolte da un giornalista dello Spiegel, la formazione fu interrotta perché Lubitz ebbe un esaurimento nervoso. Nella conferenza stampa di giovedì sull’incidente nelle Alpi francesi, il CEO di Lufthansa Carsten Spohr ha confermato che Lubitz aveva sospeso l’addestramento, ma non ha aggiunto ulteriori informazioni dicendo di non potere rivelare informazioni mediche riservate di un dipendente dell’azienda. Spohr ha comunque detto che il copilota superò in seguito i test per riprendere il corso, che aveva tutti i requisiti necessari per volare e che fino a martedì aveva lavorato bene, come tutti gli altri piloti addestrati da Lufthansa.

Il giornale Bild, il più venduto in Germania e che di solito ha buone fonti anche se usa toni scandalistici, scrive che Lubitz fece parte del suo addestramento a Phoenix, in Arizona, sempre con Lufthansa e che a un test fu definito “non adatto al volo”. Sempre secondo le fonti consultate da Bild, Lubitz ricevette aiuto psichiatrico per circa un anno e mezzo, non passò alcuni test di volo a causa del suo esaurimento nervoso e fu costretto a ripeterli per terminare l’addestramento. La polizia tedesca, scrive Bild, sta indagando su vari aspetti della vita privata di Lubitz, per capire se fosse in un momento di particolare crisi.

Incidenti aerei, suicidi piloti

Dalle ricostruzioni fatte finora, sembra che Lubitz non avesse molti altri interessi oltre al volo. Gli piacevano la musica elettronica, il bowling, i fast food e ogni tanto faceva arrampicata su roccia. Un suo vicino di casa a Montabaur ha detto al Guardian che “il suo sogno era sempre stato diventare un pilota: lo aveva inseguito e perseguito con determinazione”. Altri vicini hanno spiegato di averlo visto fare jogging più volte nel quartiere, era cordiale e gentile. Peter Ruecker, un suo compagno di voli in aliante, ha detto che “era contento del suo lavoro a Germanwings e se la passava bene”; in una intervista radiofonica ha aggiunto che “era un uomo perfettamente normale. Era felice del suo lavoro, era soddisfatto, aveva raggiunto il suo sogno. Non aveva problemi: non riesco a credere che possa essere stato capace di fare una cosa del genere”.

Secondo la magistratura francese, durante il volo da Barcellona a Düsseldorf, Lubitz si è chiuso all’interno della cabina di pilotaggio mentre il comandante Patrick Sonderheimer era uscito temporaneamente per andare in bagno. Il copilota ha impostato gli strumenti di bordo per iniziare una rapida discesa verso le Alpi francesi, impedendo nel frattempo al comandante di rientrare in cabina. Circa dieci minuti dopo l’Airbus A320 si è schiantato nei pressi di Prads-Haute-Bléone, un paesino nel dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza. Da allora le squadre di recupero sono al lavoro per trovare e identificare le 150 persone che si trovavano a bordo, e per recuperare la seconda scatola nera contenente i dati sulle manovre e lo stato dei sistemi nei minuti prima dell’incidente.

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