LIBYA-CONFLICT-KADHAFI-1YEAR-BENGHAZI

La Libia è in mano alle milizie armate?

Sono moltissime, arruolate dai vari ministeri del governo ora sono fuori controllo, e a rapire il primo ministro Zeidan è stata una di loro

LIBYA-CONFLICT-KADHAFI-1YEAR-BENGHAZI

Nella notte tra mercoledì 9 e giovedì 10 ottobre il primo ministro libico, Ali Zeidan, è stato rapito all’albergo Corinthia a Tripoli, la capitale della Libia, da un gruppo di uomini armati. Come si è scoperto qualche ora più tardi, dopo un susseguirsi di notizie confuse e contraddittorie, Zeidan era stato “arrestato” da una milizia legata al ministero dell’Interno, probabilmente all’insaputa del resto del governo. La milizia ha detto di avere agito in risposta alla cattura del sospetto terrorista libico Abu Anas al-Libi compiuta il 5 ottobre a Tripoli dalle forze speciale statunitensi: Zeidan era stato accusato da diversi parlamentari, e da alcuni gruppi armati libici, di avere autorizzato l’operazione degli americani, non rispettando, dissero loro, la sovranità nazionale della Libia.

L’intero rapimento-arresto di Zeidan è parso a molti osservatori alquanto assurdo e incomprensibile. Come racconta un articolo di Reuters, per capire qualcosa di quello che è successo si deve guardare alle milizie armate della Libia, capire da che parte stanno, cosa c’entra il governo in tutto questo, e verificare se davvero la loro rivalità rischia di far iniziare una nuova guerra nel paese, dopo quella che portò alla destituzione di Mu’ammar Gheddafi.

Da dove arrivano le milizie, e le armi
La milizia armata che ha rapito-arrestato il primo ministro Zeidan è solo una delle tante che agiscono quasi indisturbate nel paese dalla caduta di Gheddafi. La rivalità tra i vari gruppi armati c’era già prima della guerra in Libia (i diversi gruppi fanno capo alle diverse tribù, circa 140 in Libia), anche se era stata temporaneamente messa da parte per combattere il nemico comune, Gheddafi per l’appunto. Durante la guerra Gheddafi bombardò, oltre che le città conquistate dai ribelli, anche i depositi di armi sparsi per il paese, che facevano parte di una rete molto complessa e decentralizzata di magazzini e nascondigli in cui erano accumulate moltissime armi leggere e munizioni, ma anche armi più complesse. Non riuscì però a distruggerli tutti: i ribelli saccheggiarono parecchi depositi ed entrarono in possesso delle armi. In pratica, alla fine della guerra i vari gruppi erano rivali come prima, ma molto meglio armati.

Negli ultimi due anni molti centri studi e organizzazioni che si occupano della regione del Nord Africa, in cui la Libia è uno degli stati più importanti e decisivi, hanno riconosciuto che in Libia c’è un grosso problema legato alla diffusione delle armi provenienti dai depositi di Gheddafi: queste armi non solo si sono diffuse in tutta la regione dell’Africa settentrionale (spesso sono finite nelle mani dei diversi gruppi terroristici che operano nell’area, tra cui i militanti di al Qaida nel deserto del Sahara), ma hanno rafforzato le diverse milizie libiche, che sono tornate a chiedere maggiore autonomia per alcune aree del paese, come in Cirenaica, dove era partita la rivolta contro Gheddafi.

Il governo e le milizie
Dopo la caduta di Gheddafi, la Libia fu governata da un Consiglio di transizione nazionale, che era il comitato che raggruppava le opposizioni libiche. Poi ci furono le elezioni parlamentari, e Ali Zeidan fu nominato dal nuovo parlamento primo ministro del paese il 14 novembre 2012. Il governo di Zeidan, però, si dimostrò fin da subito troppo debole per controllare tutto il territorio nazionale. Fu in qualche modo costretto ad arruolare alcune milizie per creare servizi di sicurezza semi-ufficiali, su cui però non riuscì ad imporre del tutto il controllo. Oggi i libici che fanno parte ufficialmente delle decine di milizie sotto il controllo statale sono oltre 225mila. Anche per le strade di Tripoli, scrive Reuters, si possono vedere ancora oggi uomini armati provenienti da due gruppi rivali sfidarsi gli uni di fronte agli altri, seduti sui loro pick-up allestiti con armi della contraerea.

La rivalità tra le varie milizie rispecchia gli scontri interni al traballante governo libico: i gruppi più laici fanno riferimento al ministero della Difesa, mentre i gruppi islamisti, come quello che ha rapito-arrestato il primo ministro Zeidan, fanno capo al ministero dell’Interno. Chi comanda chi, comunque, non sempre è chiaro. Lo stesso parlamento è diviso su linee simili, con l’Alleanza delle Forze Nazionali – coalizione elettorale che raggruppa circa 60 movimenti politici libici di ispirazione moderata e laica – che si scontra con il braccio politico del movimento islamista dei Fratelli Musulmani. Per queste profonde divisioni interne alla politica libica, Zeidan una volta liberato ha definito il suo rapimento un tentativo di “colpo di stato”.

L’esercito e le milizie
A Bengasi – la città in cui nel settembre 2012 c’è stato l’attentato al consolato americano che ha causato la morte dell’ambasciatore Christopher Stevens – alcune milizie sostenute dall’esercito libico si sono scontrate violentemente con la Libya Shield Force, una coalizione di gruppi armati di cui fa parte anche quello responsabile del rapimento di Zeidan. Le milizie armate in Libia si sostituiscono ai vari poteri dello stato: per mesi un gruppo armato comandato da un ex capo di un corpo di sicurezza libico ha controllato i porti più importanti dell’est del paese, dimezzando le esportazioni di petrolio della Libia, mentre un altro gruppo dell’ovest ha tenuto prigioniero il figlio di Gheddafi, rifiutando di consegnarlo al governo e rivendicando il diritto di fargli un processo.

Il governo della Libia sta ancora negoziando con alcuni paesi della NATO la completa formazione e l’addestramento delle nuove forze armate nazionali. Alcuni funzionari dell’Alleanza Atlantica, scrive Reuters, stanno valutando se cambiare le modalità di assistenza e addestramento previste finora per l’esercito libico: le minacce alla sicurezza nazionale sono oggi molto varie, e dipendono soprattutto dall’azione delle milizie armate che operano nel contrabbando di armi, droga e profughi.

Mostra commenti ( )