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La scienza e i commenti online

di Suzanne LaBarre

Secondo "Popular Science", una delle più importanti riviste di divulgazione scientifica del mondo, sono incompatibili: e tra i due, ha scelto la scienza

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Il sito di Popular Science – un mensile americano di divulgazione scientifica molto premiato, nato 140 anni fa, con una diffusione di un milione e mezzo di copie ed edizioni locali in decine di altri paesi – ha annunciato martedì che eliminerà i commenti dei lettori dai propri articoli. La spiegazione della scelta – che si pone in una storia ormai lunga di confronti con qualità e mediocrità dei commenti online da parte dei siti web, e sta ricevendo molte attenzioni – è in questo articolo di Suzanne LaBarre, direttore del sito di PopSci, intitolato “Perché chiudiamo i commenti“, e non commentabile.

I commenti possono nuocere alla scienza. Per questo – qui a PopularScience.com – li chiudiamo.
Non è stata una decisione facile da prendere. Come sezione di attualità di una rivista di scienza e tecnologia che ha 141 anni di tradizione alle spalle, ci sentiamo impegnati tanto a creare un dibattito intellettuale quanto a fare arrivare il verbo della scienza il più lontano possibile. Il problema arriva quando troll e spambot hanno il sopravvento sulla prima di queste due cose, limitando la nostra capacità di fare la seconda.

Non stiamo sostenendo di essere gli unici al mondo che attirano commentatori seccanti sul proprio sito. Siamo ben lontani dal crederlo. E né intendiamo dire che tutti i nostri commentatori – o la maggior parte di loro – siano beceri e fastidiosi esemplari della più bassa specie che popola Internet. Possiamo anzi affermare che molti dei nostri commentatori sono persone assolutamente a modo e intellettualmente stimolanti.

Ma, come suggerisce una recente ricerca, una piccola minoranza litigiosa ha il potere di influenzare la percezione di un intero articolo. Per uno studio condotto dal Professor Dominique Brossard della University of Wisconsin-Madison, 1.183 americani hanno letto un finto post sulle nanotecnologie e subito dopo hanno dovuto rispondere a domande sulla loro posizione riguardo al tema (erano preoccupati dalle loro conseguenze o si sentivano di sostenerle?). Poi – in maniera del tutto casuale – a un primo gruppo sono stati fatti leggere commenti carichi di insulti e offese, e a un secondo commenti civili. I risultati,come raccontano Brossard e il co-autore Dietram A. Scheufelewrote in un editoriale sul New York Times, dimostrano che:

– I commenti incivili non solo hanno polarizzato i lettori, ma spesso hanno cambiato l’interpretazione che un partecipante dava alla notizia stessa.
– Nel gruppo dei commenti civili, coloro che inizialmente erano a favore o contrari alle nanotecnologie – che abbiamo identificato con i questionari preliminari – hanno continuato a pensarla allo stesso modo dopo aver letto i commenti. – Quelli esposti a quelli maleducati, invece, hanno sviluppato una posizione molto più estremizzata dei rischi connessi alla tecnologia.
– Includere un attacco personale in un commento è stato sufficiente a portare i partecipanti a pensare di aver sottostimato gli effetti negativi delle nanotecnologie.

Un altro studio costruito in modo simile ha rivelato che anche i contrasti di opinione formulati in modo deciso (ma non incivile) influenzano la percezione che i lettori hanno della scienza.
Se portate questi risultati alle loro conseguenze logiche – i commentatori formano l’opinione pubblica; l’opinione pubblica forma la politica pubblica e questa decide come e quale ricerca finanziare – comincerete a capire perché ci sentiamo in dovere di premere il pulsante “off”.

Una guerra che ha motivazioni politiche e che va avanti da decenni ha eroso il consenso popolare attorno a una vasta gamma di questioni dimostrate dalla scienza. Tutto, dall’evoluzione della specie alle cause del cambiamento climatico, è stato – erroneamente – rimesso in discussione. E le certezze scientifiche sono solo un altro tema con cui due contendenti possono dibattere in televisione. E poiché le sezioni dei commenti tendono a riflettere in modo grottesco la cultura mediatica che le circonda, il cinico lavoro di minare continuamente i capisaldi granitici della dottrina scientifica è adesso portato avanti sotto i nostri stessi articoli, all’interno di un sito dedicato alla difesa della scienza.

Ci saranno molti altri modi per comunicare con noi, e tra di voi: attraverso Twitter, Facebook, Google+, Pinterest, livechat, e-mail e altro ancora. E pensiamo di aprire la sezione dei commenti per alcuni articoli che si prestano a una discussione sensata e intelligente. Speriamo che partecipiate con i vostri pensieri più brillanti. Non fatelo per noi. Fatelo per la scienza.

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