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Si può intercettare Napolitano?
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Si può intercettare Napolitano?

Scalfari e Ingroia su Repubblica discutono di un'intricata questione giuridica

10 luglio 2012

Nel suo editoriale di domenica su Repubblica, Eugenio Scalfari si è occupato con un post scriptum del caso Mancino e delle intercettazioni nei suoi confronti, che avrebbero anche coinvolto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

L’ex presidente del Senato Nicola Mancino sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Palermo con l’ipotesi di falsa testimonianza, nell’ambito delle indagini sulla presunta trattativa tra Stato e mafia in seguito agli attentati del 1992 e del 1993. L’ipotesi dei magistrati, basate in parte sulle dichiarazioni di alcuni mafiosi, è che lo Stato avesse cercato di giungere a un accordo che avrebbe previsto la fine delle stragi in cambio di una attenuazione delle misure detentive previste dall’articolo 41bis, il cosiddetto “carcere duro” contro i mafiosi. Secondo le ipotesi di diversi giornali circolate nelle ultime settimane, preoccupato dalla situazione, Mancino avrebbe chiesto aiuto a Napolitano. Il presidente ha riportato le preoccupazioni di Mancino in una lettera al procuratore generale della Cassazione Esposito, il quale veniva invitato a valutare l’esercizio dei suoi poteri, anche sulla procura nazionale antimafia

Scalfari domenica si è occupato di questa ultima parte della vicenda, chiedendosi come sia stato possibile che i magistrati abbiano intercettato il presidente della Repubblica.

Quando qualche settimana fa Nicola Mancino, la cui utenza era vigilata dalla suddetta Procura, chiese al centralino del Quirinale di metterlo in comunicazione col Presidente, gli intercettatori avrebbero dovuto interrompere immediatamente il contatto. Non lo fecero. Forse l’agente di polizia giudiziario incaricato dell’operazione non sapeva o aveva dimenticato che da quel momento in poi stava commettendo un gravissimo illecito.

Ma l’illecito divenne ancora più grave quando il nastro fu consegnato ai sostituti procuratori i quali lo lessero, poi dichiararono pubblicamente che la conversazione risultava irrilevante ai fini processuali, ma anziché distruggerlo lo conservarono nella cassaforte del loro ufficio dove tuttora si trova.

L’editoriale si concludeva con una osservazione sul comportamento di quei “giornali che pungolano il Capo dello Stato”, che secondo Scalfari fino a ora hanno evitato di

dire una sola sillaba sulla grave infrazione compiuta da quelle Procura, la quale deve sapere che il Capo dello Stato non può essere né indagato né intercettato né soggetto a perquisizione fino a quando – in seguito a “impeachment” – non sia stato sospeso dalle sue funzioni con sentenza della Corte Costituzionale eretta in Suprema Corte di Giustizia.

La questione delle intercettazioni del presidente è giuridicamente intricata. Oggi su Repubblica è stata pubblicata, in forma di riassunto, la replica del procuratore di Palermo, Francesco Messineo, in cui si spiega che con le attuali norme non è prevista o autorizzata “l’immediata cessazione dell’ascolto e della registrazione” di una intercettazione. Il procuratore sembra quindi dire che non fosse possibile interrompere il contatto e smettere di registrare la conversazione che avvenne tra Mancino e il presidente Napolitano. (È bene ricordare che il procuratore non entra nel merito del caso specifico, evitando di confermare o smentire se Napolitano sia stato effettivamente intercettato.) Messineo aggiunge anche che alla distruzione delle intercettazioni “si procede esclusivamente previa valutazione della irrilevanza e con l’autorizzazione del giudice per le indagini preliminari, sentite le parti”. Il procuratore Antonio Ingroia ha commentato l’editoriale di Scalfari dicendo di essere “assai stupito che un padre del giornalismo, in genere molto attento a essere dettagliatamente informato su tutti i temi che è solito affrontare, ignori la normativa ed esprima un’opinione così disinformata.”

Scalfari ha aggiunto una controreplica, spiegando di non far polemica e proponendo a Messineo cinque punti cui rispondere per capire meglio la vicenda. E il tema in effetti non è banale e ci riguarda tutti perché aiuta a capire, o almeno dovrebbe, in quali casi e a che condizioni la più alta carica dello Stato possa essere intercettata. Secondo Scalfari, le norme che regolano la delicatissima questione si trovano principalmente nella legge 5 giugno 1989 n. 219, nello specifico nel secondo capo che si chiama “Norme in tema di reati ministeriali e di reati previsti dall’articolo 90 della Costituzione” (l’articolo 90 stabilisce che il presidente “non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione”). L’articolo 7 dice che provvedimenti come intercettazioni telefoniche e perquisizioni nei confronti del presidente della Repubblica “non possono essere adottati […] se non dopo che la Corte costituzionale ne abbia disposto la sospensione dalla carica”.

Al procuratore Messineo, Scalfari chiede se la legge n. 219 sia stata abolita o se sia tutt’ora in vigore e se sia stata applicata correttamente nel caso Mancino – Napolitano. La questione è in realtà più complessa perché in questo caso specifico non fu Giorgio Napolitano a essere sottoposto direttamente a una intercettazione, ma un’altra persona (Mancino) che si trovò poi a comunicare con il presidente della Repubblica. Si tratta quindi di una intercettazione indiretta, che per esempio nel caso dei parlamentari costituisce un’importante differenza. Semplificando: per intercettare un parlamentare i magistrati devono ottenere prima l’autorizzazione del Parlamento, mentre se devono usare una intercettazione indiretta di un parlamentare possono chiedere l’autorizzazione dopo averla effettuata.

Ieri Ingroia ha spiegato che la prima carica dello Stato “ha le stesse garanzie dei parlamentari per le intercettazioni indirette”, senza però approfondire il tema. Nel saggio “La responsabilità del presidente della Repubblica”, Angioletta Sperti cita un precedente del caso Mancino – Napolitano. Nel febbraio del 1997, infatti, fu pubblicato il contenuto di una intercettazione telefonica tra il presidente della Repubblica dell’epoca, Oscar Luigi Scalfaro, e l’amministratore delegato di un importante istituto bancario. Sperti scrisse che all’epoca in Parlamento emerse una “lettura estensiva” delle norme in vigore, che sebbene sfumate escluderebbero la possibilità di intercettare, anche indirettamente, il capo dello Stato.

Nelle dichiarazioni rese in sede di dibattito parlamentare sulla vicenda emerse una lettura estensiva dell’irresponsabilità, in base alla quale dal dettato costituzionale fu desunto il divieto di sottoporre il Presidente a qualunque forma di intercettazione ed il dovere per il magistrato di distruggere immediatamente la registrazione in cui il Capo dello Stato figurava come terzo intercettato indirettamente.

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  • John Doe

    Per dirla rozzamente….siccome per parlare al telefono bisogna essere in due, se vuoi intercettare qualcuno protetto da immunità ti basta intercettare tutti quelli che conosce, e hai aggirato il divieto.
    Che è poi quello che hanno fatto anche col berlusca, solo che siccome il berlusca è un puttaniere il fatto che sia un presidente del consiglio non importa, e non protesta nessuno.
    Io non discuto della correttezza formale di questo modo di procedere, l’operato dei magistrati sarà di sicuro perfettamente legittimo. Dico solo che mi sembra folle.

  • pablo72

    Beh non è proprio cosi, supponiamo che un giudice stia intercettando un persona sospetta di un crimine, questa persona in conversazione telefonica, chiama il PresDellaRep, il quale gli confida di aver commesso un delitto, ora il magistrato indipendentemente dalla indagine che stava facendo, avendo essendo venuto a conoscenza di un reato ha l’obbligo di dell’azione penale (art. 112 della costituzione).

  • Wilson

    @johndoe: non proprio, per intercettare quelli che conosce devono prima indagarli (e quindi devono essere tutti sospettati di qualcosa), altrimenti cade pure la correttezza formale. Non solo, comunque (anche nel caso supposto da Pablo) il magistrato non può usare le intercettazioni in alcun modo finché vale l’immunità.
    Non è poi così folle.

  • splarz

    Il commento di John Doe la dice lunga su chi e cosa sia il berlusconismo: veramente crediamo che la procura intercetti tutti quelli che conosce Tizio solo per aggirare una norma? Magari se Berlusconi non parlasse con delinquenti non finirebbe sui nastri? Intercettano Mancino, scoprono un illecito che riguarda il Presidente della Repubblica e, siccome lui è più uguale di noi, bisogna scandalizzarsi per delle parole su nastro.
    Andiamo bene.

  • Wilson

    @splartz: io metterei tra i frutti velenosi del berlusconismo anche il tuo commento (senza offesa, provo a spiegarmi meglio): l’immunità dei parlamentari e del presidente della repubblica sono tutele necessarie a evitare intimidazioni e ingerenze varie (che sono uno dei principali metodi di soppressione del dissenso nei regimi autoritari), frutto di mediazioni e riflessioni accurate all’assemblea costituente, non banali privilegi di casta.
    Non lasciamo che l’abuso ripetuto che se ne è fatto (fumus persecutionis in testa: mai visto un caso in cui le indagini non andassero autorizzate, altro che) e le ignominiose propagande a cui abbiamo assistito ci facciano dimenticare di questo.

  • John Doe

    @ splarz: berlusconiano lo dici a tua sorella, io parlo con gente diversa da te, e per fortuna di cose diverse.

    # wilson: non è come dici, hai mai sentito parlare del modello 44? E degli abusi che se ne sono fatti? Non ti linko nulla per non finire in moderazione, ma se cerchi vedrai che non serve indagare una specifica persona, basta una qualunque notizia di reato da collegare, più o meno direttamente, a chi ti pare…..e poi via con la pesca a strascico. Il maestro, nell’analisi di enormi quantità di dati, era Genchi, ma hanno imparato in fretta tutti quanti. parliamo di 3 milioni di intercettazioni in italia, qualche centinaio in più o in meno chi le vede?

  • unit

    @wilson
    non mi sembra che le indagini siano soggette a autorizzazione.

  • andrea61

    Io continuo a rimanere basito dal fiume di ipocrisia che pervade il tema intercettaioni.
    E’ oramai uffiiciale che a volte gli inquirenti utilizzano le intercettazioni a strascico sfruttando abilmente la legge.
    Si abbia il coraggio di decidere una volta per tutte se la Costituzione, le garanzie, la separazione tra poteri sono parole che hanno ancora un senso e allora i PM all’Ingroia devono cambiare modo di operare, oppure si ufficializzi il diritto ad intercettare, indagare, sputtanare chiunque, PdR incluso, perché volgliamo vivere in una casa di vetro, costi quel che costi. Si abbia peró poi la decenza di non andare a sventolare pubblicamente la difesa della Costituzione, perché negli atti dei padri costituenti, c’é scritto tutt’altro.

  • fausto57

    Scusandomi per l’ignoranza chiedo una informazione su un aspetto che, non avendo seguito a fondo la vicenda, non mi è chiaro: Mancino al telefono parlava proprio con Napolitano o con un sia pure alto funzionario del Quirinale?

  • alino

    Io lascerei da parte gli aspetti strettamente giuridici (pur essendo un giurista).
    Ciò che mi lascia interdetto da lettore (quasi ex) di Repubblica è la reazione smodata di Scalfari all’inchiesta del Fatto Quotidiano.
    Dopo aver per anni storto il naso di fronte a qualunque ricorso a immunità, autorizzazioni a procedere, intercettare e perquisire da parte di ministri e parlamentari, questo urlare alla “lesa maestà” di Napolitano suona male. Che l’intercettazione fosse legittima o meno quella telefonata è stata effettuata e già questo è una notizia dirompente, che un quotidiano serio non deve omettere.
    Ognuno deve essere in grado di trarre le proprie conclusioni, non vedo nulla di male nel “pungolare” Napolitano, così come è stato doveroso e lodevole da parte di Repubblica “pungolare” Leone e Cossiga, nei decenni passati.

    Oltretutto gli strali odierni di Scalfari seguono quelli della scorsa settimana nei confronti di Enrico Mentana, definito (Mentana!) colui che si avvia a diventare “il pericolo pubblico di tutti i democratici di questo Paese”.

    Qualcosa sta cambiando nei corridoi della redazione di Repubblica, aspettiamo che la nuova linea editoriale si assesti e si chiarisca.

  • fausto57

    Dirò, con grande rispetto: a me pare, non solo da questa specifica vicenda, che Scalfari, come dire?, beh, mettiamola giù così, abbia perso molta della sua antica lucidità, si condividessero o meno le sue opinioni anche in precedenza.

  • John Doe

    Io vedo l’età di Scalfari solo nella petulanza, ma nella sostanza è sempre stato così, anche da giovane. Ha linciato presidenti della repubblica e primi ministri per tutta la vita, e questo lo difende con la stessa faziosità. È legittimo essere di parte, rep e l’espresso lo sono da sempre, quindi che c’è da stupirsi?

    @ fausto57: il fatto dice che a palermo hanno nel cassetto i nastri con la voce di Napolitano, e nessuno ha smentito. Sia Ingroia che Messineo hanno rivendicato la legittimità, e Grasso ha dichiarato che, anche volendo, non possono distruggerli perchè deve autorizzarlo un giudice alla presenza delle parti.
    Quali parti? Non credo che Napolitano sia parte in causa, quindi deciderà l’avvocato di Mancino? A me sembra sempre di più una roba da matti, e il fatto che sia tutto legittimo me la fa sembrare ancora più folle.

  • alessandromeis

    Napolitano no, uno che parla con Napolitano si. Sia chiaro, non amo la magistratura e i magistrati ma non per i deliri liberali del tipo “tranne quando deve indagare su di un bilancio fallimentare”. Non si può però dire che sia liberticida per un conflitto di interpretazione che il codice stesso gli consegna.

  • Eratostene

    @Fausto57
    Grazie per aver dimostrato che ogni tanto c’è qualcuno che il cervello lo fa funzionare.
    Scalfari e Il Post al seguito sembrano dimenticare che dalle ricostruzioni giornalistiche sembrerebbe che Mancino parlasse con Loris D’Ambrosio, braccio destro di Napolitano. L’intercettazione non riguarderebbe quindi il presidente, ma un suo collaboratore. E quindi legittima. Il fatto che tutti ignorino questo “piccolo” particolare, fa decisamente pensare che vogliano solo spostare l’attenzione perché ciò che sta venendo fuori, perché molto scomodo. Se ciò che Napolitano ha fatto rientrasse tranquillamente nelle sue mansioni non avrebbero nessun problema a mistificare la realtà.

  • Eratostene

    *Se ciò che Napolitano ha fatto rientrasse tranquillamente nelle sue mansioni non avrebbero nessun problema a riportare la realtà.

    Scusate, errore dovuto a scrittura affrettata.

  • zaza77

    Scusate ma Minosse, dopo Caronte, vi ha dato alla testa???
    Ok aspettiamo altri 20 anni per sapere se Napolitano può o non può essere intercettato, quando siamo in attesa da 20 anni per sapere chi ha ammazzato Borsellino..E si cari perchè qui si parla di Mancino(ministro dell’interno all’epoca dei fatti) che chiama non solo Napolitano ma anche i suoi consiglieri.
    Allora vi chiedo intercettando Mancino, indagato – e non come erroneamente riportato da questo articolo(“Nicola Mancino sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati…”) – per falsa testimonianza, ha detto due bugie nel processo Mori, si possono intercettare i consiglieri del Presidente Napolitano, oppure dobbiamo aspettare 40 anni per sapere se questi ultimi possono o non posso essere intercettati….????
    ps copritevi la testa quando uscite dai vostri uffici.

  • alino

    Sono perfettamente d´accordo con gli ultimi due post, l´intercettazione tra Mancino e il consigliere d´Ambrosio e´ assolutamente legittima (e i contenuti non sono certo lusinghieri per il Presidente).
    Cio´ che ha fatto inalberare Scalfari e´ stato il mero rumor dell´esistenza di una intercettazione Mancino-Napolitano. A ruota, nelle loro repliche, Messineo e Ingroia si sono ben guardati dal confermarne o negarne l´esistenza, hanno solamente respinto le invettive di Scalfari che invocava sanzioni a fronte di gravissimi delitti commessi.

    Propongo un esercizio di fantasia: e se il Mancino preoccupato dalle inchieste sulle trattative Stato-Mafia avesse telefonato a un consigliere di Berlusconi(Gianni Letta tanto per fare un esempio), ricevendone rassicurazioni circa l´interessamento dell´uomo di Arcore?
    Che avrebbe detto Scalfari?

  • splarz

    @ Wilson: dimmi dove vedi in questa questione “intimidazioni e ingerenze varie” perchè proprio non ci arrivo: c’è un presunto reato che coinvolge il PdR e quindi si butta giù e si fa finta di niente? Ma che discorso è? Il PdR non è mica al di sopra del codice penale.
    A chi delira su 3 milioni di intercettati, invece, non ha proprio senso rispondere.

  • http://www.robertoenne.tk tuscolo

    Ma scherziamo !? Solo Berlusconi si puo’ e si deve intercettare !! Gli altri no,altrimenti poi si scoprono gli altarini…