Il Post

La foto più controversa dell’11/9

A dieci anni di distanza, ci si interroga ancora su come interpretare una foto di Thomas Hoepker scattata l'11 settembre

4 settembre 2011

Il fotografo Thomas Hoepker si trovava nell’Upper East Side di Manhattan quando arrivò la notizia degli attacchi dell’11 settembre 2001. Salì in auto con la sua macchina fotografica e si diresse a sud, cercando di raggiungere la zona del World Trade Center, che si trovava a circa 10 chilometri, ma rimase presto imbottigliato nel traffico intenso che andava nella stessa direzione. Cominciò a scattare foto dell’enorme nuvola di fumo che si alzava dalle Torri Gemelle dall’altra parte dell’East River, quando, vicino a un ristorante a Williamsburg (Brooklyn), vide un gruppo di persone seduto sotto il sole, intento a parlare. Rimase a una certa distanza e scattò una foto, senza avvicinarsi e rivolgere una parola ai suoi soggetti.

La foto li ritrae in un atteggiamento rilassato e sereno, con sullo sfondo la nuvola di fumo che si alza dall’altra parte dell’East River. A distanza di dieci anni, l’immagine è diventata una delle più celebri di quel giorno, e una delle più controverse.

Hoepker, 75 anni, è un celebre fotografo di origini tedesche della prestigiosa agenzia Magnum Photos, con cui ha collaborato a partire dal 1964 e di cui è diventato membro a tutti gli effetti nel 1989. Nei giorni immediatamente successivi all’attentato scelse di non pubblicare quell’immagine, perché il contrasto tra la serenità dell’atmosfera del gruppo e la tragedia sullo sfondo era troppo evidente. Solo nel 2006, in occasione del quinto anniversario degli attacchi, la foto comparve in un libro fotografico di David Friend, che scrisse che l’autore si era “autocensurato”. Poco dopo, Hoepker la mostrò in una retrospettiva di suoi scatti a Monaco, in Germania, e la mise anche sulla copertina del catalogo di quella mostra. La foto comparve in una quindicina di giornali tedeschi e suscitò grande attenzione tra i partecipanti alla mostra e sulla stampa locale.

Negli Stati Uniti, l’attenzione pubblica sulla foto e l’inizio della sua celebrità furono causati da un breve articolo del critico Frank Rich apparso il 10 settembre 2006 sul New York Times, che la prese ad esempio dell’incapacità degli americani di imparare dalla tragedia. L’interpretazione della foto scatenò, nei giorni successivi, una polemica su Slate: secondo alcuni, come Rich e lo stesso Hoepker, l’immagine mostrava in modo impietoso la capacità umana di rimanere insensibili davanti a una tragedia di quelle proporzioni, o comunque di riuscire a voltare pagina velocemente e continuare la propria vita. Secondo altri, invece, era un esempio di come una foto possa essere menzognera e infedele verso le vere emozioni che stanno vivendo i soggetti.

Nella discussione si inserì anche Walter Sipser, che si identificò come una delle cinque persone ritratte, quella più a destra nella foto. Disse che si trovava lì con la sua ragazza e che stava discutendo di quanto stavano vedendo con alcuni perfetti sconosciuti, uniti solo dall’essere spettatori della tragedia. Lui, come la sua ragazza, erano sconvolti e profondamente impressionati da quanto stavano vedendo. Criticò Hoepker per non essersi avvicinato e per non aver parlato con loro, pretendendo poi di tirare conclusioni, a cinque anni di distanza, sul loro stato d’animo.

La questione dell’interpretazione da dare alla foto è stata ripresa da Jonathan Jones sul Guardian, che mette in secondo piano il reale stato d’animo dei soggetti per concentrarsi sul suo valore artistico e sul suo significato profondo:

Oggi, il significato di questa foto non ha niente a che fare con il giudizio sugli individui. È diventata un’immagine che parla della storia e della memoria. Come immagine di uno sconvolgente momento storico, cattura qualcosa di vero per tutti quei momenti: la vita non si arresta a causa di una battaglia, o di un atto di terrorismo che sta succedendo a poca distanza.

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  • janalexander

    Solita storia da cadavere in spiaggia. Cosa deve fare (se mai ci fosse *qualcosa* da fare) una persona in situazioni drammatiche che non la coinvolgono direttamente? Saltare e sbraitare con le mani nei capelli prevedendo che se qualcuno la filmerà o fotograferà, non la farà passare per insensibile? Inginocchiarsi a pregare? Assumere espressioni sconvolte da film muto? Chiunque altro non inquadrato stava facendo la stessa cosa; qualcun altro, indirettamente coinvolto, stava telefonando. Fine.

  • http://twitter.com/dvezzosi damiano

    “il significato di questa foto non ha niente a che fare con il giudizio sugli individui. È diventata un’immagine che parla della storia e della memoria”. Come no, e quando i mulini erano bianchi, la mamma ci dava la nutella.
    Ci vuole tanto a scrivere “cinque stronzi”?

  • http://parlato.blogspot.com maio

    il sito dell’agenzia mi trasmette una certa desolazione… senza parlare del fatto che per qualità della foto pare un brutto fotomontaggio. ma la ciliegina sulla torta sono i tag.

  • asmart

    Da quello che si riesce a vedere (risoluzione e qualità pessime) sembra una foto interessante che fa nascere delle domande. Credo che basti a farne una buona foto. Tutto il resto è rumore.

  • jackg

    non sono abbonato ai commenti trancianti, però ricamare analisi socio-psico-pedagogiche intorno a quella foto mi sembra davvero un esercizio di masturbatio grillorum.
    In altri termini sono molto d’accordo con Janalexander. Che dovevano fare, correre in cerchio stracciandosi le vesti?

  • atlantropa

    @Maio
    Un fotografo della Magnum dedito a fotomontaggi?
    Sarebbe un po’ come la storia del miliziano di Capa: dimostralo e fai lo scoop del secolo…

    PS: effettivamente ricontrollate i tag: Magnus Photos???

  • Luca Sofri

    Anch’io sono d’accordo che il dibattito è una sciocchezza. La foto è molto bella, le persone non stanno facendo niente di particolamente cinico, ma ciò che avremmo fatto in molti, sedersi su un muretto e parlare di quello che succede di fronte a loro. Pensare che per ore e ore tutti siano rimasti con le mani nei capelli e le bocche spalancate è un po’ poco realistico.

  • zage

    Foto pazzesca. Molto bella.

  • http://ultimastagione.wordpress.com fabiobg

    Lo confesso: quel pomeriggio andai a giocare a tennis con un mio amico. Per fortuna nessuno mi fece una foto.

  • chip

    Niente da dire, si comportano come si sarebbero comportate migliaia di altre persone in quel frangente. Due cose: la foto è esageratamente contrastata, così da esaltare il fumo sullo sfondo di un cielo azzurrissimo, quel giorno i colori erano più impastati, così l’effetto straniante e drammatico aumenta. Questa fotografia rappresenta un’interpretazione del reale da parte di Hoepker, la sua personalissima visione di quella giornata. Quel che ha detto J. Jones mi pare una minchiata!

  • vorreitantoessereolandese

    E’quantomeno fastidioso e, scusatemi lo stereotipo, molto americano il dibattito insulso sul senso di questa foto oltretutto a mio giudizio molto bella.
    Condivido quanti hanno già detto che in fondo tutti noi se fotografati eravamo più o meno nelle stesse pose. Io mi feci un caffè e insieme ad un medico mi misi davanti alla tv durante il lavoro, ancora oggi non mi sento in colpa.

  • alemanezinho

    Ero a NY quel giorno e rimasi impressionato per il fatto che, mentre una piccola folla si assiepava lungo il molo della 70sima strada e nel Riverside Park per osservare la nube di fumo, con un sacco di gente che piangeva, c’erano varie persone facendo jogging con le cuffie come se niente fosse. E la sera di quel giorno i ristoranti intorno alla Columbia University erano pieni, la gente faceva la fila fuori conversando come se niente fosse. Non che mi aspettassi che stessero lì piangendo o lamentandosi, ma sinceramente l’impressione generale era che non fosse successo niente di particolare. Questo mentre già agli angoli delle strade cominciavano a sorgere i primi punti di raccolta di materiale per le squadre di soccorso (pile, coperte, acqua, biscotti ecc.). Se posso fare della sociologia da quattro soldi, sembrava proprio che molte persone stessero reagendo come se si trovassero di fronte a un film del filone catastrofico invece che alla realtà. Di fatto fu solo il giorno dopo, con ponti e tunnel bloccati e quindi con buona parte dei negozi e dei ristoranti chiusi che l’atmosfera cambiò, per lo meno a Morningside Heights. E fu solo nel giovedì che arrivò il puzzo dell’incendio: un puzzo orribile di plastica bruciata che entrava persino a finestra chiusa. Insomma, è difficile spiegare bene come reagirono le persone in loco, credetemi.

  • http://inconsuetudini.blog.tiscali.it/ minimax

    Pare impossibile ma quando non si muore si continua nonostante tutto a vivere. “La banalità della vita” diviene disturbante più della sua tragedia. Buffo, dato che è la banalità che fa della vita la vita.

  • arnaldopisa

    Mi sembra che, dal racconto, non si capisca bene come fa Hoepker a trovarsi lì. E’ nell’Upper East Side di Manhattan, guida verso sud, si trova imbottigliato – ed eccolo dall’altra parte dell’East River, a Williamsburg… Per le cose più importanti, mi sembrano ragionevoli le osservazioni di JANALEXANDER e altri a seguire.

  • Igloo

    Ho letto prima i commenti e poi visto la foto. Beh a me sembra che il tizio sulla destra abbia fatto una battuta e la ragazza vicino abbia inarcato indietro la schiena per sorridergli, e che il ragazzo sulla sinistra sia quello più rilassato e a suo agio di tutti. Si godono il sole. È una foto che va contro l’opinione imposta secondo cui davanti alle tragedie si reagisce in modo disperato o cmq emotivamente, visibilmente coinvolti. Insomma davanti a una tragedia il corpo deve reagire “impazzendo” invece qui è tutto l’opposto.

  • chip

    Igloo, se uno si stava bevendo un martini e io lo fotografavo e lo beccavo proprio mentre beveva cosa si doveva pensare che stava brindando? E’ solamente una fotografia, un attimo fermato, nessuno sa cosa sia successo l’attimo dopo. Credo sia davvero sbagliato giungere a conclusioni o lasciarsi andare a analisi sociologiche. Il tizio sulla destra stava raccontando a sua moglie un ricordo legato alle torri, di quando si conobbero la prima volta, sette anni prima, proprio lì; lei allora inarcò la schiena, si fece più vicino, lo guardò e gli sorrise.

  • http://www.scienziatapazza.com scienziatapazza

    Fra tutto aggiungerei solo che in un articolo così non guasterebbe il link alla foto con una risoluzione decente, perchè come ha detto qualcuno sembra davvero un pessimo fotomontaggio.

  • Igloo

    @ chip
    “E’ solamente una fotografia, un attimo fermato, nessuno sa cosa sia successo l’attimo dopo. Credo sia davvero sbagliato giungere a conclusioni o lasciarsi andare a analisi sociologiche.”

    Appunto, è una foto e uno la interpreta. Il fotografo ha fermato un attimo banalissimo della vita di persone qualsiasi durante un attimo meno banale ma eccezionale come quello di un grattacielo colpito da un aereo dirottato da terroristi. È una foto che chiunque avrebbe potuto scattare, non c’è proprio alcuno sguardo particolare.

  • brandavide

    @Igloo
    che caspita dici? Lo sguardo particolare sta nel dare l’interpretazione che hai dato poc’anzi tu! Quello è rilassato, quello la battuta, tutti a godersi il sole, ma che porcoggiuda dici? E’ una foto, un’istante, una buona macchina ne immortala 100 in un minuto in cui puoi cogliere sguardi disperati in una festa di bambini. L’interpretazione qui serve a una fava visto che ci sono i diretti protagonisti che chiariscono che l’impressione che ti sei fatto è sbagliata, è l’impressione di tutti, sul momento, ma poi ci si ferma un attimo, ci si riflette su e lo si capisce. Vi consiglio di leggere direttamente la discussione e la lettera dei protagonisti su Slate, si capisce molto di più di quanto riportato, secondo me un po’ raffazonatamente, qui sul Post.

  • bernardosoares

    La potenza delle immagini, che quando funzionano non lasciano mai un’unica possibilità di sguardo, pongono interrogativi e non danno risposte scontate, complesse come la realtà. Ricordate le “certezze” sul senso dell’11/9. E ora diec anni dpo, tuttw esattamente come nella realtà. Se gradite maggoiore definzione, provate qui: http://gestaltungen.files.wordpress.com/2008/09/1_-11-september.jpg

  • bernardosoares

    Se volete più definzione, provate qui: http://gestaltungen.files.wordpress.com/2008/09/1_-11-september.jpg
    Ma la potenza delle immagini, oltre la “definzione”, sta nel saper porre domande, non nel fornire risposte (univoche, soprattutto).

  • bernardosoares

    scusate, il primo commento apparso mi è scivolato via dalla tastiera…