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Milena Gabanelli risponde alle critiche

«Abbiamo dovuto adattare il linguaggio e semplificare», ha detto all'Unità sulla puntata di ieri di Report

11 aprile 2011

Maddalena Loy dell’Unità ha intervistato Milena Gabanelli, conduttrice di Report, a proposito delle numerose critiche ricevute dalla celebre e apprezzata trasmissione di Raitre per via dell’inchiesta sulla Rete e i social network andata in onda ieri. L’inchiesta si può rivedere qui. Di seguito un estratto dell’intervista, che sarà replicata integralmente sull’Unità di domani.

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25 Commenti

  1. @pj72: la puntata l’ho vista per 20 minuti. La mia tesi e’ che non sono stati piu’ mistificatori del solito, hanno usato il loro tipico approccio che, secondo me, confonde le idee invece che fare informazione.
    Ti faccio un esempio: per raccontare FB sono partiti dicendo che nella sede di Londra il “citofono e’ anonimo” e che i lavoratori “sono silenziosi”. E’ un trucco. Serve a comunicare che:
    A – c’e’ qualcosa di losco
    B – non se ne deve parlare
    Questa e’ la loro prassi. Che si parli di rifiuti, treni, ecc.
    La puntata sul complotto dell’11/9 e’ stata solo un’eccellenza di questo modo di fare giornalismo.
    E meno male che al trucco “ho spento la telecamera”, non ci crede piu’ nessuno.
    TV phishing.

  2. robb

    @jamesnach e @marquinho…ve lo giuro, non ho capito quello che avete scritto.

    La trasmissione ha raccontato a tutti, ripeto a tutti e non solo a quelli che si ritengono degli illuminati che:
    - facebook, google, twitter etc etc sembra che ci regalino un servizio ed invece noi siamo i loro soldi
    - questi soldi sono tanti
    - li fanno con i nostri dati personali e le nostre abitudini, a volte queste abitudini vengono anche “recuperate” dai messaggi ed e-mail che spediamo
    - nessuno legge le condizioni d’uso e sbaglia perché potrebbe finirci male
    - la rete che per noi è un divertimento in realtà è un business per tutti…anche per i ladri (sottotitolo…state in campana)
    - c’è un gran casino sul file-sharing
    - c’è un gran pericolo che si attui una sorta di pseudo-censura (qualcosa, forse, già avviene)
    - il responsabile di qualsiasi cosa possa accadere è sempre l’utente (per via delle condizioni di utilizzo)

    Nel tempo, limitato, di una puntata sono riusciti a raccontare, in modo semplice e comprensibile a tutti, quello che può accadere ad un utente medio della rete, che mette un filmato su youtube, fa file-sharing, scrive su facebook, clicca sui link che trova qua e là, fa un bonifico e magari si fa trovare tramite foursquare.
    Che male c’è?
    Dove sarebbe la “disonestà intellettuale”?
    Mah…io non capisco.

    ps tempo fa lessi che in UK o negli USA, non ricordo bene, le assicurazioni, in caso della richiesta di una polizza che coprisse i furti nelle case, richiedevano ai propri contraenti se questi erano iscritti a social network, se SI, o si rifiutavano o alzano il premio della polizza…

  3. Alla fine ci sono delle cose che non capisco.
    Ogni articolo di giornale, per cosi dire, “generalista” che ho letto su argomenti che mi stavano a cuore era pieno di fesserie.
    Se le inferenze basate sull’esperienza hanno senso, TUTTI gli articoli “generalisti” lo sono, per definizione.
    Non accettarlo sarebbe un enorme sbaglio.
    Qui il concetto mi pare sia un altro: che Report, per pubblico, unisce sia il vasto pubblico sia coloro che sono tecnologicamente “acculturati”, e che questi ultimi si sono sentiti traditi.
    Nulla di male in questo, ma credo basterebbe accettare il fatto che Report è un programma mirato piu al grande pubblico che non a “noi”, tirare avanti, e leggere Wired se vogliamo rimanere nel nostro piccolo mondo “snob”.
    Altrimenti che se ne parli, mi sorbirò mia mamma dire che FB è pieno di pedofili, cosi come le discoteche di drogati, i rumeni sono criminali, i politici rubano, i siciliani sono mafiosi etc etc.

  4. simdrag

    forse il senso della puntata è sfuggito. Si parla ne più ne meno di uno strumento del quale l’ideatore compare spesso in video o conferenze attaccando con il solito pippone della comunicazione, del come tutti possano stare in contatto, di quanto è bello FB, del futuro dei rapporti umani, bla bla bla. Tutto molto bello ma la realtà è un’altra: FB è un’azienda che vende prodotti, cioè noi stessi. Per carità è normalissimo, non sono un catastrofista, il fine naturale di un azienda è fare profitto. Ma bisogna conoscere le dinamiche di uno strumento sul quale noi intratteniamo conversazioni private, pubblichiamo foto,depositiamo dati personali ecc. Non credo che tutti ne siano al corrente, neanche tra gli “addetti ai lavori”. Credo però che nella società essere dei consumatori coscienti sia un diritto ma soprattutto un dovere.

  5. notpill

    … nel frattempo anche il ‘nostro’ matteo bordone su wired.it tenta di cavalcare l’onda della guerra di religione contro Report con un articolessa da terza media e gli utenti se lo stanno mangiando vivo. Secondo me pensava di trovare una sponda certa attizzando i geek e invece gli è scoppiata in mano la faccenda…

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