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«Il multiculturalismo ha fallito»

La stampa britannica anticipazioni dal discorso di Cameron sulla lotta al terrorismo

5 febbraio 2011

Il primo ministro britannico David Cameron farà oggi un discorso che presenterà una svolta del suo governo nei confronti della lotta al terrorismo interno, sostenendo che che lo stato deve incalzare – e non compiacere – il gruppi e le associazioni islamiche che, anche se non violente, sono ambigue e passive nei confronti degli estremisti, e non condividono valori fondamentali come l’uguaglianza tra i sessi, la democrazia e l’integrazione. Sia il Guardian che BBC pubblicano diversi estratti e anticipazioni dal discorso.

“Con la dottrina del multilateralismo di stato abbiamo incoraggiato culture differenti a vivere vite differenti, separate l’una dall’altra e da quella maggioritaria. Abbiamo fallito, non siamo riusciti a fornire una visione della società in grado da far desiderare loro di appartenervi”

Cameron non sarà certamente il primo a parlare di fallimento del modello multiculturale britannico, oggi. Da quasi un decennio, infatti, quel modello è unanimemente definito inefficace e quindi potenzialmente dannoso, benché a lungo sia stato considerato il più avanzato al mondo.

Il modello multiculturale britannico, in sintesi, si basa sulla pacifica convivenza tra diverse comunità ed etnie, che si tollerano e che entrano raramente in contatto. Si tratta di una forma di integrazione tra comunità e non tra persone: e in molti hanno sostenuto che un sistema che colloca una persona nella società in virtù di un dato innato come la sua etnia è in fondo un sistema razzista. Se con gli immigrati di prima generazione il sistema ha funzionato, dando loro la possibilità di vivere in un ambiente familiare e simile a quello che avevano lasciato nei loro paesi di nascita, con gli immigrati di seconda e terza generazione le cose si sono fatte più complicate.

Persone nate e cresciute in Gran Bretagna, con passaporto e nazionalità britannica, si sono trovate a vivere ai margini della società britannica, ghettizzati in comunità chiuse in ragione della loro appartenenza etnica e tutt’altro che integrati, quindi. Le autorità hanno garantito grande autonomia alle comunità locali, con la conseguenza deteriore di allontanarle dal resto della popolazione, di impedire il mescolamento tra varie comunità e lasciare campo libero all’estremismo religioso. Che unito al disagio delle giovani generazioni ha dato risultati devastanti nel proliferare di nicchie di enorme arretratezza culturale e del terrorismo interno.

“Libertà di parola. Libertà di fede. Democrazia. Stato di diritto. Diritti uguali per tutti, indipendentemente dall’etnia, dal genere o dall’orientamento sessuale. Queste sono le cose che definiscono la nostra società. Appartenere alla nostra società vuol dire credere a queste cose. Abbiamo tollerato la presenza di comunità praticamente segregate, e il loro comportarsi in modi contraddittori rispetto ai nostri valori. Quando un uomo bianco sostiene delle tesi razziste, noi lo condanniamo pubblicamente, e giustamente. Quando gli stessi punti di vista inaccettabili arrivano da qualcuno che non è bianco, siamo troppo cauti, persino spaventati, di affrontarli come dovremmo”

Cameron dirà che lo spettro delle responsabilità è molto ampio: che ci sono persone che rifiutano la violenza ma accettano senza problemi un pensiero estremista che ripudia la democrazia e i valori liberali. E dirà che invece che ignorare queste pulsioni, i governi e le società dovrebbero affrontarle in ogni forma. Per questa ragione, Cameron annuncerà il taglio dei finanziamenti pubblici a una serie di organizzazioni ambigue che rappresentano secondo lui “parte del problema”.

“Ci sono organizzazioni che sono inondate di denaro pubblico ma fanno molto poco per combattere l’estremismo al loro interno: dare soldi a loro è come affidarsi a un partito fascista per combattere un’organizzazione armata di estrema destra. Giudichiamole adeguatamente. Credono nei diritti umani universali? Anche per le donne e per chi crede in un’altra religione? Credono nell’uguaglianza delle persone davanti alla legge? Credono nella democrazia e nei diritti delle persone a eleggere i loro rappresentanti? Incoraggiano l’integrazione o il separatismo? Queste sono le cose che dobbiamo chiedere”

Nel corso del discorso, Cameron farà una netta distinzione tra la religione e l’estremismo, sostenendo che “l’estremismo islamico e l’Islam non sono la stessa cosa”. E darà il suo inequivoco sostegno al movimento per la democrazia in Egitto: “Non accetto la tesi per cui siamo costretti a scegliere tra uno stato di polizia e uno stato islamico”.

foto: JOHANNES EISELE/AFP/Getty Images

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7 Commenti

  1. Luigi Muzii

    Forse più che il multiculturalismo, è fallito il modello di integrazione. L’integrazione dovrebbe essere un processo bilaterale in cui c’è disponibilità reciproca a imparare, accettare e assimilare. L’unica ragione per l’immigrazione è il desiderio di benessere economico e, in misura probabilmente molto minore, di libertà. Per il primo non si è disposti a rinunciare alla propria identità, specie se l’altro non è disposto a mettere in discussione la propria sulla base di una presupposta superiorità che ha prodotto le ragioni per quel benessere. Quelle stesse ragioni possono essere intese anche come all’origine della mancanza di benessere nell’area di provenienza.
    Quella di Cameron è una reazione agli effetti, ai sintomi di una malattia, non alle cause ed è tipica della cultura politica del movimento che lo ha espresso.
    Questo post andrebbe letto insieme a quello, più pericoloso, in verità, sull’ipotesi di una improbabile “ragione di Dubya”.

  2. piti

    Credo che se l’Occidente, gli Inglesi a modo loro, noi a modo nostro ecc, siamo come siamo dipenda da un percorso lunghissimo. E nemmeno del tutto compiuto, se pensiamo a come può essere considerata una donna, o un gay, in un paesino dell’entroterra siciliano, tanto per fare un esempio facile, ma non fasullo.
    E’ illusorio pensare che chi viene da mondi e culture lontanissime si integri facilmente. La prima generazione non è nemmeno interessata a farlo. La seconda è in mezzo a un guado, spesso: famiglie culturalmente segregate da un lato e pulsioni disordinate e superficiali di integrazione con i coetanei dall’altro. E, nel frattempo, intanto che si cerca di superare pian piano questi limiti, altri e altri ne arrivano, riportando sempre indietro il segno che delimita il grado di integrazione.
    Credo che se un limite, dannoso evidente e controproducente, abbia avuto una visione “di sinistra” della società (in mezzo a un sacco di cose condivisibili e che ne fanno comunque la parte di gran lunga migliore, più o meno ovunque, e da noi più), sia aver voluto credere puerilmente che si potessero saltare percorsi così lunghi e complessi.

  3. plato

    “Credono nei diritti umani universali? Anche per le donne e per chi crede in un’altra religione? Credono nell’uguaglianza delle persone davanti alla legge? Credono nella democrazia e nei diritti delle persone a eleggere i loro rappresentanti?”

    molto retorico

  4. franco1

    piti scrive: 5 febbraio 2011 – 13:31:27

    Non condivido totalmente la tua analisi per un paio di motivi perchè, come quella di Cameron, (per quanto riportato) mi pare basata su parametri superati.
    Cerco di spiegarmi, fino all’avvento dei vari mezzi di comunicazione “moderni” chi emigrava, tagliava i ponti con il paese di provenienza e avveniva più o meno che la prima gen. avesse i suoi problemi (lingua, abitudini alimentari ecc), la seconda fungeva da tramite e dalla terza in poi si può dire che il paese di origine fosse completamente dimenticato. Oggi tutto questo è “complicato” dal fatto che posso parlare, guardare la TV del mio paese quando voglio, andare e tornare a costi minimi e via discorrendo e questo non aiuta i processi di integrazione.
    Concordo sul fatto che l’errore stia in gran parte nella non considerazione che i fenomeni sociali hanno tempi molto più lunghi dei mandati elettorali ma questa non è una caratteristica solo della sinistra anzi….

  5. Il multiculturalismo ha fallito com’era naturale e non capisco lo stupore di molti alle parole di Cameron, o della Merkel in passato. Esso è già di sua natura negativo ma se poi ci aggiungiamo che questo tentativo di “importare” culture e soprattutto religioni straniere inconciliabili con quella europea ha uno scopo ben poco nobile, il gioco è fatto.

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