domenica 17 Settembre 2023

Dal meteo tra le notizie alle notizie tra il meteo

La rivista Link, che si occupa di media e tv ed è curata dal reparto marketing di Mediaset, ha pubblicato un articolo di Gianluca Diegoli su come le notizie e le previsioni meteo siano sempre più utilizzate e occupino un grande spazio tra i contenuti più visitati online. I siti di previsioni meteo hanno sviluppato un linguaggio spesso allarmista e basato sul clickbait, che permette di aumentare i propri ricavi che dipendono in particolar modo dalla profilazione dei dati degli utenti e dalla vendita di spazi pubblicitari programmatic. Il linguaggio usato dai siti meteo, spiega l’articolo, rischia di creare confusione in chi guarda le previsioni perché spesso sono poco accurate, inoltre i fenomeni climatici estremi sono legati a nomi di fantasia (Caronte, Nerone) piuttosto che ai cambiamenti della crisi climatica (il Post se ne era occupato qui). Le società che si occupano delle previsioni meteo sembrano economicamente in ottima salute, e occupano i primi posti nelle statistiche di traffico online: «Ilmeteo Srl, la società dietro ilmeteo.it ha fatturato circa dodici milioni di euro con utili per sei milioni. Il tutto con soli tredici dipendenti. Anche nei mercati meno sviluppati come l’Italia, il meteo è la gallina digitale dalle uova d’oro».

“Ogni app guadagna dalla pubblicità cosiddetta in programmatic, e questo significa che se aprite la app vi troverete tracciati da una lista infinita di server esterni, che in tempo reale ingurgiteranno il vostro profilo di comportamento meteorologico (incluso quello più prezioso, la geolocalizzazione precisa) e faranno offerte per apparire nei banner. Ovviamente le agenzie e le app immobiliari sono interessate a dove siete/abitate. Perfino piattaforme di hotel potrebbero tentarvi con offerte real-time per una vacanza, o per offrirvi una esperienza (“visto che sei a Torbole, non vuoi proprio provare un’ora di lezione di windsurf con un coupon di 20 euro?” O un pranzo in riva al lago, il concetto è lo stesso). Perfino qualche catena di distributori di benzina vi potrebbe offrire bollini in zona. Naturalmente la segmentazione si paga: dal lato delle app meteo si incassa qualche decimo di euro a ogni mille visualizzazioni, che arrivano da Google, Criteo, Amazon e altri, che a loro volta incassano dagli inserzionisti più svariati – il meteo in fondo accomuna compratori di auto e fashion addicted. Non solo, da qualche tempo è possibile targetizzare le proprie inserzioni a seconda del tempo che fa o farà: i prodotti stagionali (gelati, preparati per cioccolate calde, cappotti, ecc.) non pianificheranno più seguendo il calendario ma apparendo su siti e app quando le temperature o le precipitazioni saranno ottimali per l’acquisto. Publitalia ’80 (disclaimer: Link fa parte del gruppo) ha lanciato di recente il Meteo Targeting: negli spazi della tv connessa (cosiddetta “addressable”) e sui siti della concessionaria gli investitori si ritroveranno un’ulteriore possibilità di segmentazione”.

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