La risposta di Bonifazi a Grasso

Il tesoriere del PD ha scritto una lettera a Repubblica in cui torna a chiedere al leader di Liberi e Uguali i soldi che, secondo lui, deve ancora versare al Partito Democratico

Il tesoriere del PD Francesco Bonifazi ha risposto con una lettera pubblicata da Repubblica al presidente del Senato Pietro Grasso, che ieri aveva spiegato perché non intende versare la quota di 83.250 che deve al partito per essere stato eletto al Senato nelle liste del PD. Grasso è uscito dal PD alla fine del 2017 e oggi è il leader della coalizione di sinistra Liberi e Uguali. Il PD, come altri partiti, chiede un contributo a tutti i parlamentari eletti nelle sue liste. Grasso ieri aveva spiegato di non averlo pagato visto che nel 2013 fu eletto presidente del Senato, un incarico super partes. «Non sembra opportuno – aveva scritto Grasso – che il presidente del Senato sostenga con soldi pubblici l’attività di un partito».

Caro Presidente Grasso,
per evitare che questa storia divenga una stucchevole telenovela, la mia risposta sarà chiara e semplice.
Dalle tue parole appare evidente che ti ritieni l’unico parlamentare eletto nelle liste del Pd a non dover pagare la quota che tutti gli altri tuoi colleghi hanno, in tutto o in parte, onorato durante questa legislatura.
Tu hai deciso di non rispettare il tetto dei 240.000 euro, tu hai deciso di non rispettare le regole del partito che ti ha eletto e che tu stesso hai accetttato nel momento della candidatura.
Per giustificarti, fai cenno ad una qualche tardività della mia richiesta. Questo mi pare un goffo tentativo di spostare l’attenzione. Tu hai l’obbligo statutario di pagare, non io quello di intimarti il pagamento. Tu devi al Pd 83.250 euro a prescindere dalla tempistica o dalla costanza del mio sollecito.

Inoltre, respingo al mittente l’accusa di aver avuto un atteggiamento ritorsivo. Infatti, qualora la richiesta verso i morosi si fosse limitata alla tua persona, avresti tutte le ragioni per recriminare sulla straordinarietà della richiesta, ma visto che il sollecito ha riguardato tutti gli inadempienti l’accusa di ritorsione politica è assolutamente pretestuosa.
Per noi siete tutti liberi e uguali. Tu invece ti ritieni molto libero, di non pagare, e per niente uguale, a chi paga.

Caro Presidente, dai retta a me: il solo dato straordinario è che non hai ancora versato ciò che devi e che potrebbe aiutare famiglie che sono in cassa integrazione in ragione di una legge, quella sul superamento del finanziamento ai partiti, approvata in questa legislatura.
Per quanto riguarda lo sforamento del tetto dei 240.000 euro da te compiuto, ne prendo atto non per fare polemica politica – non mi sognerei mai di mettere in discussione la tua carriera nelle istituzioni – ma semplicemente per sottolineare, da tesoriere, che hai tutte le potenzialità economiche per adempiere al tuo debito nei confronti del partito.
Infine, mi stupisce che “un ragazzo di sinistra” – come tu ami definirti – utilizzi l’essere la seconda carica dello Stato in maniera strumentale, come un banale scudo formale per non assolvere ad un dovere sostanziale e persino morale verso la forza politica che a quella carica ha contribuito in maniera decisiva a portarti. Peraltro la tua tesi è smentita dai fatti: i membri dell’Ufficio di presidenza della Camera e del Senato eletti nelle liste del Pd hanno contribuito regolarmente al pagamento del dovuto.

Per non essere tacciato di atteggiamenti politicamente ritorsivi non commento altro della tua lettera. Tu, caro Presidente, puoi addurre tutte le scuse che vuoi, ma per me non sei né superiore né diverso dagli altri: hai un dovere giuridico, assunto all’atto della candidatura. Attendiamo fiduciosi che dopo esser stato a lungo libero tu torni uguale agli altri tuoi compagni di partito che lasciando il Pd hanno mantenuto gli impegni e la parola data.

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