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  • giovedì 14 settembre 2017

30 bei documentari che si possono vedere su Netflix

Torbidi casi di cronaca nera, incredibili storie di rapimenti, difficilissimi esami da sommelier, viaggi dentro vulcani e altre storie vere raccontate bene

(da “Cartel Land”)

In un suo recente spettacolo disponibile su Netflix, il comico americano Marc Maron dice: «Ci sono troppi documentari. Diamoci una calmata con i documentari. Siamo pieni, ce ne sono abbastanza, per il momento. Non voglio scoraggiare nessuno, ce ne sono di belli, ma ce ne sono di davvero brutti. (…) Solo perché hai un iPhone e il tuo gatto è malato non vuol dire che tu sia un genio». È sicuramente vero che negli ultimi anni c’è stato un grande aumento di documentari, di molti dei quali non si sentiva davvero l’esigenza. Ma per la legge dei grandi numeri, in mezzo a lavori dimenticabili ne sono usciti alcuni che vanno dal bellissimo all’incredibile, su storie spesso sconosciute e che sarebbero soggetti perfetti per film di Hollywood.

Abbiamo raccolto trenta di questi, soltanto tra quelli disponibili sul catalogo italiano di Netflix e soltanto tra quelli che non sono fatti di più episodi. Li abbiamo scelti tra quelli che ci sono piaciuti di più e quelli di cui i giornali internazionali hanno parlato bene. Ce ne sono di calcio e di chitarre elettriche, su star del cinema sudcoreano rapite per anni dalla Corea del Nord per la propria propaganda, su torbidi casi di cronaca nera e su ragazzini che decidono di rifare scena per scena I predatori dell’arca perduta. E perfino uno su un’organizzazione di sfide di resistenza al solletico che si scopre essere dietro un inquietante giro di ricatti e sfruttamenti.

Audrie & Daisie (2016)

Racconta le storie di Audrie Pott e Daisy Coleman, due ragazze americane di città diverse che furono violentate quando avevano rispettivamente 15 e 14 anni, e che dopo gli stupri furono il bersaglio di una vasta campagna di bullismo online. Pott si uccise una settimana dopo lo stupro.

What Happened, Miss Simone? (2015)

È uno dei più bei documentari sulla musica degli ultimi anni, su una delle più grandi cantanti jazz e soul di tutti i tempi, Nina Simone, che oltre ad avere avuto una delle più grandi voci del Novecento fu un’attivista per i diritti civili degli afroamericani, e un gran personaggio.

Get me Roger Stone (2017)

Lo ha prodotto Netflix e racconta la storia e la carriera di Roger Stone, eccentrico e famoso stratega politico Repubblicano che è stato una delle figure chiave nella campagna elettorale di Donald Trump.

The Witness (2016)

Prodotto e narrato da William Genovese, che racconta la storia dell’omicidio di sua sorella Kitty, avvenuto nel cortile di un palazzo del Queens, a New York, nel 1964. L’omicidio di Kitty Genovese è uno dei casi di cronaca nera più famosi nella storia degli Stati Uniti, ma il documentario ha smentito la ricostruzione più diffusa e popolare, e cioè che la donna 29enne fosse stata uccisa sotto gli occhi di 38 testimoni che non fecero niente per impedirlo. Non andò così: le persone che videro qualcosa furono molte meno, e alcune di loro cercarono di intervenire.

Twinsters (2015)

Racconta la storia di due ragazze 25enni che scoprono casualmente, attraverso un video di YouTube, di essere sorelle gemelle, date in adozione a famiglie diverse alla nascita.


Raiders!: The Story of the Greatest Fan Film Ever Made (2015)

Racconta la storia di alcuni ragazzi che nel 1982, dopo avere visto I predatori dell’arca perduta decisero di rigirare il film scena per scena: ci misero sette anni, ma non finirono di girare un’ultima scena. Il film attirò l’interesse e il culto di un piccolo gruppo di appassionati, e trent’anni dopo i tre protagonisti del film si sono riuniti per concludere le riprese.

Casting JonBenet (2017)

È uno dei documentari crime di cui si è parlato di più negli ultimi tempi: racconta dell’omicidio di JonBenét Ramsey, una bambina di 6 anni che faceva la reginetta di bellezza, uccisa nel Colorado nel 1996. Ma lo fa in maniera diversa dal solito: non c’è una voce narrante, né immagini d’archivio. I personaggi sono gli abitanti di Boulder, la città nel Colorado dove Ramsey viveva, ripresi mentre partecipano a un finto casting per scegliere gli attori che interpreteranno i personaggi di un ipotetico film sulla storia dell’omicidio. Così facendo, la regista Kitty Green ha raccolto gli aneddoti, i ricordi e le sensazioni degli abitanti della città, concentrandosi più sugli effetti che la vicenda ha avuto e ha sulle persone della comunità, piuttosto che sul caso di omicidio, che resta irrisolto.

Going Clear (2015)

Altro documentario di cui si è parlato moltissimo, basato sull’omonimo libro di Lawrence Wright: racconta le origini, i successi e i molti aspetti controversi di Scientology e del suo fondatore L. Ron Hubbard.

13th (2016)

L’ha diretto la regista Ava DuVernay, la stessa di Selma, e parla della questione razziale negli Stati Uniti. Il titolo arriva dall’emendamento alla Costituzione che proibisce la schiavitù, e il documentario si concentra soprattutto sulle discriminazioni razziali dal punto di vista giudiziario, e sulle loro conseguenze nell’incarceramento di massa degli afroamericani.

Tickled (2016)

Racconta una storia assurda: un giornalista neozelandese che si occupa di contenuti frivoli e di intrattenimento prova a contattare un’organizzazione che mette in piedi sfide di resistenza al solletico, per scrivere un articolo. L’organizzazione rifiuta, in una risposta piena di insulti omofobi: il giornalista inizia a approfondire la questione, e scopre una serie di dettagli inquietanti che coinvolgono ricatti e sfruttamento dei giovani che partecipano a queste strane competizioni.

Daft Punk Unchained (2015)

L’ha prodotto BBC, che con molte interviste a pezzi grossi dell’industria musicale e a collaboratori del duo ha raccontato le varie fasi e l’evoluzione dei Daft Punk, dai primi dj set fino a Random Access Memories.

Deep Web (2015)

Racconta il processo a Ross Ulbricht, fondatore e proprietario di Silk Road, il più conosciuto sito per vendere droga sul dark web. Il narratore è Keanu Reeves, che è un grande sostenitore dei Bitcoin (che sono anche trattati dal documentario) e ci sono interviste a Andy Greenberg di Wired, tra i giornalisti più esperti di dark web.

Hot Girls Wanted (2015)

È uno dei primi e più famosi documentari prodotti da Netflix, e parla del mondo del porno amatoriale, raccontando le storie di alcune attrici e dei loro agenti, personaggi spesso loschi che assomigliano più a criminali che a manager.

Into the Inferno (2016)

L’ha diretto il grande regista tedesco Werner Herzog, insieme al vulcanologo Clive Oppenheimer: parla appunto di vulcani, che però Herzog collega in modi diversi e spesso affascinanti all’evoluzione dell’uomo e al suo rapporto con la Terra.

Jiro e l’arte del sushi (2011)

È uno dei più famosi documentari sul cibo degli ultimi anni, e racconta la storia di Jiro Ono, un anziano chef di sushi che gestisce un minuscolo e rispettatissimo sushi bar in una stazione della metropolitana di Tokyo.

Mitt (2014)

Racconta le campagne presidenziali del Repubblicano Mitt Romney nel 2008 (quando perse le primarie) e nel 2012 (quando le vinse, ma perse poi contro Barack Obama), e piacque molto per come rivelava il volto più intimo di Romney, molto diverso da quello conosciuto pubblicamente.

Les Bleus (2016)

Racconta la Nazionale di calcio francese nei vent’anni che vanno dal 1996 al 2016, durante i quali vinse tutto, con interviste ai principali calciatori e allenatori, e contestualizzando la storia sportiva con quella dei cambiamenti nella società francese. È uno dei migliori documentari sul calcio mai girati, hanno concordato i critici.

Winter on Fire: Ukraine’s Fight for Freedom (2015)

Altra produzione originale di Netflix, sulle proteste del 2014 in piazza Indipendenza, a Kiev, e sugli scontri che diedero inizio alla guerra in Ucraina, che anche se non se ne parla molto continua ancora oggi.

Cartel Land (2015)

Racconta di due gruppi di vigilanti armati che combattono i cartelli della droga messicani, da entrambi i lati del confine con gli Stati Uniti, con riprese incredibili di sparatorie e interviste agli stessi trafficanti.

Icarus (2017)

Racconta l’elaborato piano della Russia per imbrogliare alle Olimpiadi di Sochi con un massiccio programma di doping, gestito dal medico Grigory Rodchenkov, che è uno dei protagonisti del documentario.

Caschi Bianchi (2016)

I Caschi bianchi sono l’organizzazione siriana che ha il solo scopo di salvare il più alto numero di persone in mezzo ai bombardamenti e alla guerra. Il documentario è stato montato con video originali delle operazioni di soccorso ad Aleppo intermezzati con alcune interviste dei protagonisti. È stato diretto dal britannico Orlando von Einsiedel con la collaborazione del 21enne Khaleed Khateeb, il Casco bianco che ha girato tutte le scene ad Aleppo.

It Might Get Loud (2008)

L’ha realizzato Davis Guggenheim, e parla della chitarra elettrica, raccontata da tre grandi chitarristi molto diversi tra loro: Jimmy Page dei Led Zeppelin, The Edge degli U2 e Jack White, che raccontano le proprie storie e dialogano – e suonano, in una scena molto bella – tra loro.

Amanda Knox (2016)

È un approfondito racconto del processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, accusati di avere ucciso a Perugia la studentessa americana Meredith Kercher nella notte tra l’1 e il 2 novembre 2007, in uno dei più famosi casi di cronaca italiana. Ci sono molte interviste, soprattutto a Knox e Sollecito, e a Giuliano Mignini – il pubblico ministero che si occupò del caso – e Nick Pisa, un giornalista freelance che fu tra i primi a scriverne. Qui ne abbiamo parlato più approfonditamente.

Lo and Behold – Internet: il futuro è oggi (2016)

Anche questo è di Werner Herzog, ma parla della storia di internet e della robotica, e del loro impatto sulla società. Ci sono interviste a molti importanti inventori e imprenditori del settore tecnologico, da Elon Musk di Tesla a Bob Kahn, l’inventore del protocollo TCP/IP, alla base del funzionamento di internet.

Valley Uprising (2014)

Racconta il mondo dell’arrampicata nel parco dello Yosemite, in California, dove negli anni Settanta nacque l’arrampicata sportiva moderna, che allora era fondata sulla cultura hippy e oggi è diventata un fenomeno mondiale.

The Lovers and the Despot (2016)

È un documentario britannico e racconta la storia incredibile dell’attrice Choi Eun-hee e di suo marito, il regista Shin Sang-ok, stelle del cinema sudcoreano che nel 1978 furono rapiti dal dittatore nordcoreano Kim Jong-il, che li tenne prigionieri per otto anni per sfruttarli come volti del cinema di propaganda del regime.

The Last Man on the Moon (2016)

Racconta la storia di Eugene Cernan, l’ultimo uomo ad avere camminato sulla Luna, nel 1972 al comando della missione Apollo 17. Cernan, che è morto lo scorso gennaio, fu tra i pionieri dei viaggi in orbita: fu il secondo statunitense a fluttuare nello Spazio collegato con un cavo alla sua capsula spaziale, raggiunse per due volte l’orbita lunare e realizzò una lunga serie di record nella storia dei voli spaziali. Nel complesso rimase 566 ore nello Spazio, 73 delle quali trascorse sulla superficie lunare a quasi 400mila chilometri di distanza dalla Terra.

Betting on Zero (2016)

Lo ha diretto Ted Braun, lo stesso di Darfur Now del 2007, e parla delle accuse alla società di prodotti dietetici e cosmetici Herbalife di agire con un piano di marketing piramidale, e cioè che trae profitto non vendendo i prodotti ma arruolando sempre nuove persone, che a loro volta venderanno i prodotti ad altri nuovi venditori. Il documentario si occupa anche di Bill Ackman, finanziere che ha scommesso in borsa un miliardo di dollari sul fallimento di Herbalife.

What Our Fathers Did: A Nazi Legacy (2015)

È un’intervista di un avvocato che si occupa di diritti umani – e che ha perso diversi membri della sua famiglia nella Shoah – ai figli di due gerarchi nazisti. Il padre di uno dei due era Hans Frank, governatore della Polonia durante l’occupazione nazista processato e condannato a morte nel processo di Norimberga.

Somm (2012)

È un documentario sul vino, ma soprattutto sulle storie di quattro aspiranti sommelier che si preparano all’esame per diventare Master Sommelier, «l’esame più difficile di cui non avete mai sentito parlare».

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