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  • giovedì 7 settembre 2017

Il Veneto ha rinunciato alla “moratoria” sui vaccini

Dopo moltissime critiche, il decreto regionale che rinviava le vaccinazioni obbligatorie è stato sospeso

(Paula Bronstein/Getty Images)

Il Veneto ha deciso di sospendere il contestato decreto regionale con cui aveva introdotto una  “moratoria” di due anni sulla nuova legge sulle vaccinazioni, allungando così i tempi prima che diventasse obbligatorio fare dieci vaccini e presentare la relativa documentazione per iscrivere a scuola i bimbi da zero a sei anni. Il decreto era stato firmato dal direttore generale della Sanità in Veneto, Domenico Mantoan, ed era stato difeso dal presidente della regione, Luca Zaia, e dal segretario della Lega Nord, Matteo Salvini. Le ministre Beatrice Lorenzin (Salute) e Valeria Fedeli (Scuola) avevano criticato duramente il decreto, e anche Forza Italia aveva invitato Zaia e la Lega a rinunciare alla “moratoria”.

La decisione di rendere obbligatorie le vaccinazioni per accedere alla scuola dell’obbligo si è resa necessaria in seguito al sensibile calo del numero dei vaccinati, dovuto in parte proprio alle insistenti campagne dei “no-vax”. In vista dell’inizio delle scuole i ministeri dell’Istruzione e della Salute hanno diffuso comunicati e dettagli sulle vaccinazioni necessarie per consentire ai propri figli tra 0 e 6 anni di essere ammessi negli asili e nelle scuole. Entro il prossimo 10 settembre ogni famiglia dovrà consegnare alla scuola i documenti che dimostrano di averli vaccinati contro poliomielite, difterite, tetano, epatite B, pertosse, morbillo, rosolia, parotite, varicella ed Haemphilus influenzae B. Considerati i tempi stretti dovuti alla recente approvazione della nuova legge, i genitori hanno comunque la possibilità di presentare documenti che dimostrino di avere fissato un appuntamento per vaccinare, entro poche settimane, i loro figli.

Il decreto deciso in Veneto stabiliva invece tempi più dilatati per le famiglie, partendo dal presupposto che le regioni hanno molta autonomia per la decisione delle politiche sanitarie e che la legge Lorenzin ha alcune ambiguità, per esempio dove si dice che “la mancata presentazione della documentazione comporta la decadenza dell’iscrizione”, ma con riferimento all’anno scolastico 2019. Il Veneto nei giorni scorsi aveva anche presentato un ricorso alla Corte Costituzionale e chiesto chiarimenti al ministero della Salute.

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