tiramisu

Il tiramisù e i tipici batteri emiliani

Antonio Pascale prende in giro sul Foglio l'ossessione per la "specificità" dei cibi italiani, che generano una sagra ogni chilometro

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Una porzione di tiramisù fotografata a Pordenone (Wikimedia Commons)

Sul Foglio di martedì Antonio Pascale usa lo spunto di una stramba polemica estiva sulle paternità del tiramisù (il dolce, cioè) per segnalare la ridicola ossessione italiana per le specificità alimentari locali e per la loro presunta intangibilità.

Avete sentito dell’affaire Tiramisù. Il dolce da dessert, con apposito decreto, è stato inserito tra i Prodotti agroalimentari tradizionali (Pet). Il Ministero delle politiche agricole ha provveduto così a chiarire una querelle che si stava trascinando da qualche anno: la paternità della ricetta spetta al Friuli Venezia Giulia. La questione va presa sul serio perché il governatore del Veneto Luca Zaia ha minacciato di impugnare il decreto. Zaia è piccato e credo sia sbagliato sottovalutare la serietà della questione. È inutile smontare per esempio il prodotto e sostenere che va bene sicuramente sarà nato in un luogo preciso ma i singoli elementi che lo compongono non sono di quel luogo. Il mascarpone è originario della Lombardia, qui infatti veniva una volta prodotto artigianalmente e solo nei mesi invernali. E che i savoiardi sono piemontesi, che il caffè chissà da dove viene, e figuratevi il cacao. Nemmeno potete cavarvela dicendo che, va be’, tradizionale per modo di dire, in fondo le origini del dolce sono recenti, tra gli anni 50 e 70, quindi alla faccia dell’antica tradizione. Qui il problema è serio: i prodotti alimentari non sono più prodotti alimentari. Quando li mangi ti mangi una storia antica, spesso virata seppia. Gli antropologi lo dicono ogni volta: nei secoli alcuni cibi hanno assunto valori simbolici. Va bene, ma ora assistiamo a un’evoluzione del concetto di tipicità. Non c’è un politico che non lotti per il suo prodotto tipico, e quando lo trova non lo molla. Magari vai in giro e presenti un libro in un paese. Ma non c’è nessuno, sbuffi, maledici e l’organizzatore si scusa: “Stasera ci sono tre sagre”. Tre? Ma è un paese di mille abitanti. Sì, tre, una per ogni frazione, un prodotto tipico a testa.

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